Asia

Reunion: l’isola tutta da vedere e scoprire

L’anima creola dell’isola di Reunion si mescola alle sue atmosfere tipicamente francesi. Forse le sue spiagge non sono all’altezza di quelle di altre isole dell’Oceano Indiano, ma Reunion affascina ugualmente i viaggiatori. Merito del suo mix di razze diverse, degli edifici storici e delle bellezze naturali

La mattina che sbarcherete all’aeroporto di Roland-Garros, dopo il volo notturno dal continente europeo, non fatevi ingannare dalle apparenze. Seduti in un caffè, sorseggiando una cioccolata calda e addentando un croissant, vi sembrerà per un attimo di essere a Parigi. E a dire il vero lo spazio intorno a voi è a tutti gli effetti territorio francese: si paga in euro, non serve alcun visto, le leggi da rispettare sono quelle d’Oltralpe. Ma vi basterà lasciare l’aeroporto per comprendere che Reunion, isola di rara bellezza dell’Oceano Indiano, ha subito nei secoli influenze diverse ed ormai ha un’anima essenzialmente creola. Reunion è stata uno degli scali più importanti tra l’Europa e l’India, prima che l’apertura del canale di Suez ridisegnasse le mappe delle rotte transoceaniche. E insieme ai mercantili francesi ed inglesi, sono arrivati qui anche una serie di immigrati in cerca di fortuna, come ricordano i templi tamil disseminati sull’isola o le varie china town che si trovano nei centri abitati. Vi sono anche comunità malgasce, africane e malesi.

Se la sua popolazione è composta da un mix di razze diverse, la morfologia dell’isola è costituita da un mix di paesaggi differenti. In poche ore si passa da un panorama vulcanico alla foresta primaria, dai picchi verdeggianti alle spiagge di sabbia finissima. Reunion è un’isola tropicale che offre diverse attrattive e tra queste vi è anche il relax in spiaggia. Ma attenzione: se siete stati a Mauritius o alle Seychelles, che sono i lembi di terra più vicini, probabilmente le spiagge di Reunion non vi soddisferanno del tutto. Evitate il paragone e pensate al fatto, certamente straordinario, che da queste parti non vi sono ancora i mega-resort che hanno trasformato, e a volte distrutto, i paesaggi di altre isole più rinomate e più battute.

St-Denis

La capitale di Reunion, St-Denis, è probabilmente la città più francese di tutta l’isola. Nella zona di Le Barachois, situata all’estremità orientale del lungomare, troverete una serie di eleganti caffè in stile parigino. Attenzione ai prezzi: vi conviene non avvicinarvi se non avete a disposizione un budget di spesa molto alto. Le attrazioni più importanti della città sono le residenze creole, il palazzo del municipio e la cattedrale. E’ interessante anche l’edificio della prefettura, che in passato è stato il quartier generale della Compagnie des Indes, mentre merita una visita il Grand March. In questo mercato, che è il più grande di tutta l’isola, troverete oggetti d’artigianato e spezie di ogni tipo. Per una veduta della città dovete recarvi sulle colline che circondano St-Denis.

Spiagge

Le spiagge di Reunion non sono quelle delle Seychelles o di Mauritius, come già sottolineato, ma vi sono comunque una serie di punti in cui potrete prendere il sole e bagnarvi in acque limpide e cristalline. La spiaggia più battuta è quella sabbiosa, lunga una ventina di chilometri, che si trova nei pressi di St-Giles-les-Bains. Nelle vicinanze, a St-Paul, è possibile visitare la sontuosa residenza di madame Panon-Desbassyns, una mercante di caffè e di zucchero che aveva 300 schiavi alle sue dipendenze. In questa zona si trovano diverse cascate ed alcuni laghetti. Se per i vostri gusti la spiaggia di St-Giles-les-Bains è troppo affollata, prendete in considerazione l’ipotesi di recarvi in una spiaggia meno rinomata. Una discreta alternativa potrebbe essere la spiaggia di Etang-Sal, ricoperta di sabbia dal colore nerastro. Durante la bassa marea è possibile raggiungere a piedi la barriera corallina. Vicino al villaggio vi è un parco ornitologico di due ettari.

