Galapagos: cosa vedere e cosa da sapere prima della partenza

Dopo aver visitato l’arcipelago che Charles Darwin elaborò la sua teoria sull’evoluzione della specie. Le isole Galapagos sono l’habitat di foche e di tartarughe giganti, di otarie e di iguane. E rappresentano uno dei parchi naturali più belli al mondo.

 

Fu osservando l’incredibile varietà di specie animali che si trovano alle isole Galapagos, visitate nel 1830, che il biologo inglese Charles Darwin formulò la sua teoria sull’evoluzione della specie. Quasi due secoli dopo, le isole Galapagos continuano ad essere l’habitat naturale di tartarughe giganti e di pinguini, di otarie e di cormorani, di tre tipi di iguane e di 13 differenti specie di fringuelli. Non deve allora stupire se l’arcipelago continua ad attirare biologi e studiosi da tutto il mondo. E non deve stupire nemmeno il fatto che stiano aumentando i flussi turistici, che rimangono comunque limitati per rispettare l’ecosistema del luogo.

 

Le Galapagos sono 14 isole vulcaniche situate nel mezzo dell’Oceano Pacifico ed a cavallo della linea dell’equatore. L’arcipelago si trova ad un migliaio di chilometri dalle coste dell’Ecuador, lo stato del Sud America di cui fa parte, ed è raggiungibile esclusivamente con i voli che partono da Quito e Guayaquil. Una volta arrivati alle Galapagos si può decidere di pernottare su un’isola o di prendere parte ad una crociera. La seconda ipotesi è certamente la migliore, perché vi permetterà di visitare diverse zone dell’arcipelago. Un viaggio alle Galapagos non è un viaggio in economia, ma non disperate: se volete partecipare a una crociera, chiedete in giro perché vi sono imbarcazioni che offrono tariffe convenienti. Sappiate però che se cala il prezzo cala anche la qualità del servizio.

 

La riserva naturale

Per i motivi citati, l’arcipelago delle Galapagos è interamente compreso nell’omonimo parco nazionale. Le norme che regolano l’ingresso al parco sono molto ferree ed è questo un concetto che dovete tenere sempre in mente, se volete davvero visitare questo paradiso naturale. Innanzitutto, prenotate il vostro viaggio con largo anticipo, perché la visita all’arcipelago è riservata a 60.000 persone all’anno. Ricordate inoltre che, al di fuori dei centri abitati, non avrete libertà di movimento, poiché dovrete essere sempre accompagnati da una guida.

 

L’isola più grande dell’arcipelago è quella di Isabela, così chiamata in onore della regina spagnola Isabella di Castiglia. Formata da una serie di vulcani, l’isola di Isabela ospita tartarughe giganti, pinguini ed iguane. Di fronte ad essa c’è l’isola di Santiago, che è decisamente più piccola e che allo stesso tempo ha una fauna ancora più variegata. Tra gli animali più diffusi vi sono le foche, i leoni marini e tartarughe sia marine che terrestri. I confini orientali dell’arcipelago ospitano due autentici gioielli: San Cristobal ed Española. La prima isola ospita il maggiore dei laghi d’acqua dolce dell’arcipelago, mentre la seconda è famosa perché vi nidificano numerose specie di uccelli. Tra questi vi sono gli albatros, le tortore e i falchi delle Galapagos. Sulla minuscola Santa Fé date un’occhiata alla foresta di cactus, mentre visitate Rabida, un’isola ancora più piccola, per il suo caratteristico colore rossastro.

 

Immersioni

Ciò che vedrete sulle isole e sopra la superficie del mare è certamente l’aspetto naturalistico delle Galapagos che vi colpirà per primo, ma provate ad osservare i fondali marini e capirete che sono altrettanto belli. La prestigiosa rivista Scuba Diving ha più volte nominato l’arcipelago delle Galapagos come migliore luogo al mondo per le immersioni. Per quale motivo? In nessun altro posto del globo potrete ammirare una così ampia varietà di squali, di pesci e di altre creature marine. Se volete assistere anche voi allo spettacolo, non vi rimane che rivolgervi ad uno dei centri che organizzano immersioni e gite in barca per praticare lo snorkeling. Ricordate, però, che i due ambienti sottomarini più belli di tutte le Galapagos, quelli delle isole Darwin e Wolf, sono accessibili esclusivamente attraverso le crociere di lusso.

 

Fuerteventura: spiagge, cosa fare e vedere

Non è un caso se gli spagnoli la chiamano “isla tranquila”, l’isola tranquilla. Rispetto alle sue sorelle più famose, vale a dire Tenerife e Gran Canaria, l’isola di Fuerteventura è un luogo in cui trascorrere delle vacanze rilassate, all’insegna del mare, della natura e della buona cucina. Da queste parti non troverete gli agglomerati di bar e di discoteche che vi sono in altre zone dell’arcipelago delle Canarie, ma avrete la possibilità di godere di spiagge di sabbia bianca e di un mare cristallino. Ma l’isola è un paradiso anche per chi pratica il windsurf, grazie al vento che spira sulla zona. Fuerteventura è anzi uno dei migliori posti al mondo per praticare questo sport. Coloro che amano il surf, invece, devono recarsi sull’isola nei mesi invernali, quando le onde sono lunghe e regolari. Fuerteventura è molto frequentata dai nudisti ed il naturismo è tollerato sulla gran parte delle sue spiagge.

