Europa

Cosa vedere a Livorno in un weekend

Livorno è una cittadina situata sulla costa della Toscana dal fascino nascosto.

Questa città è stata governata nella storia da famiglie importanti, come i Visconti e i Medici; questi ultimi la trasformarono in uno dei porti principali della regiome. Verso il 1600 Livorno fu proclamata porto franco dai granduchi di Toscana: tutti avevano accesso alla città senza discriminazioni politiche o religiose. Arrivarono molti ebrei che resero la città molto ricca. Con l’Unità di Italia, vennero aboliti tutti i privilegi doganali e Livorno iniziò il suo declino.

A livello territoriale non mostra alcuna particolarità, non ha un fiume principale o rilievi predominanti; purtroppo, dopo la seconda guerra mondiale buona parte dei edifici antichi, andò distrutta. Oggi non rimane molto ma quello che c’è, è molto interessante.

Spettacolare e di una eleganza raffinata, è la Terrazza Mascagni (in foto), una passeggiata sul lungo mare; caratteristiche di questa Terrazza sono le maioliche alternate bianche e nere che ricordano una scacchiera e le sue balaustre ricche.

Il Duomo, anche se fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, ricalca il modello originale della fine del 600; il soffitto è ancora quello originale e affascina per i suoi magnifici intagli sul legno.

A Livorno non può mancare una visita alla Fortezza Vecchia con la caratteristica pianta pentagonale; i suoi tre bastioni hanno un fascino insospettabile, soprattutto quello de La Canaviglia su cui poggia un palazzo voluto dai de’ Medici.

Al centro della città, a piazza Micheli si può vedere la statua dei Quattro Mori: quattro statue in bronzo incatenate.

Piacevole è la passeggiata nella Nuova Venezia, un caratteristico quartiere che in qualche modo ricorda la città veneta; piena di canali e architetture veneziane del 600, è molto romantico.

Per uno shopping alternativo, ci si può dirigere verso il Mercatino Americano in piazza XX Settembre, dove chincaglierie e oggetti strani di origine americana e giapponese vi divertiranno e forse stupiranno.

Livorno è un porto e una località balneare e come tale è una città abituata all’andirivieni di turisti e persone in cerca di divertimento. Gli hotel a Livorno sono per tutte le tasche e non sarà difficile trovarne uno vicino a qualche luogo di interesse; delle offerte hotel si trovano facilmente anche in internet nei siti specializzati o in qualche blog per viaggiatori.

Non si può andare a Livorno senza provare la sua cucina tradizionale. Il “cacciucco” è forse il piatto più noto: una zuppa di pesce molto agliata e molto saporita con una base di pane abbrustolito… Ottima! Come secondo piatto, sono davvero buone le triglie alla livornese, ovvero adagiate su un letto di pomodoro, aglio e prezzemolo. Per chiudere il pasto degnamente, chiedete un “ponce”, un miscuglio di caffè, rum e scorzetta di limone: vi rimetterà al mondo.

Livorno è una città italiana particolare e davvero unica.

Cefalonia: un’isola da visitare e scoprire

 

Il nome di Cefalonia evoca immediatamente gli spettri della II Guerra Mondiale, ma l’isola è ormai una delle mete più popolari della Grecia. Merito del suo mare e alla sua vita notturna. In viaggio da Lassi a Fiskardo

Nella storia militare italiana non vi è episodio più tragico, e allo stesso tempo più eroico, dell’eccidio di Cefalonia. Era il settembre del 1943 e i tedeschi, che presidiavano l’isola greca insieme ai soldati del Regno d’Italia, divennero nostri nemici in seguito all’armistizio firmato dagli italiani con gli anglo-americani. Il generale Gandin decise di chiedere ai suoi soldati il comportamento da tenere con i tedeschi, che reclamavano l’immediato disarmo degli italiani. I nostri soldati, al grido di “Guerra ai Tedeschi!”, decisero di non arrendersi. Dopo una settimana di combattimenti e un’altra di fucilazioni, dei quasi 10.000 soldati italiani ne sopravvivevano appena 163.

Il nome di Cefalonia evoca ancora oggi gli spettri della II Guerra Mondiale, anche se nel frattempo l’isola del Mar Ionio si è trasformata in una piacevole meta turistica. I tedeschi continuano ad essere massicciamente presenti, ma non vestono più le divise del Terzo Reich: indossano semmai un paio di bermuda, ed affollano, insieme ad inglesi ed austriaci, le spiagge che si trovano intorno a Lassi. Di italiani, invece, se ne vedono pochi. I numeri delle presenze di nostri connazionali a Cefalonia sono inconsistenti se confrontati a quelli di altre isole greche.