I “cirque” di Reunion

Quella di Reunion è un’isola vulcanica e basta addentrarsi verso l’interno per ritrovarsi in un paesaggio surreale di crateri e di lava. E’ in questa parte dell’isola che si trovano i celebri “cirque”, i tipici anfiteatri naturali di Reunion. Il più famoso è certamente il cirque de Cilaos, che potrebbe sembrare un cratere vulcanico e che invece è il prodotto di una millenaria azione erosiva. In questa zona potrete affiancare la visita naturalistica ad una giornata all’insegna dell’enogastronomia, poiché vi si producono pregevoli vini rossi e bianchi. Il più suggestivo anfiteatro naturale è invece quello di Mafate, che si trova in posizione isolata e che per questo è difficile da raggiungere.

 

Cocos Islands: gli atolli da non perdere e come arrivare

Le Cocos Islands hanno spiagge deserte, mare limpidissimo e tanta tranquillità. Fanno parte dell’Australia e sono situate nell’Oceano Indiano. L’arcipelago è composto da due atolli e 27 isole coralline.

Se siete in cerca di spiagge deserte e di isole dove non è ancora arrivato il turismo di massa, prendete in considerazione una vacanza alle Cocos Islands. Situate nell’Oceano Indiano, a metà strada tra l’Australia e lo Sri Lanka, le Cocos Islands sono composte da due atolli e da 27 isole coralline, delle quali solamente due sono abitate. In totale risiedono su queste isole circa 600 persone, distribuite su una superficie di appena 14 chilometri quadrati. Alle Cocos Islands non vi sono ancora i grandi resort o le strutture turistiche che hanno trasformato i panorami di altre isole dell’Oceano Indiano. Alle Cocos Islands troverete soltanto una decina di alberghi, due ristoranti e alcuni diving center che affittano l’attrezzatura per immergersi. Ma troverete anche una serie di spiagge di sabbia bianca e un mare limpidissimo, in cui vivono mante, tartarughe marine e una miriade di pesci tropicali. Le Cocos Islands furono scoperte nel 1609 dal capitano inglese William Keeling ed è per questo che sono chiamate anche Keeling Islands. Due secoli più tardi sono quindi state annesse all’Impero Britannico, mentre nel 1955 sono diventate un territorio dell’Australia. Raggiungere le Cocos Islands non è affatto facile, poiché vi sono voli aerei esclusivamente dalla città australiana di Perth e da Christmas Island. Se siete intenzionati a visitarle, dovete mettere in preventivo un lungo viaggio e un sostanzioso budget di spesa.

 

West Island e Home Island

Nell’arcipelago vi sono due isole abitate: West Island e Home Island, entrambe situate nell’atollo più meridionale delle Cocos. A West Island vivono appena 120 persone ed è qui che è concentrata la maggior parte delle strutture turistiche dell’arcipelago. Sembra impossibile, ma in questa minuscola isola vi è anche un campo da golf. A West Island vi sono anche una serie di spiagge bellissime e quasi sempre deserte. Le spiagge sono circondate dalla vegetazione tropicale e si affacciano su un tratto di mare limpidissimo. Quando sarete stanchi di oziare sotto il sole, concedetevi una passeggiata nei sentieri che attraversano la giungla dell’entroterra, tra alberi dall’aspetto primitivo e colonie di sterne bianche. Nel mare, invece, vi sono circa 500 specie di pesci e 100 specie di coralli. E’ molto bella anche Home Island, che è abitata soprattutto da persone di origine malese, arrivate qui durante l’epoca della dominazione britannica delle Cocos. Le strutture ricettive di Home Island sono minime, ma le spiagge sono davvero belle. In quest’isola, inoltre, potrete provare gli squisiti piatti della cucina malese.