 

Spiagge

Se avete voglia di rilassarvi in spiaggia farete bene a recarvi nella parte centro-orientale di Fuerteventura, che è almeno in parte protetta dai venti. Il mare, da queste parti, è certamente più calmo. Una delle spiagge più famose è la Playa Blanca, che è una striscia di sabbia lunga un chilometro e posizionata nei pressi di Puerto del Rosario, la principale località dell’isola. E’ molto popolare anche la Playa de Sotavento, che oltre ad essere lunga è anche molto larga: in alcuni punti vi sono più di duecento metri tra l’inizio della spiaggia ed il mare. La Playa de Sotavento, che si trova sulla costa sud-occidentale, è un ottimo posto per praticare il windsurf.

 

E’ sulla costa nordo-ccidentale, tuttavia, che si trova la maggior parte degli spot per coloro che amano surf e windsurf. E’ possibile praticarli entrambi a El Burro, località situata tra Playa del Moro e Playa de Los Matos. Vicino a Corralejo, invece, ci sono tre punti che invitano a salire su una tavola: Flag Beach, Rocky Point e Shooting Gallery. Le spiagge più belle sono quelle che si trovano sugli isolotti di Los Lobos, situati di fronte alla parte settentrionale dell’isola.

 

Betancuria e parco di Corralejo

Il mare non è l’unica attrazione dell’isola di Fuerteventura. Anche nell’entroterra, infatti, vi sono alcune splendide località che sono raggiungibili con un’escursione di un giorno dalle principali mete turistiche della costa. Merita certamente una visita il pittoresco villaggio di Betancuria, dove è possibile visitare le rovine del monastero francescano e la bella chiesa di Santa Maria, risalente al XVII secolo. E’ molto interessante anche il parco naturale di Corralejo, dove si trovano alcuni vulcani inattivi, dal caratteristico colore rossastro, e una serie di dune che danno vita ad un piccolo deserto.

Formentera: spiagge, cosa vedere e fare

Formentera è più selvaggia e meno turistica della vicina Ibiza. L’isola di Formentera ospita spiagge stupende, offre un’atmosfera rilassata ed è un’ottima meta per chi vuole praticare gli sport acquatici. La vita notturna è concentrata nei bar che si trovano in riva al mare.

 Se vi arrivate da Ibiza, vi accorgerete subito che Formentera è molto più selvaggia e molto più tranquilla. E se volete è anche più bella. Formentera batte la sorella maggiore su tutto ciò che riguarda il mare e le spiagge, poiché il turismo è stato meno invasivo. In questo modo si è riusciti a conservare, almeno in parte, le bellezze naturali dell’isola. Ma Ibiza, che vive di notte più che di giorno, vince la sfida della movida, se per movida intendiamo quella dei grandi club e dei dj più famosi. Anche a Formentera potrete passare una serata in discoteca, ma sull’isola sono molto più in voga l’aperitivo e le serate trascorse nei bar che si trovano sulla spiaggia. Quella dell’aperitivo è una moda importata dagli italiani, che sono tra i più assidui frequentatori di Formentera.

 

Il modo più facile per raggiungere l’isola, che non ha un suo aeroporto, è con mezz’ora di traghetto da Ibiza. Ricordate inoltre che a Formentera non vi è un larghissimo numero di strutture ricettive, almeno se si confronta la situazione con quella delle isole vicine, ma le tipologie delle sistemazioni soddisfano qualsiasi budget di spesa. Il consiglio è di prenotare con largo anticipo, soprattutto se si vuole visitare l’isola durante i mesi estivi. Formentera è la più piccola delle isole principali delle Baleari e il naturismo è tollerato su molte delle sue spiagge.

 

Es Pujols e La Savina

L’isola di Formentera ha una superficie di soli 80 chilometri quadrati e gli spostamenti da una zona all’altra non sono certo un problema. La zona più turistica è quella di Es Pujols, che si affaccia su una baia situata nella costa nord-orientale dell’isola. A Es Pujols troverete una distesa di sabbia di 700 metri e tutti i servizi di cui potreste avere bisogno: bar, ristoranti, sdraio ed ombrelloni, attrezzature per praticare windsurf e parasailing. A nord di Es Pujols ci sono altre due belle spiagge, entrambe molto frequentate: Platja de Llevant e Platja de Ses Illetes. La prima è lunga un chilometro e mezzo, ed è divisa in tante piccole baie che si affacciano su acque cristalline. La seconda prende il suo nome dalle isole di Espalmador che si trovano di fronte ad essa. In alcuni punti la Platja de Ses Illetes è bagnata su entrambi i lati, mentre in altri punti è circondata dalle dune. La zona è molto interessante anche dal punto di vista naturalistico, poiché fa parte della riserva delle Ses Salines. In quest’area è possibile affittare l’attrezzatura per immergersi.