Isola di Cefalonia: Lassi e Leivatho

La zona più turistica dell’isola è quella di Lassi, situata ad un chilometro dal capoluogo Argostoli. Nonostante siano prese d’assalto dai bagnanti inglesi, le spiagge di questa parte della costa di Cefalonia conservano ancora il loro fascino e sono l’ideale per chi è in cerca di un po’ di svago. A Lassi vi sono diversi locali notturni e chi ne ha voglia può fare l’alba trascinandosi di bancone in bancone. Sono invece più tranquilli i centri che si trovano nei pressi di Leivatho, a sud di Argostoli. Questa parte dell’isola è più adatta alle famiglie e alle coppie in cerca di relax, che potranno godere di spiagge incantevoli e quasi mai affollate. Molto tranquilla è anche Paliki, la penisola occidentale di Cefalonia in cui si trovano le splendide spiagge di Xi e di Petani.

Fiskardo, l’altra parte di Cefalonia

Dall’altra parte dell’isola vi sono Sami, dove attraccano i traghetti provenienti da Bari e da Brindisi, e Erisos, la penisola separata da Itaca da uno stretto canale. Nei pressi di Erisos si trova Fiskardo, località adatta a chi viaggia con un budget di spesa medio-alto. E’ qui che, negli Anni 70, facevano scalo gli yacht dei magnati italiani ed europei, che trasformarono Fiskardo in una località alla moda. Oggi la cittadina continua ad essere molto affollata, e vale una visita per gli splendidi e pittoreschi edifici del centro storico.

Cascate dell’Acquafraggia: tutto quel che c’è da sapere

Un forte scroscio di acqua che cade impetuosa sulle rocce di montagna. Dietro la curva ecco delle imponenti cascate che cadono spezzandosi in continuazione.

Sono le cascate dell’Acquafraggia, vicino Borgonuovo, che con la loro impetuosità rinfrescano le calde giornate estive a Piuro, comune di fianco a Chiavenna, nota località di frontiera con la Svizzera. Hanno origine a 3050 mt. sul livello del mare.

In molti ci passano per andare in Engadina, a Saint Moritz, nota per il suo lago ghiacciato d’inverno e le sue passeggiate senza fine in estate. Fin dai tempi dei romani Chiavenna era un nodo di comunicazione per i paesi oltralpe.

Nota anche per i suoi crotti, cavità naturali createsi in seguito a frane, questo paese sorge nell’omonima valle in provincia di Sondrio. Attraversato dal fiume Mera, alimentato dalle cascate, questo paese di montagna offre tipiche case di montagna in roccia e legno.

Se siete solo di passaggio dovete fermarvi alla nota pasticceria Mastai, che oltre ad offrire dolci di ottima qualità, vende skipass ad un prezzo nettamente migliore rispetto ai 60 euro degli impianti di Saint Moritz. 

Le cascate poco lontane dal centro sono un tocco in più. Chiamate così per la loro conformazione “fracta“, nonché spezzata in latino, questo corso d’acqua, che sorge dal Pizzo Lago fino a formare il lago dell’Acquafraggia, si getta per 1800 m balzando in continuazione da una roccia all’altra.

Se volete mangiare qualcosa ci sono due posti deliziosi: uno lungo la strada è l’agriturismo a conduzione familiare Acqua Fracta, che, oltre ad avere qualche stanza, propone dei fantastici pizzoccheri e diversi tipi di pasta con un ottimo ragù; l’altro in fondo ad una stradina immersa nel verde è il Crotto Quartino che offre con il menu tradizione dei deliziosi Gnocchetti Chiavennaschi, un’altrettanto buona polenta taragna con costine e salsiccetta e altre prelibatezze.

Potete poi smaltire l’abbuffata o camminando lungo le diverse cascatelle che si formano dopo le Cascate dell’Acquafraggia o con una deliziosa passeggiata nel paese o nei vari sentieri che si trovano facilmente.

 

Caprera: la perla della Maddalena

L’isola di Caprera fa parte dell’arcipelago de La Maddalena ed è uno degli angoli più belli della Sardegna. Giuseppe Garibaldi vi trascorse gli ultimi anni di vita, affascinato dai colori del mare. Le sue coste nascondono splendide calette e un ambiente naturale ancora intatto.