Isole Fiji: dove si trovano, quando andare e i luoghi da vedere

Le Isole Fiji sono uno dei paradisi marini più belli al mondo. L’arcipelago delle isole Figi, situato nel Pacifico meridionale, vanta spiagge di sabbia bianca e superbi fondali. Ma è anche un’ottima destinazione per fare trekking nella giungla o per calarsi nella cultura del Pacifico Meridionale.

Se sognate da tempo i mari del Sud ed avete un budget di spesa sostanzioso, una buona idea potrebbe essere quella di visitare le isole Fiji. Situate nel Pacifico Meridionale, tra la Nuova Zelanda e le Hawaii, le 322 isole delle Figi rappresentato uno dei paradisi marini più belli al mondo, per una vacanza che sarà certamente indimenticabile. Il mare non è l’unica attrazione dell’arcipelago. Tra un trekking nella giungla e uno spettacolo di danze haka, vi sono decine di attività da praticare nel momento in cui sarete stanchi di oziare in spiaggia. Come per altre destinazioni del Pacifico Meridionale, anche le isole Figi sono difficili da raggiungere e le difficoltà del viaggio fanno lievitare i costi della vacanza. I principali collegamenti con l’aeroporto di Nadi, situato sull’isola di Viti Levu, sono quelli con gli aeroporti degli Stati Uniti, dalla Nuova Zelanda e dalla Corea del Sud.

Viti Levu: la più grande tra le Figi

Viti Levu è la più grande tra le isole delle Fiji ed ospita circa il 70% della popolazione del piccolo stato oceanico. La capitale Suva è la località ideale per iniziare un tour dell’isola. E’ qui che si trova il Fiji Museum, dove potrete ricevere una serie di preziose informazioni sull’arcipelago, ed è qui che troverete club e locali in cui trascorrere una piacevole serata. Sulla Coral Coast meritano una visita le Sigatoga Sand Dunes, le dune sabbiose che si trovano nei pressi del villaggio di Kulukulu. All’estremità occidentale della Coral Coast c’è la spiaggia di Natadola, che è certamente una delle più belle dell’isola. A Natadola non vi è ancora un numero esagerato di strutture turistiche, ma tutto lascia presupporre che la situazione cambierà in fretta. La spiaggia è un ottimo punto per praticare il surf, visto che vi sono onde alte e lunghe per una buona parte dell’anno.

Vanua Levu

Rispetto a Viti Levu, che si trova di fronte ad essa, l’isola di Vanua Levu non è molto frequentata dai turisti e dispone di infrastrutture ancora poco sviluppate. Ricoperta di palme e di piante tropicali, Vanua Levu è un’ottima meta per coloro che vogliono immergersi più profondamente nella cultura degli abitanti delle Isole Fiji, o per coloro che hanno a disposizione un budget di spesa relativamente limitato. La principale località dell’isola è il villaggio di Savusavu, che si affaccia su una splendida baia e che è visitato soprattutto dagli amanti delle immersioni.

Isole Mamanuca

Ad ovest di Viti Levu ci sono le Mamanuca, un gruppo di piccole isole che rappresentano il top per chi si reca alle Figi con l’intenzione di trascorrere le sue vacanze al mare. E’ qui che sorgono i resort più famosi, come quelli di Mana, Beachcomber, Castaway e Plantation Island. Ad aiutare l’industria turistica della zona è anche la vicinanza all’aeroporto internazionale di Nadi, che si trova a circa un’ora di barca. Ognuna delle isole di Mamanuca è dotata di spiagge idilliache e di centri per le immersioni. In alcune isole, inoltre, è possibile trovare alloggi economici e semplici guesthouse.

Isole Maldive: quando andare e dove alloggiare

Le Isole Maldive sono un gruppo di atolli nell’Oceano Indiano, poste a sud-ovest dell’India. Tante volte si pensa al paradiso terrestre, bhè questo è il nostro! 