 

Quattro chilometri dopo la spiaggia si giunge alla località di La Savina, che è anche il porto di arrivo dei traghetti. Le strutture ricettive sono abbastanza diffuse anche in quest’area. A La Savina vi è una spiaggia da cui si può ammirare il panorama su Ibiza, mentre poco più in là del porto c’è l’altra spiaggia di S’Estany d’Es Peix, dove si possono praticare un gran numero di sport acquatici.

 

Cala Saona e Migjorn

Potrete trovare spiagge attrezzate anche sugli altri versanti di Formentera. Sulla costa occidentale c’è la spiaggia di Cala Saona, che è una delle più belle dell’isola. Nonostante sia molto frequentata, Cala Saona conserva un aspetto naturale e vanta sabbia bianca e fine. A sud, invece, c’è la distesa di sabbia di Migjorn, che con i suoi quattro chilometri è la spiaggia più lunga di Formentera. Migjorn è circondata dalla vegetazione mediterranea ed ospita alcuni bar in cui partecipare al rito dell’aperitivo.

 

Florida Keys: cosa vedere e come arrivare

Da Key Largo a Key West percorrendo la mitica Overseas Highway, che corre sul mare di isola in isola. Le Florida Keys sono uno dei pochi luoghi al mondo dove si può coniugare il viaggio “on the road” alla classica vacanza in un arcipelago tropicale. Fermandosi, di tanto in tanto, ad osservare la barriera corallina.

 Partenza di mattina presto da Miami, Florida, su una Corvette d’epoca con il tettuccio aperto. E poi giù sulla Overseas Highway, verso Key Largo, Marathon e Key West, attraversando 42 ponti ed una serie di isole tropicali disabitate. Le Florida Keys, le 1.700 isole che formano la propaggine sud-orientale degli Stati Uniti, sono uno dei pochi luoghi al mondo dove si può coniugare il viaggio “on the road” alle vacanze rilassate in un paradiso tropicale. La Overseas Highway, che è una parte della U.S. Route 1, è stata costruita alla fine degli Anni ’30 e collega, lungo 200 chilometri d’asfalto, la metropoli di Miami con le principali isole dell’arcipelago, per terminare nella turistica Key West. Da qui l’isola di Cuba dista appena 150 chilometri. Le isole più grandi sono tutte dotate di strutture ricettive di alto livello, ma anche di motel e di campeggi. Alle Florida Keys avrete la possibilità di immergervi sulla terza barriera corallina più lunga al mondo, l’unica ad essere situata nel continente nordamericano.

 

Key Largo

Raggiunta la punta meridionale della Florida, la Overseas Highway inizia il suo viaggio sul mare fino a giungere a Key Largo, la prima isola di una certa grandezza. Key Largo è una destinazione molto popolare tra coloro che amano immergersi, poiché l’isola si trova a poche miglia dalla barriera corallina. A dire il vero la stessa Key Largo è formata da una barriera corallina primitiva, congelatasi ai tempi delle grandi glaciazioni e successivamente affiorata dal mare. Intorno all’isola vi è il John Peenekamp Coral Reef State Park, che è stato il primo lembo di mare degli Stati Uniti ad essere dichiarato riserva nazionale.

 

Isole centrali

Proseguendo sulla Overseas Highway si arriva ad Islamorada, un’altra isola che attira molti sub. Si dice che l’isola sia la “capitale mondiale della pesca”, e non vi sarà difficile salire su un’imbarcazione per cercare di catturare una preda. Arrivati sull’isola di Marathon potrete scegliere cosa fare tra una serie di attività. La più popolare è quella di oziare su una spiaggia orlata di palme, come quella di Sombrero Beach, ma potreste anche decidere di dare sfogo al vostro istinto ambientalista. Sono due i centri da non perdere: il Turtle Hospital, che vi introdurrà nel mondo delle tartarughe marine, e il Dolphin Research Center, dove viene studiato il comportamento dei delfini. Lasciata Marathon vi troverete ad attraversare il 7 Mile Bridge, che corre su una distesa di acque turchesi e che è uno dei ponti più lunghi al mondo. Il punto d’arrivo è l’isola di Big Pine Key, che differisce dalle isole vicine per le sue formazioni rocciose. Attraversandola state attenti a non investire uno dei tanti Key Deer, i cervi delle Key, che vivono nell’area.