La sua casa è stata trasformata in museo e in ogni angolo dell’isola sembra di percepire la sua presenza. Caprera deve la sua fama a Giuseppe Garibaldi, che vi trascorse gli ultimi anni della sua vita. Oltre un secolo dopo la sua morte è però il mare ad attirare i visitatori. Fu per quel mare turchese, ricco di fascino e di vita, che l’anziano generale decise di ritirarsi sull’isola. Nella sua casa un orologio appeso alla parete indica ancora il momento in cui Garibaldi, poche ore prima di morire, chiese di vedere il mare per l’ultima volta.

L’isola di Caprera è la seconda per grandezza dell’arcipelago de La Maddalena, situato all’estremità nord-orientale della Sardegna. E’ collegata da un ponte all’isola principale e fa parte del parco nazionale dell’arcipelago, motivo per il quale vi è un vincolo totale di inedificabilità. Coloro che hanno un discreto budget possono pernottare in uno dei pochi ed esclusivi resort dell’isola, altrimenti la scelta migliore è di dormire nella vicina isola de La Maddalena. L’isola di Caprera è ricca di spiagge e di calette, alcune delle quali sono certamente tra le più belle di tutta la Sardegna. In ogni caso, e dovunque andiate, troverete un’acqua limpidissima che sovrasta fondali sabbiosi e di roccia, oltre a una fauna marina estremamente variegata.

Isola di Caprera: spiagge e calette

La Cala Brigantina è probabilmente la più celebre di tutta l’isola ed è formata da due spiaggette poste l’una accanto all’altra. Chi è in cerca di pace e di relax, tuttavia, durante i mesi estivi farà bene ad andare altrove. La Cala Brigantina è uno dei punti di approdo delle imbarcazioni che portano i bagnanti in giro per l’arcipelago de La Maddalena. Se siete in cerca di suggestioni dovete concedervi una giornata sulla spiaggia di Cala Coticcio, quasi completamente circondata da un piccolo promontorio roccioso che la protegge dal mare aperto. L’acqua è limpidissima e piacevolmente tiepida, ed è l’ideale per lunghi bagni nelle ore calde della giornata. A Cala Garibaldi si trova il Club Mediterraneè, mentre nella parte meridionale dell’isola c’è la splendida Punta Rossa, con la spiaggia di Cala Portese, la caletta di Porto Palma e il suggestivo panorama sull’isola del Porco. E’ da non perdere la cosiddetta spiaggia del relitto, chiamata in questo modo per i resti di una carboniera che giacciono sulla riva. E’ però nella parte nord-occidentale dell’isola che si trovano i lembi di mare più puro ed incontaminato. Dalla Cala Napoletana alla Cala Caprarese, è possibile immergersi in acque dove la fauna e la flora marina sono ancora abbondanti, o raggiungere in gommone le deliziose calette che si nascondono tra le pareti rocciose. Vi è un solo inconveniente: buona parte delle spiagge di questa parte dell’isola sono raggiungibili esclusivamente via mare.

Contenuto di Viaggioinvaligia.it

 

British Museum (Londra): informazioni e quel che c’è da sapere

Il British Museum di Londra è il museo più grande del mondo e possiede oltre otto milioni di reperti e oggetti storici.

Se state progettando di andare a trascorrere qualche giorno a Londra, vi consigliamo vivamente di includere una visita al British Museum nella lista delle cosa da vedere.

Per prima cosa, si tratta di uno dei più antichi ed interessanti musei del mondo.

Pensate che le origini del British Museum risalgono al Settecento, quando il collezionista Sir Hans Sloane (medico e scienziato che collezionava nella sua biblioteca personale un patrimonio artistico e letterario) suggerì al governo di comprare gli 80.000 pezzi da lui raccolti. Così il governo britannico per ventimila sterline acquistò la sua collezione e aprì il museo al pubblico nel gennaio 1759.

Ci furono diversi ampliamenti durante l’Ottocento; l’ultimo ebbe luogo nel 2000, quando il cortile del museo fu ristrutturato su progetto di Norman Foster e riportato all’antica bellezza: il vecchio cortile, nascosto al pubblico per quasi 150 anni, è stato coperto dal tetto in vetro e acciaio ed ha aperto al pubblico con il nome di Great Court.