Per risparmiare vi suggeriamo di scegliere uno dei periodi sconsigliati dalle agenzie e dai tour operator: praticamente durante la nostra estate, si dice che tra aprile e novembre nell’area centrale dell’oceano indiano i monsoni si presentano all’improvviso. Noi ci siamo stati alla fine del mese di luglio e le forti piogge che ci aspettavamo si sono trasformate in cinque minuti di goccioloni verso le 18 ( fenomeno che si è presentato per tre volte in otto giorni), la temperatura non cambia e subito dopo è di nuovo fantastico, senza contare lo spettacolo che il cielo e l’orizzonte riservano dopo i temporali.

Volo da Milano per Malè con scalo a Roma (solo per carico passeggeri), già dal finestrino dell’aereo si capisce la bellezza dell’arcipelago, all’arrivo ci spetta ancora il trasferimento in barca veloce fino al nostro atollo “ Bodu Huraa” posto nell’area di male sud. Il villaggio (a dire il vero sono un pò tutti molto simili), non offre particolari tipi di animazione, ma solo una buona assistenza per le attività legate al mare e alla barriera corallina che vediamo con i nostri occhi dal terrazzo del overwater che ci hanno dedicato e la fortuna ci ha assistito visto che è quello più estremo con vista a 360 gradi sull’oceano indiano!

Il primo giorno è dedicato alla scoperta dell’atollo, in circa 30 minuti lo abbiamo visitato tutto, e si capisce immediatamente che il bagaglio portato è sin troppo esagerato, basterebbe una buona scorta di costumi un pareo e un abito per una serata romantica, senza dimenticare un copri spalle, per il rispetto della religione locale che vuole che nella sale ristorante ci si rechi vestiti in maniera “decorosa” coprendo le spalle. Pensando alle Maldive mi ero fatta un’immagine di paradiso dove il dolce far niente avrebbe preso il sopravvento e invece ho scoperto che si possono fare mille esperienze e scoperte: dallo snorkeling alle immersioni (seguiti dai maestri di Diving), per chi è appassionato di fotografia della natura c’è da rimanere stupiti dalla vegetazione, dagli uccelli sino ai piccoli animaletti che popolano l’atollo, e soprattutto dotatevi di una macchina fotografica “marina” per portate a casa il ricordo più bello: quello del popolo del mare sommerso!!! L’assistenza in loco organizza anche delle escursioni o gite di una giornata sulle isole vicine dove troverete dei piccoli negozi di artigianato locale per comprare qualche pensierino.

E poi c’è il mare che con le sue acque con temperatura costante dai 28 a 34 gradi è un sogno, i pesciolini, le mante e le stelle marine e qualche squaletto  si avvicinano sino a riva avvicinandosi alle mie gambe che resta in ammollo tutta la giornata!

Le giornate trascorrono nella pace assoluta, ma il rientro a casa è vicino, trasferimento in aeroporto e si vola verso l’ Italia con un po’ di malinconia nel lasciare questo angolo di paradiso terrestre.

Alle Maldive sono accettati gli Euro, ma per non incombere in qualche arrotondamento di troppo, consiglio il “classico dollaro americano”, non occorrono vaccinazioni ed è anche per questo che le consigliamo a tutti.

Deserto del Gobi: cosa vedere e come organizzare il viaggio

Il Deserto del Gobi è un immenso deserto asiatico che si sviluppa a metà tra la Mongolia meridionale e il nord della Cina.

La Mongolia è un paese affascinante non solo per la popolazione, dedita alla tradizione e alle loro usanze, ma anche per gli infiniti paesaggi desertici e rocciosi, quelli dominati dalle interminabili steppe o dai boschi più a nord. Ci siamo stati l’estate scorsa con un gruppo di persone che hanno deciso come me di intraprendere questo pazzo viaggio per il Deserto del Gobi grazie all’organizzazione di Amitaba. Stranamente abbiamo trovato molta pioggia che ha reso il viaggio di difficile percorrenza, ma rendendolo più avventuroso ed entusiasmante che mai, ci ha donato sicuramente dei momenti indimenticabili nel fango a spingere i nostri due amati wazz (vecchi furgoncini, simili a quelli degli hippie, ma da guerra, lasciati dai russi dopo le purghe russe degli anni ’30) guidati dagli abilissimi e amatissimi Ghirlè e Moghi.