 

Key West

Key West è l’ultima destinazione del vostro viaggio “on the road” nell’arcipelago della Florida. L’isola è quella delle Keys dove il turismo è maggiormente sviluppato e non vi sarà difficile trovare la sistemazione più adatta alle vostre tasche. A Key West troverete ogni servizio che potete immaginare, belle spiagge che si affacciano su un mare cristallino e palazzi d’epoca costruiti nell’Ottocento. E’ in uno di questi edifici che visse per dieci anni lo scrittore Ernest Hemingway, in una casa a due piani che è possibile visitare. Se avete soldi da spendere proseguite il vostro viaggio verso il Dry Tortugas National Park, che è raggiungibile con un breve volo o con due ore di catamarano. Le sette isole coralline offrono spiagge di sabbia bianca e fondali incantevoli.

 

Figi: dove sono, cosa visitare e quando andare

Le isole Figi sono uno dei paradisi marini più belli al mondo. L’arcipelago delle isole Figi, situato nel Pacifico meridionale, vanta spiagge di sabbia bianca e superbi fondali. Ma è anche un’ottima destinazione per fare trekking nella giungla o per calarsi nella cultura del Pacifico Meridionale. Il periodo migliore per visitare le Fiji va da giugno a settembre.

 

Se sognate da tempo i mari del Sud ed avete un budget di spesa sostanzioso, una buona idea potrebbe essere quella di visitare le isole Figi. Situate nel Pacifico Meridionale, tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, le 322 isole delle Figi rappresentato uno dei paradisi marini più belli al mondo, per una vacanza che sarà certamente indimenticabile. Il mare non è l’unica attrazione dell’arcipelago. Tra un trekking nella giungla e uno spettacolo di danze haka, vi sono decine di attività da praticare nel momento in cui sarete stanchi di oziare in spiaggia. Come per altre destinazioni del Pacifico Meridionale, anche le isole Figi sono difficili da raggiungere e le difficoltà del viaggio fanno lievitare i costi della vacanza. I principali collegamenti con l’aeroporto di Nadi, situato sull’isola di Viti Levu, sono quelli con gli aeroporti degli Stati Uniti, dalla Nuova Zelanda e dalla Corea del Sud.

 

Viti Levu

Viti Levu è la più grande tra le isole delle Figi ed ospita circa il 70% della popolazione del piccolo stato oceanico. La capitale Suva è la località ideale per iniziare un tour dell’isola. E’ qui che si trova il Fiji Museum, dove potrete ricevere una serie di preziose informazioni sull’arcipelago, ed è qui che troverete club e locali in cui trascorrere una piacevole serata. Sulla Coral Coast meritano una visita le Sigatoga Sand Dunes, le dune sabbiose che si trovano nei pressi del villaggio di Kulukulu. All’estremità occidentale della Coral Coast c’è la spiaggia di Natadola, che è certamente una delle più belle dell’isola. A Natadola non vi è ancora un numero esagerato di strutture turistiche, ma tutto lascia presupporre che la situazione cambierà in fretta. La spiaggia è un ottimo punto per praticare il surf, visto che vi sono onde alte e lunghe per una buona parte dell’anno.

 

Vanua Levu

Rispetto a Viti Levu, che si trova di fronte ad essa, l’isola di Vanua Levu non è molto frequentata dai turisti e dispone di infrastrutture ancora poco sviluppate. Ricoperta di palme e di piante tropicali, Vanua Levu è un’ottima meta per coloro che vogliono immergersi più profondamente nella cultura degli abitanti delle Figi, o per coloro che hanno a disposizione un budget di spesa relativamente limitato. La principale località dell’isola è il villaggio di Savusavu, che si affaccia su una splendida baia e che è visitato soprattutto dagli amanti delle immersioni.

 

Isole Mamanuca

Ad ovest di Viti Levu ci sono le Mamanuca, un gruppo di piccole isole che rappresentano il top per chi si reca alle Figi con l’intenzione di trascorrere le sue vacanze al mare. E’ qui che sorgono i resort più famosi, come quelli di Mana, Beachcomber, Castaway e Plantation Island. Ad aiutare l’industria turistica della zona è anche la vicinanza all’aeroporto internazionale di Nadi, che si trova a circa un’ora di barca. Ognuna delle isole di Mamanuca è dotata di spiagge idilliache e di centri per le immersioni. In alcune isole, inoltre, è possibile trovare alloggi economici e semplici guesthouse.

Fernando de Noronha: spiagge, consigli e quando andare

Fernando de Noronha è il miglior luogo del Brasile per immergersi e si trova in una riserva marina di rara bellezza. L’arcipleago di Fernando de Noronha è composto da 21 isole e si trova a 350 chilometri da Natal. Ma a causa di un ecosistema delicatissimo, l’accesso alle isole è riservato ad un numero limitato di visitatori. Il periodo migliore per visitare Fernando de Noronha va da agosto a gennaio.