Il cortile è oggi il più grande spazio pubblico coperto di tutta Europa. Al centro si trova la famosissima Reading Room, la sala di lettura in cui studiarono il Mahatma Gandhi, Oscar Wilde, Karl Marx e Lenin, giusto per citarne alcuni.

In poco tempo il museo è cresciuto a dismisura grazie alle numerose donazioni ed acquisizioni, ma anche al “saccheggio” perpetrato nelle terre dell’impero britannico. Su una superficie di circa 54.000 mq si ammirano oltre sei milioni di oggetti che testimoniano la storia e la cultura materiale dell’umanità dalle origini ad oggi, ma molti di questi sono ammassati negli scantinati per mancanza di spazio.

Con i suoi antichi e rari tesori il British Museum di Londra attira quasi 5 milioni di appassionati, curiosi, ricercatori, turisti, esploratori o semplici viaggiatori ogni anno. Qui si possono osservare antichità della Grecia e di Roma, oggetti dell’Antico Medio Oriente e dell’Antico Egitto e Sudan, collezioni di provenienza dall’Asia e quelle delle culture indigene dell’Oceania e delle Americhe, sicuramente una delle più belle e maggiori collezioni di questi continenti.

Inoltre, al British Museum, si trova anche un reparto di stampe e disegni che conta quasi tre milioni di opere su carta, dal XV secolo ai giorni nostri, tra cui le straordinarie opere di Raffaello, Leonardo da Vinci, Durer, Rembrandt e Michelangelo.

Ovviamente è meglio non pensare di vedere milioni di opere in una giornata, sarebbe impossibile! Fate una selezione dei reparti che vi interessano di più e tenete il resto per un’altra volta, anche perché i grandi tesori del British Museum si visitano gratis (potete lasciare un’offerta comunque meritatissima!) e sono quindi accessibili ad un enorme numero di persone.

Per mettervi appetito ecco un elenco (non completo!) di alcune delle opere più interessanti che potete trovare all’interno del museo: la Stele di Rosetta del 196 a.C. (una pietra in granito scuro che riporta un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, egiziano demotico e greco), che ha permesso di decifrare le antiche scritture geroglifiche, essendo il greco allora già conosciuto. I fregi del Partenone e i resti del Mausoleo di Alicarnasso, il vaso di Portland, del I secolo a.C. (definito il vaso più famoso al mondo che è arrivato sino ai giorni nostri con l’uso della tecnica del cammeo).

Per finire qualche informazione pratica: il museo è aperto è dalle 10 alle 17.30 dal sabato al mercoledì, mentre la chiusura è posticipata fino alle 20.30 il giovedì e il venerdì. La Great Court è invece aperta tutti i giorni dalle 9, con la chiusura prevista alle 18 dalla domenica, mentre è dal giovedì al sabato che si può accedere fino alle 23. Il museo è facilmente raggiungibile a piedi dalle fermate della metropolitana di Holborn, Tottenham Court Road, Russell Square e Goodge St.

Cosa vedere a Berlino: 5 cose da fare in un giorno

bergmanstrasse kreuzberg

Berlino è una città dalle mille attrattive, con i suoi 3,5 milioni di abitanti, in grado di attrarre un turismo giovane, in cerca di divertimenti, così come un turismo colto alla ricerca di un’importante pagina di storia e di monumenti e opere artistiche magnificamente conservate ed esposte. E nello stesso tempo grandiosa ed affascinante con il suo passato e il suo presente.

Vecchia capitale della Prussia, roccaforte culturale degli anni andati, Berlino fu decisamente in primo piano nel turbolento XX secolo. Oggi la città, che ha ripreso il ruolo di capitale, è al centro del grande processo di riunificazione tedesco e il barometro degli umori in Germania.

La tenacia di questa città si esprime nei grandi edifici pubblici, nei musei gloriosi e nei teatri, ma anche nei ristoranti pieni di cortesia, nei pub animati e nei cupi nightclub.

Oggi Berlino è una metropoli dinamica e cosmopolita nel cuore dell’Europa dove la diversità rende la scelta a volte difficile: una folla di festival, tre opere, molte orchestre di notorietà mondiale fra cui l’orchestra filarmonica, cabaret e riviste, più di 50 musei ed un importante giardino zoologico in pieno centro.

Si tratta di una città immensa se si pensa che la sua superficie è otto volte superiore a quella di Parigi, ed è l’equivalente di New York. Un terzo di questa superficie è coperto di foreste, parchi e specchi d’acqua, cosa che rende la qualità della vita berlinese molto attraente soprattutto d’estate quando la vita si svolge all’aperto.