Gli spazi sconfinati del Deserto del Gobi aprono la mente alla riflessione e certe volte ad una solitudine diversa da quella a cui siamo abituati in Italia; qui ti senti solo per il rapporto che hai con il mondo circostante, gli orizzonti sembrano inavvicinabili e neanche tangibili, tutto appare lontano e tu come uomo ti senti solo in balia della natura, del deserto. Ogni tanto si hanno spiragli di vita, in giro per il deserto si possono incontrare intere famiglie nomadi che si spostano in base alla stagione, calda o fredda, con la loro gher e il bestiame: capre, cavalli o cammelli. Con questi animali producono latte, panna, formaggi e sono il principale mezzo di sostentamento per i nomadi, che tra l’altro ne mangiano la carne, preferendo il grasso, a differenza da noi i mongoli non mangiano verdure (i nostri autisti sono stati più che chiari su questo punto). È usanza fermarsi ad ogni gher in cui ci si imbatte, tutti devono entrare e il capo famiglia offre pane, latte salato con the, panna (buonissima), formaggi e qualcuno anche vodka (l’ho provata ed era molto buona), tabacco da sniffo, e altre pietanze; tutto “home made” da loro.

Usciti dalla vallata di un canyon ecco davanti a noi le prime e ultime dune del viaggio. Una vista incredibile.

Vagando per il deserto ci si imbatte negli ovo, montagne di pietre dedicate ad una divinità buddista, si riconoscono grazie a dei tessuti azzurri color cielo, altri bianchi color latte e altri ancora rossi, gialli, verdi. È importante sapere che il deserto in Mongolia è roccioso, solo in un luogo preciso potrete trovare le dune di sabbia come nel Sahara. Se ci andrete sappiate che dovrete “scalare” una duna e vi consiglio di prendere, per esperienza, la salita meno pendente anche se più lunga, sulla sabbia un passo avanti sono tre passi indietro, non è un modo di dire. A piedi nudi fino alla cima della duna, qualche foto con la gopro (sconsigliate macchine fotografiche normali per la sabbia e per la fatica a salire) e ammirando il paesaggio circostante si vede una totale differenza: un versante è di deserto sabbioso e l’altro di deserto roccioso. Quando è il momento di tornare, giù di corsa verso valle e, parola mia, sembra di volare. Saltellando con una leggerezza mai percepita e ammortizzando ogni salto con la sabbia si arriva alla macchina senza problemi, in pochi minuti.

Ora, vi chiederete, ma perchè andare in Mongolia, a Luglio, durante le vacanze, quando potreste andare ai Caraibi o chissà dove? Per i seguenti 5 motivi:

  1. Amate viaggiare (ovvio), esperienze nuove, ecc.. .
  2. Siete stanchi del cemento.
  3. Siete stanchi delle idiozie della gente e volete un po di introspezione.
  4. Volete vivere un’avventura (fidatevi).
  5. Volete vedere un cielo notturno di quelli che solo nei cartoni animati riuscireste a vedere: nero, pieno di luccichi e di stelle che non scorgereste ad occhio nudo neanche nella zona più buia d’Italia. Il buio più totale intorno alla vostra tenda si schiarisce con la luce del cielo e l’orizzonte quasi si confonde con il buio della notte, neanche una luce, una voce o un suono.