 Vanta tre delle spiagge più belle del Brasile, è una riserva marina tra le meglio conservate al mondo e sott’acqua la visibilità arriva a toccare i 50 metri. L’arcipelago di Fernando de Noronha, situato a 350 chilometri dalle coste di Natal, è uno dei paradisi naturali più affascinanti del paese sudamericano ed è per questo che a visitarlo non sono soltanto i turisti. Le 21 isole sono la destinazione di spedizioni di scienziati e di biologi, che vengono qui ad osservare le oltre 200 specie di pesci che vivono intorno alla barriera corallina. E’ per lo stesso motivo che l’arcipelago di Fernando de Noronha è considerato come il miglior luogo del Brasile per praticare le immersioni.

 

Ma attenzione: ospitando un ecosistema delicatissimo, l’arcipelago può ospitare al massimo 700 persone. Chiedete dunque con anticipo il vostro permesso, che vi darà la possibilità di volare presso l’isola principale, Fernando de Noronha, da cui l’arcipelago prende il nome. Per recarvi nelle isole minori vi serviranno nuovi permessi. Una volta organizzato il viaggio, non vi sarà difficile trovare un alloggio presso una delle numerose strutture dell’isola, la maggior parte delle quali sono a conduzione familiare. I costi del viaggio e quelli dei permessi rendono questa destinazione abbastanza costosa. L’arcipelago di Fernando da Noronha è stato scoperto nel 1503 dal navigatore italiano Amerigo Vespucci e nel 2001 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

 

Spiagge

Sull’isola di Fernando de Noronha vi sono 21 spiagge e tre di queste sono state votate, in un sondaggio lanciato su internet nel 2009, come le tre più belle del Brasile. La prima spiaggia di questa speciale classifica è la Praia do Sancho, una selvaggia distesa di sabbia circondata da rocce scoscese. L’acqua è limpidissima e nella vegetazione che si trova intorno alla spiaggia nidificano diverse specie di uccello. Praia do Sancho è una delle poche spiagge di Fernando do Noronha in cui è possibile ormeggiare e potrete dunque visitarla anche con una gita in barca. E’ invece davvero suggestiva la Baìa do Porco, che è possibile raggiungere esclusivamente dagli scogli. Le rocce, che arrivano fino al mare, lasciano spazio a piccoli lembi di sabbia. L’acqua, neanche a dirlo, è limpidissima. La terza spiaggia si trova sull’altro versante dell’isola, quello meridionale, ed è la Praia do Leão. Il suo nome deriva da una formazione rocciosa che si trova in mezzo al mare e che ricorda vagamente il profilo di un leone marino. La Praia do Leão è selvaggia ed incontaminata, ed è il luogo dove le tartarughe marine depongono le uova.

Dominica: cosa vedere e spiagge

L’isola di Dominica è selvaggia, inospitale, verdissima. Dominica è probabilmente l’unica isola dei Caraibi dove i panorami dell’entroterra sono più belli di quelli marini. Merito della rigogliosa foresta pluviale, di paesaggi lunari e di laghi che bollono.

 

Sull’isola di Dominica vi è un numero esiguo di spiagge di sabbia bianca, almeno se la si compara con le isole vicine, poiché la sabbia vulcanica di questa zona è tipicamente nerastra. Ma non soffermatevi sui particolari, perché Dominica è in ogni caso una delle isole più belle di tutti i Caraibi. I suoi fondali sono ricchi di vita e l’entroterra è ricoperto da una fitta foresta pluviale, a tal punto che è stata soprannominata “isola della natura”. Aggiungeteci che sull’isola vi è un interessante mix di tradizioni francesi, inglesi ed africane, e capirete il motivo per il quale Dominica è un’isola che merita certamente di essere visitata. Il piccolo paese caraibico, che conta 70.000 abitanti, è una repubblica all’interno del Commonwealth britannico. E’ stato un possedimento francese fino al 1763, anno in cui è stata ceduta agli inglesi, ed ha raggiunto l’indipendenza nel 1978.

 

Roseau

 

La capitale dell’isola è la piccola città di Roseau, che è situata nella parte sud-occidentale dell’isola. In ogni angolo di Roseau riaffiorano le origini francesi della località, con i graziosi edifici di epoca coloniale che si affacciano sul fiume cittadino. Il quartiere francese è la parte più pittoresca della città e si estende intorno alla King George V Street. Merita una visita anche la cattedrale gotica, mentre dovrete recarvi al Food Market se avrete voglia di uno spuntino: troverete numerose delizie locali e una varietà incredibile di frutti tropicali.

 

Spiagge

Le spiagge più belle di Dominica sono concentrate intorno alla cittadina di Portsmouth, nella patte nord-occidentale dell’isola, e la maggior parte di esse sono di sabbia nerastra o comunque scura. Ma è questo un elemento che accresce il valore paesaggistico di queste spiagge, che si affacciano su acque cristalline e che sono orlate di palme. Poco più a nord c’è il Cabrits National Park con la sua graziosa spiaggia che si affaccia sulla Douglas Bay.