L’antica e attuale capitale della Germania si trova in costante cambiamento, trasformandosi senza tornare mai a ripetersi. Questo fenomeno si è accelerato a partire dalla caduta del muro nel 1989: da allora si sono moltiplicatigli sforzi per cercare di trasformarla in una metropoli internazionale.

Durante le ultime decadi Berlino è stata sottoposta a numerose ristrutturazioni e in molti luoghi si sono moltiplicate le nuove costruzioni, che si possono ammirare quando ci si trova dalle parti di Postsdamer Platz, nella parte orientale della città.

I 23 quartieri che costituiscono la città hanno ciascuno la propria personalità ed è davvero un’esperienza interessante il passare dall’uno all’altro.

Fermiamoci nel quartiere di Mitte, quello centrale (come indica il nome in tedesco), che conserva accanto ad alcune delle più antiche costruzioni della città (come la Nikolaikirche e la Marienkirche) edifici nuovissimi, templi del consumismo occidentale (come il post moderno Volkswagen Showroom), che sono stati costruiti al posto degli edifici del socialismo reale e simbolizza questa Berlino moderna che costeggia quella più antica.

Nel quartiere si trovano anche alcuni degli edifici più impressionanti, che svettano lungo il magnifico Unter den Linden, lo storico boulevard che si estende dalla Museum Island (Museuminsel con l’Alte Nationalgalerie e il Pergamon Museum) fino all’emblema dell’antica e contemporanea capitale, la Porta di Brandenburgo.

Vicino a questi edifici eleganti sorge l’Alexander Platz (nel cuore della Berlino orientale) con la Fernsehturm, la famosa torre della Tv, edificio costruito nelle anni Sessanta dalle autorità comuniste nel pieno della guerra fredda. Sebbene sia considerata da molti un pugno in un occhio, i panorami dall’alto sono difficili da battere.

Infine, a pochi passi a nord del fiume Spree, cambia di nuovo l’aspetto di Mitte per lasciare posto alla Mitte dei bar, dei ristoranti, dei caffè e dei club (il cuore della vita notturna di Berlino). È anche il quartiere delle gallerie d’arte alternative e della sperimentazione artistica. Negli anni che sono seguiti alla caduta del muro si è assistito a una travolgente dinamica artistica. Collettivi d’arte e squatter hanno occupato edifici vuoti e in rovina, dando una nuova identità al quartiere.

Non vi perdete il leggendario quartiere di Kreuzberg. A fianco del Muro nell’antica Berlino ovest, Kreuzberg divenne famoso per essere il centro della scena anarchica della Germania occidentale negli anni Sessanta e Settanta – la patria di squatters, hippies, punks e intellettuali di sinistra. Siccome il quartiere ospita una grande comunità di immigrati, tra cui circa 200,000 Turchi, si trovano numerosi ristoranti o cafè che servono cucina orientale come kebab e falafel che sono assolutamente buonissimi!

Insomma, c’è poco da fare… Tra edifici del passato imperiale, musei o ex non-luoghi sul confine tra le due città ripensati, ricostruiti e reinventati dai più importanti architetti contemporanei e le tendenze internazionali della sua vita notturna, Berlino è oggi la vera nuova pulsante metropoli europea.  Non potrà non far parte delle vostre prossime destinazioni.

Cosa vedere a Santa Maria Maggiore, Roma

Vicino la stazione ferroviaria principale di Roma Termini – ci sono una serie di tesori archeologici ed architettonici di straordinaria importanza. Tra questi spicca la Basilica di Santa Maria Maggiore.

 

Situata sulla sommità della collina dell’Esquilino, l’edificio religioso è una delle quattro basiliche papali di Roma. Santa Maria Maggiore è conosciuta anche come Santa Maria della Neve.

 

Il motivo è legato alla leggenda della costruzione della chiesa: Papa Liberio avrebbe tracciato nella neve, caduta insolitamente il 5 agosto, il perimetro dove sarebbe stato eretto l’edificio. Il 5 agosto di ogni anno, c’è la rievocazione della nevicata con uno spettacolare lancio di petali bianchi sulla piazza antistante la basilica.

La caratteristica principale dell’edificio è la conservazione della struttura originale del V secolo.