 

Morne Trois Pitons

Da un viaggio ai Caraibi ci aspetteremmo che il piatto forte sia il mare. A Dominica il mare è certamente limpido e ricco di vita, ma è nell’entroterra che la natura ha dato il meglio di sé, modellando paesaggi straordinari e mai scontati. La meta più popolare dell’isola è il parco nazionale di Morne Trois Pitons, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. I paesaggi che vi si trovano sono davvero vari: si va dai laghi di montagna alla foresta pluviale, dalla formazioni rocciose della Valle della Desolazione alle aree caratterizzate dai gyser.

 

Dei tanti luoghi insoliti del More Trois Pitons, il più straordinario è probabilmente il Boiling Lake, il lago che bolle. No, non si tratta di un curioso soprannome, perché il lago, che è largo appena una sessantina di metri, è davvero in costante ebollizione. Il fenomeno, che è causato dalle attività vulcaniche dell’area, fa in modo che la temperatura dell’acqua non scenda mai sotto gli 80 gradi e che il lago sia circondato da nubi di vapore. Per arrivare al lago bisogna seguire un percorso di 13 chilometri che non è adatto a tutti e che offre splendidi panorami sulle vallate del parco.

Djerba: spiagge, cosa visitare

Djerba è una delle località del Nord Africa in cui l’industria turistica è più sviluppata. Le spiagge più famose si trovano lungo la costa nord-orientale dell’isola, che ospita i resort delle catene alberghiere internazionali. Merita una visita anche la cittadina di Houmt Souk, per i suoi mercati e i suoi edifici di colore bianco.

 

Il poeta greco Omero la descrisse nel nono libro dell’Odissea, quando Ulisse e i suoi uomini vi trovarono riparo durante una violenta tempesta. L’eroe acheo fu accolto dai lotofagi, i mangiatori di loto, una popolazione che si nutriva di una bacca inebriante che causava la perdita della memoria. Duemila e ottocento anni dopo, l’isola di Djerba è un rifugio sicuro soprattutto per turisti in sandali e bermuda, e ad inebriare i visitatori sono le sue spiagge e i suoi panorami. Collegata da un ponte alla costa della Tunisia, Djerba è la più grande isola del Nord Africa ed è una delle località del Maghreb dove l’industria turistica è più sviluppata. Sulla costa nord-orientale, nella cosiddetta “Zone Touristique”, troverete un’infinità di resort e i marchi delle principali catene alberghiere internazionali. E’ qui che si trovano le spiagge più belle di Djerba, delle distese di sabbia che si affacciano su un mare particolarmente limpido. Quando sarete stanchi di abbrustolire al sole, farete bene a concedervi una passeggiata tra i vicoli di Houmt Souk, la principale località di Djerba. Sull’isola vi è un aeroporto internazionale, che è collegato a diverse città europee dai voli di linea della Tunisair e da un numero crescente di voli charter.

 

“Zone Touristique”

La maggior parte dei resort dell’isola è concentrata sulla costa nord-orientale, tra le località di Hachani e Teguermès. E’ questa l’area chiamata con l’appellativo francese di “Zone Touristique”, un soprannome certamente azzeccato. L’economia di questa zona è incentrata sul turismo e sulla soddisfazione delle esigenze dei turisti europei, principalmente italiani, francesi e tedeschi. E’ qui, inoltre, che si trovano le spiagge più belle di Djerba. I resort che si affacciano sul mare hanno solitamente una loro spiaggia privata, soprattutto nelle zone della Plage de Sidi Mahrès e della Plage de la Seguia. Se invece siete in cerca di una spiaggia libera, provate a stendere la vostra asciugamano presso la Plage des 5.000 Ans, ad otto chilometri da Houmt Souk, o presso la Plage Municipale. L’isola è una località particolarmente adatta alle famiglie, ma sta crescendo il numero di giovani turisti che vi si recano. La vita notturna di Djerba non è certo la più movimentata del Mediterraneo, ma nella “Zone Touristique” vi è un discreto numero di bar e di discoteche dove trascorrere una piacevole serata. Vi è anche un casinò, il Grand Pasino, che è aperto 24 ore su 24. Se invece volete praticare un po’ di sport, come parasailing o sci d’acqua, non dovete far altro che rivolgervi alla reception del vostro resort.

 

Houmt Souk

Durante il vostro soggiorno a Djerba, vi capiterà certamente di fare una passeggiata nei vicoli di Houmt Souk. La cittadina, che conta 70.000 abitanti, è situata sulla costa settentrionale dell’isola ed ospita una serie di incantevoli edifici di colore bianco ed azzurro. Tra le tante moschee che si trovano a Djerba, la più famosa è certamente la Jemaa Ettrouk, la “moschea dei turchi”, costruita nel Settecento e dotata di un minareto in stile ottomano. Merita una visita anche la fortezza di Borj El K’bir, eretta di fronte al mare nella prima metà del Quattrocento. La maggior parte dei turisti si reca a Houmt per fare un giro nel souk di Errbba, un mercato in cui troverete un’ampia varietà di merci e souvenir di ogni tipo. Quando sarete stanchi di camminare, farete bene a sedervi ad uno dei numerosi ristoranti che si trovano nella cittadina, per degustare un piatto di a base di couscous o di pesce frese. Vicino ad Aghir, sulla costa sud-orientale, sorge invece il Djerba Explorer, un complesso turistico in cui vi sono ristoranti, negozi, un museo di arte araba e un parco che ospita 400 coccodrilli.