 

Nonostante le aggiunte che si sono susseguite nei secoli, Santa Maria Maggiore presenta l’aspetto di ben 16 secoli fa. L’interno è caratterizzato da numerose perle artistiche: i mosaici della navata centrale e dell’Arco furono realizzati il pontificato di Sisto III (432-440) mentre quelli dell’Abside risalgono al XIII secolo. Dello stesso periodo è il pavimento “cosmatesco”. Assolutamente da non perdere sono alcune cappelle tra cui spiccano quella Sistina – voluta da Sisto V – il quale incaricò della realizzazione il suo architetto Domenico Fontana nel 1585, e quella Paolina, a croce greca grande quanto una chiesetta.

 

Tra i numerosi artisti che nel corso dei secoli hanno contribuito alla bellezza del sacro edificio ci sono Valadier, che arricchì l’altare maggiore opera di Ferdinando Fuga, e Guido Reni che realizzò la maggior parte delle figure presenti all’interno della Cappella Paolina. Nella chiesa è sepolto uno dei maggiori protagonisti dell’arte nella Roma Papale, Gian Lorenzo Bernini. Ma probabilmente ciò che resta impresso nel visitatore e nel fedele sono i mosaici che caratterizzano la facciata: maestosi e preziosi, come molti ricordano “avvicinano l’uomo alla grandezza di Dio”.

Guinness Storehouse: informazioni, prezzi e durata visita

Una delle cose tipiche che si fa quando si va a Dublino da turisti è andare a visitare quella che comunemente viene chiamata la fabbrica della Guinness ovvero la Guinness Storehouse.

Si tratta di una attrazione puramente turistica, un posto a metà strada tra un museo e una attrazione di Disneyland. Il costo del biglietto era (forse lo è ancora) 13,00 Euro e nel prezzo è compresa una pinta di Guinness che si può prendere al Gravity Bar, un lounge bar posizionato all’ultimo piano dell’edificio, di forma circolare e con le pareti interamente di vetro da cui è possibile vedere tutta Dublino.

Ed è proprio questa l’unica attrazione della Storehouse, personalmente se non fosse per la vista della città dall’alto e per l’ottima Guinness, con tanto di disegno sulla schiuma, non ci sarebbe motivo di venire in questo posto.Tra l’altro la città non è neanche poi così bella, non è certo come vedere Parigi dalla Torre Eiffel. Dublino è una città priva di monumenti a parte qualche chiesa. Basta pensare che nel centro della città regnano sovrani gli uffici della heineken con una scritta gigante a farti compagnia tutto il giorno.

All’interno della storehouse ci sono diverse sale che si possono visitare come un persorso guidato e permettono di capire come viene prodotta questa birra, quali sono gli ingredienti usati, vedere un po di immagini storiche.

La Guinness da sempre ha un ottimo staff che si occupa di marketing ed è per questo che è una bevanda di grande successo. Hanno fatto in modo che chiunque beve Guinness in tutto il mondo si senta parte di un gruppo speciale, una specie di club riservato che ti fa sentire un gradino sopra agli altri. Guinness is good for you, Guinness for strength, There is nothing like a guinness sono solo alcuni degli spot che sono stati creati per pubblicizzare questa birra.

All’uscita dell’edificio, in puro stile parco divertimenti passate per un’area dov’è possibile acquistare qualsiasi cosa riguardi la Guinness, come sottobicchieri, cappelli, magliette, spille, bicchieri, tappetini, … … …

La guinness è anche la nostra bevanda preferita ma la visita della storehouse non è sicuramente una cosa da consigliare. Se siete a Dublino e non avete cose particolari in programma passateci pure ma non aspettatevi niente di particolare. Non aspettatevi niente neanche da Dublino, anche la città è in un limbo priva di identità. E’ una città irlandese che punta ad essere una Capitale Europea, non essendo per questo ne l’una ne l’altra. Ci sono Ipermercati in pieno centro e catene di ristoranti o fast food ovunque, l’unica parte un po più caratteristica rimane temple bar che non amo in particolar modo. E’ un po come visitare Milano per conoscere l’Italia, sicuramente una città interessante ma non è visitando Milano che si capisce cos’è l’italia, anzi …

Per tutti quelli che vogliono visitare l’irlanda il nostro consiglio è ovviamente di fare un salto a Dublino (è pur sempre la capitale dell’irlanda) ma poi andarsene, anche a caso, ovunque ma rimanendo alla larga dalle grandi città. Fermatevi in un paesino, entrate in un pub dall’aspetto sudicio, sedetevi al banco, ordinate una bella pinta di Guinness e qualcosa da mangiare, fate due chiacchiere con il barista o con le persone anziane che avete a fianco e godetevi la vostra vera Irlanda.