 

Santo Domingo: dove si trova, cosa vedere e spiagge

Foto di SpreadWALL da Pixabay

La Repubblica Dominicana, conosciuta più semplicemente come Santo Domingo, è una splendida terra che occupa la parte orientale dell’isola Hispaniola, situata nel cuore dei Caraibi. Santo Domingo è la capitale e una delle più antiche città del continente, che conserva nella sua architettura i resti del suo passato coloniale. Meta ideale per gli amanti della storia e per chi ama praticare shopping.

 

Se volete rilassarvi, uno dei posti migliori è Boca Chica, la “playa” di Santo Domingo, un’immensa piscina naturale di acqua di mare protetta dalle onde dalla barriera corallina. Dalla sua spiaggia si possono vedere le due isolette di Matica e Los Pinos e raggiungerle a piedi o a nuoto. Da non trascurare Juan Dolio, nota per la sua straordinaria spiaggia, la gastronomia, la sua vitalità diurna e notturna, la possibilità di praticare sport… insomma, un posto dove sarà impossibile annoiarsi!

 

A chi invece vuole una vacanza alternativa, consigliamo la penisola di Samanà, una delle zone più importanti dal punto di vista naturalistico dell’intera Santo Domingo. Primo centro che si incontra in questa zona è Santa Barbara, un piccolo capoluogo popolato dagli ex schiavi neri arrivati nell’Ottocento da Filadelfia. L’attrattiva di questa località sono le balene, che si concentrano intorno alla secca Canandaigua, al largo di Playa Las Flechas, e nelle vicinanze del Banco de la Plata. Dal molo di Santa Barbara di Samanà, ogni giorno partono imbarcazioni di avvistamento, che offrono agli amanti della natura un’esperienza indimenticabile.

 

Da Santa Barbara di Samanà, lungo la Carretera Norte, si arriva a Sanchez, un piccolo villaggio di pescatori, famoso in passato per la pesca del corallo nero. Qui gli abitanti, per sbarcare il lunario accompagnano i turisti in barca nel Parque Nacional de los Haitises, al di là della Baia di Samanà, spettacolare combinazione di grotte con incisioni rupestri, mangrovie, concrezioni calcaree che assomigliano a panettoni…

Cosa vedere a Santo Domingo

Tappa successiva è Las Terranas. Da Sanchez per arrivare a Las Terranas, sulla costa settentrionale, si attraversa la panoramica Cordillera centrale, una distesa di palme da cocco, mangrovie, con campi di cacao e caffè, piantagioni di banani, pompelmi, avocado stemperati in spiagge color crema con le case di corteccia di palma. Las Terranas è la parte più sviluppata della penisola, ricca di negozietti di sigari, rum, manufatti artigianali, venditori di conchiglie e delle colorate tele naïf.

Per spostarsi in questa zona, si può noleggiare un cavallo oppure sfruttare i motoconchos, curiosi mototaxi che scorrazzano il turista da una parte all’altra per un pugno di pesos, e in ogni modo potrete calarvi perfettamente nell’atmosfera più tipica dell’isola.

Spiagge

A cavallo, è possibile raggiungere il Salto de El Limno, presso El Limil. Si tratta di un posto di rara bellezza, una parete d’acqua che si tuffa per 40 m da un’altezza di 300 m, in una polla verdastra. Arrivarci non è facile: si monta a cavallo su selle prive di staffe e si prosegue per oltre mezz’ora su un sentiero accidentato per poi continuare a piedi fino alla cascata… per buttarsi infine nelle limpide acque del laghetto. Perchè non provare, ne vale veramente la pena!

Zante: come arrivare, cosa vedere e dove dormire

Foto di Jakub Woźniak da Pixabay

Zante (Zacinto), una delle isole Ionie, vicina a Cefalonia, Itaca, Corfù, è un’isola che si è data molto al turista. Non ha l’austera dignità delle limitrofa Cefalonia, i cui cipressi radi e le strade dagli orizzonti maestosi, ispirano un senso di calma purezza. A Zakhintos, come la chiamano i greci, Zacinto per gli italiani e per Ugo Foscolo, che la cantò in una celebre poesia o Zante, come figura nella nostra toponomastica, in ogni luogo, una “taberna”; si viene fermati spesso da camerieri ristoratori che ti arpionano per indurti ad entrare e lo stesso accade nei negozietti, è difficile non essere visti soltanto come un portafoglio da svuotare. 

Ciò nonostante, la natura debordante, il continuo vociare delle cicale, gli ulivi dalle figure contorte aggrappati alla terra, il mare dalle acque cristalline, giustificano ampiamente e rendono gradevole una permanenza sull’isola. Zante non è infatti la classica isola greca – tutta casette bianche e tetti blu, brulla, pietrosa – è una delle Ionie, che hanno due caratteristiche fondamentali: sono verdeggianti e sono inglesi. Più che dagli sparuti italiani, soprattutto la zona più turistica a sud è invasa da orde di barbari vocianti incomprensibili imprecazioni nel loro sassone idioma; per fortuna, almeno per il turista maschio, ci sono anche le barbare, che, anch’esse in assetto da battaglia, rigorosamente pareo e top o bikini, si muovono in fitti plotoni d’avanscoperta, nella notte mediterranea. 

Cosa vedere a Zante

Per chi vuole cercare l’anima e la vera Zacinto, bisogna andare sui monti. Anafonitria, Volimes, Agios Leon, Kiliomeno; tutti disposti sulla dorsale ovest; posti dove la gente è più schietta, forse perché non vive solo di turismo: fa il vino, il miele, l’olio di oliva; i vecchi parlano ancora fra loro l’antico idioma, una specie di italiano: Venezia qui a Zante ha regnato per secoli, molto più del tempo trascorso sotto la Grecia. A Est ci sono pure i monasteri. Non si pensi a edifici massicci, ma più a delle chiesette ricche di lampadari e tappeti, in alcuni casi di icone bizantine, con accanto l’edificio-canonica dove vivono il pope e i guardiani. In quello di Iperaragathou (fra Kiliomeno e Agios Leon) conosciamo una giovane donna che vive in quel posto sperduto con la figlia e il marito; la bellezza e la semplicità della donna e della sua bambina e della loro vita ci (non c’è altra parola) incantano e torniamo a valle guidando piano per le strade dissestate e polverose. Uno degli slogan più diffusi a Zante fra le insegne per turisti è: spot the beautiful caretta-caretta. 

 

Per i non etnologi, le caretta-caretta sono una specie di tartarughe che un tempo viveva anche dalle nostre parti. Oggi hanno trovato rifugio nelle acque tranquille dell’isolotto di Marathonissi e sulle spiaggia di Gerakas, sorvegliate e protette dai volontari del Riserva Naturale Marina che si estende sul litorale sud-orientale. Zacinto città (Zakhintos) merita una visita: ha belle case, portici ombrosi dove rifugiarsi dalla canicola, il museo di Foscolo; sembra un po’ posticcia, forse, anche perché dopo il terremoto del 1953 non era rimasto in piedi quasi nulla e gran parte degli edifici sono nuovi. 

Cosa mangiare

 

Per quel che riguarda il mangiare, c’è la classica cucina greca, ossia moussaka (pasticcio di melanzane), souvlaki (spiedini), gyros, tzaziki (crema all’aglio), feta (il formaggio di capra), aggiornata però ai gusti nordici, vale a dire con un abbondante contorno di patate fritte. Se volete mangiare con piatti tradizionali dell’isola, in un’atmosfera gattopardesca vi consigliamo un luogo davvero magico: la taberna Alitzerinoi a Kiliomeno: entrati nella vecchia casa contadina con i suoi mobili massicci e di semplice rustica eleganza, avvolti dalla musica ammaliante di Evanthia Reboutsika, non capirete più se vi trovate nella vostra solita realtà o in un film o in un fumetto. Se invece, preferite una cucina internazionale, potete provare il ristorante Contessa a Laganas (vicino a Zakhintos), gestito da un greco che è vissuto per anni in Finlandia e adesso è tornato a casa, “per cucinare per l’anima”, come dice lui.

Come arrivare a Zante e dove dormire

Zacinto è situata a 9,5 miglia marine dalla punta nord – ovest del peloponneso ed a sud delle isole di Corfù, Cefalonia, Itaca, Paxi e Lefkada. E’ la sesta delle sette isole dello Ionio, conosciute come Eptaneso e dista circa 90 km da Patrasso e 250 dal Pireo. Per arrivare: in aereo da Lubiana (con agenzia slovena) o Verona, con voli charter oppure bisogna arrivare con volo di linea ad Atene a da lì prendere un volo della Olympic Airways, che in un ora porta all’isola. In traghetto: si può scegliere di partire da Ancona, Bari e Brindisi per arrivare a Patrasso nel Peloponneso. Da qui, con l’automobile o con gli autobus interurbani della società KTEL o in treno, arrivate al porto di Kyllini dove 5 traghetti garantiscono circa 10 tragitti al giorno per Zante d’estate e 5 d’inverno. E’ consigliabile prenotare dall’Italia anche il traghetto da Kyllini per Zante, soprattutto nel periodo estivo per non rischiare di dover sopportare lunghe attese al porto. Per dormire: c’è solo l’imbarazzo della scelta, conviene guardarsi intorno in loco; le sistemazioni più convenienti sono gli studio, piccoli appartamenti per 2/4 persone, molti italiani prediligono come località Keri, sulla costa sud-ovest studios giovanna.