Crete senesi: cosa sono e cosa vedere

Oggi partiremo alla scoperta del senese ed in particolare delle famose Crete Senesi, un territorio che incanta in ogni stagione, soprattutto in autunno, quando il verde e il giallo dei campi coltivati sono sostituiti dalle innumerevoli tonalità di marrone, grigio ed ocra della terra lavorata e messa a riposo in attesa della semina primaverile.

Sarà essenziale poter disporre di un mezzo proprio: auto, moto o, per i più sportivi, bicicletta.

La tappa iniziale da cui cominceremo questo viaggio è proprio la città di Siena, celebre per il Duomo, per l’altissima Torre del Mangia, per la suggestiva Piazza del Campo, nonché per il Palio dell’Assunta.

Dopo aver dormito in uno dei tanti agriturismi che costellano le campagne circostanti, potremo passare nell’ambiente cittadino metà  mattinata girovagando tra i vicoli e sostando nella meravigliosa Piazza del Campo a sorseggiare un caffè o un thè. L’atmosfera è frenetica ma al tempo stesso gioiosa: la gente del posto ama vestirsi bene e moltissimi sono i negozi di abbigliamento, di specialità enogastronomiche e di artigianato.

Verso la tarda mattinata, potremo finalmente partire in direzione Asciano per scoprire il paesaggio delle Crete. Esse si trovano a sud est di Siena e sono una zona collinare unica al mondo, frutto dell’erosione praticata dalle acque superficiali su antichi sedimenti marini argillosi e sabbiosi formatisi un milione di anni fa.

Le Crete sono punteggiate da “calanchi” e “biancane” e in autunno-inverno si presentano come un paesaggio “lunare” ammantato da particolari sfumature di colore, in cui balzano all’occhio, arroccati in cima alle colline, pochi piccoli centri di origine medievale, casolari, pievi e monasteri.

Fanno parte di quest’area i comuni di Asciano, Buonconvento, Monteroni d’Arbia, Rapolano Terme e San Giovanni d’Asso. Qui, da secoli si praticano sia attività agro-silvo-pastorali tradizionali come la coltura della vite, la raccolta dei tartufi, la pastorizia, sia attività estrattive (dall’Ottocento è fiorito intorno alle cave di travertino l’artigianato locale).

Qui, serpeggia inoltre un tratto della Via Francigena: attraverso di essa durante il Medioevo migliaia di pellegrini hanno attraversato le Crete per recarsi a Roma.

La strada che unisce Siena ad Asciano va percorsa lentamente, gustata… è la chiave d’ingresso al mondo senza tempo delle Crete Senesi. Arrivati ad Asciano, proseguiremo in direzione Chiusure, per raggiungere la vicina Abbazia di Monte Uliveto Maggiore, ove faremo una breve sosta.

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, sorta per iniziativa di San Bernardo Tolomei (1272-1348), si erge in cima a un colle, immersa in una selva di cipressi frammisti a pini, querce e olivi. Da tre parti l’edificio è circondato da borri e precipizi naturali e vi si accede attraversando un ponte levatoio che fa parte di una torre merlata.

Tra i cipressi secolari, i monaci benedettini passano le loro giornate pregando e lavorando. Producono vini profumati, rossi robusti come è loro tradizione. La costruzione in mattoni “faccia a vista” della storica cantina nei sotterranei del monastero risale alla seconda metà del 1300.

E’ composta da due parti: un tinaio per la vinificazione delle uve e un locale per lo stoccaggio del vino in botti di legno. Lo spazio occupato dal tinaio e dalla cantina, il numero e le dimensioni dei tini e delle botti testimoniano come l’Abbazia sia stata il punto di riferimento e di raccolta, non solo delle proprie uve ma anche di quelle prodotte dai  contadini della zona.

Da non perdere è la visita ai meravigliosi affeschi del chiostro grande che esaltano la vita e i miracoli di S. Benedetto.

Verso l’ora di pranzo, ci rimetteremo in marcia. Consiglio vivamente di fermarsi nel suggestivo e caratteristico borgo medievale di Buonconvento, dove spendendo poco si potranno gustare specialità toscane cucinate egregiamente: imperdibile è il Ristorante da Mario, gestito da un’intera famiglia di toscani D.O.C., nonna compresa!

Nel pomeriggio, ripartiremo alla volta dell’ultima tappa del nostro breve viaggio: il borgo di Montalcino. Il comune di Montalcino è la terra natale del Brunello, uno dei vini rossi più famosi al mondo. Si trova ad una altitudine di 567 metri s.l.m., ed ha una popolazione di circa 5.000 abitanti.

Al suo interno si possono ammirare il Palazzo Vescovile e le Chiese di Sant’Agostino e San Francesco, entrambe del XIII secolo. Prima di arrivare, saremo stupiti dai colli ammantati da centinaia di filari di viti. All’inizio di ogni filare c’è una pianta di rose: lo scopo non è decorativo, anche se in effetti lo spettacolo risulta ancora più bello e dolce, ma pratico.

La presenza di piante di rose davanti ai filari d’uva salvaguarda le viti da malattie parassitarie, in quanto il parassita attacca solitamente prima la rosa. In questo modo i coltivatori possono anticipare i trattamenti necessari impedendone la diffusione.

Arriva il tramonto: da Montalcino lo sguardo spazia sulle Crete Senesi che si perdono verso nord tingendosi di rosa e giallo. Arrivederci alla prossima avventura!

 

Cosa vedere a Bologna in due giorni

Possiamo visitare Bologna in due giorni munendosi di una mappa e sapendo di preciso le cose da fare.

Siamo partiti dal cuore pulsante e vitale della città, Piazza Maggiore (o Piazza Grande), famosa per la presenza della Fontana del Nettuno, con l’imponente statua bronzea del dio del mare, e per i principali edifici di epoca medievale: Palazzo del Potestà del 1200, Palazzo Comunaledel 1300, Palazzo di San Petronio del 1390, con la chiesa omonima, e Palazzo dei Bianchi del 1410. Di sera la piazza è uno spettacoli perché si illumina di luci calde e soffuse creando un’atmosfera magica e romantica.

 

Ma Bologna si contraddistingue soprattutto per le due Torri simbolo della città: Torre Garisenda e Torre degli Asinelli, costruite entrambe tra il XII e XIII secolo in posizioni strategiche per svolgere funzioni militari e gentilizie. Se vi fermate a Bologna vi consiglio assolutamente di non perdere la visita all’interno della Torre degli Asinelli con i suoi 97,20 metri di altezza e 498 scalini. Una volta arrivati in cima, siamo rimsati estasiati dal magnifico panorama offerto con il mare e le Prealpi all’orizzonte (il costo del biglietto è di 3 euro senza la Card). Torre Garisenda è alta 47 metri ma non è visitabile.

 

Vale la pena di visitare anche la Basilica di San Petronio, un esempio unico di arte gotica con pianta a croce latina a tre navate e ben ventidue cappelle. E’ la chiesta più importante di Bologna oltre ad essere la quinta più grande a livello mondiale. Davanti a tanta imponenza e bellezza, non abbiamo potuto fare a meno di ammirare la Cappella dei Re Magi che custodisce ancora la sua decorazione originaria con le pareti impreziosite da affreschi raffiguranti “L’Infermo”, “Il Paradiso” e la “Storia dei Re Magi”, così come i dipinti de “L’Annunziata” e i dodici “Apostoli”: un vero tesoro da scoprire per chi ama l’arte.

 

Uno dei palazzi più importanti e storici di Bologna è senza dubbio l’Archiginnasio che si trova nel centro storico della città. Costruito nel 1500 come sede universitaria, oggi sede della Biblioteca Comunale, questo antico palazzo mi ha lasciato senza fiato per la sua imponente struttura architettonica, che mi ricorda tanto quella dei palazzi nobiliari: un lungo portico e un ampio cortile centrale a doppio loggiato circondato da 30 arcate, con un piano superiore che conduce a 10 aule e 2 aule magne.

 

Dopo aver girato tanto e visitato le principali attrazioni di Bologna volevamo anche degustare le specialità tipiche bolognesi e così ci siamo fermati in una storica trattoria fuori dal centro, che ci ha consigliato un nostro amico prima di partire, e che consigliamo vivamente anche a voi: Antica Trattoria della Gigina. Un locale rustico e gradevole ambientato in un’atmosfera rilassante e accogliente dove poter assaggiare antipasti tipici con salumi e l’immancabile mortadella, primi piatti fedeli alla cucina tradizionale, come i tortellini in brodo e le tagliatelle al ragù, secondi di arrosti di carne, come la tagliata di manzo, e squisiti dessert da leccarsi i baffi.