Il popolo mongolo è speciale, è un popolo dedito alla tradizione e al suo mantenimento. Basti pensare che nel ’24, con le purghe staliniane, la Mongolia è stata invasa dai russi e dopo il ’38 dei 200 templi buddisti ne rimasero una ventina. I monasteri buddisti al tempo erano un importante centro di potere politico, culturale e religioso e i russi per rinnovare la cultura verso il nuovo e quindi avere meno ostacoli li distrussero. È grazie a persone che hanno sacrificato la loro vita per custodire questi saperi che oggi possiamo ammirare il museo dedicato a Danzan Ravjaa a  Sainshand. Quest’uomo era un medico, poeta, insegnante di musica, danza e scienze, autore di opere teatrali, pittore e fu anche l’ideatore e il fondatore del centro energetico a noi conosciuto come Shambala. Egli affidò i suoi cimeli ad uno dei suoi discepoli che ne divenne il custode. Quest’ultimo con l’arrivo dei russi sottrasse di notte pian piano tutte le reliquie e le nascose sotto terra. Dopo la rivoluzione e l’arresa dei russi il nuovo custode le dissotterrò (da 60 bauli se ne hanno 20) e ne fece un museo. Questo museo ora si pone come centro di riferimento per il rinnovo della cultura mongola e ha l’obiettivo di riportare questo luogo alla sua antica funzione: l’istruzione. Era luogo di destinazione per diverse culture, giungevano qui perfino americani e inglesi.

Il buddismo ha un ruolo fondamentale in Mongolia, soprattutto i monasteri. Il tibetano è una lingua sconosciuta ai mongoli, ad eccezione dei monaci, e i testi buddisti sono interamente scritti in tibetano, motivo per cui i mongoli sono soliti fare offerte in cambio di preghiere.

Vorrei raccontarvi di più ma questa voleva essere una breve introduzione sul mio viaggio in Mongolia e su ciò che abbiamo visto, imparato e vissuto.

 

Le migliori spiagge della Birmania (Myanmar)

La Birmania (Myanmar dal 1989) è uno dei paesi del Sud-Est Asiatico più particolari da visitare, soprattutto dal punto di vista naturalistico, e ha spiagge bellissime, incontaminate, ancora preservate dal turismo di massa. Ha un clima tropicale e i mesi più caldi sono marzo e aprile mentre, invece, la stagione delle piogge è da maggio ad ottobre. Per questo motivo, il periodo migliore per andare in Birmania è da dicembre a febbraio.

Le sue principali spiagge sono Ngapali, Ngwe Saung e Chaung Tha.

Ngapali

Ngapali Beach, Rakhine State, Myanmar

La spiaggia di Ngapali si estende per diversi chilometri e consta di quattro villaggi. La sua sabbia è fine, i bungalow sono sparsi in un bosco di alberi di cocco posto di fronte al mare. I servizi sono molto efficienti ed è molto tranquilla. Al Sandoway resort potrete fittare una piccola barca per quattro persone per soli 40 dollari dove vi verranno offerti pesci e calamari alla griglia, gamberi e birra. Per visitare il villaggio di pescatori potrete noleggiare delle biciclette o un tuk tuk, un taxi a tre ruote tipico del Sud Est.

NGWE SAUNG

 

La spiaggia di Ngwe Saung sembra fatta d’argento, l’accesso non è sicuro e da Yangon, la più grande città della Birmania, ci vogliono cinque ore di auto. Eppure, una volta arrivati qui, avrete la sensazione di stare in un ambiente molto protetto, paradisiaco e per pochi. Non restate qui solo per due giorni perché è molto stancante il percorso per raggiungerla. Altrimenti una soluzione a buon mercato è un autobus che si prende dal nuovo terminal di Yangon, sulla strada per Bago, e va direttamente a Ngwe Saung. Si ferma nel centro del paese, è comodo ma ci vogliono almeno sei ore di viaggio. Un’altra buona soluzione è il battello pubblico che naviga di notte e parte da Yangon per Pathein.

Chaung THA

 

Chaung Tha è una spiaggia più rustica rispetto alle altre due ed è conosciuta da pochi turisti occidentali. Non distante da Ngwe Saung, offre anche un noleggio bici e passeggiate a cavallo. Qui troverete ottimi hotel e potrete andare alla scoperta di spiagge piene di palme, rilassanti e affascinanti.

 

Kanthaya beach

 

Kanthaya è stata, per un breve periodo, una vera e propria località balneare: nel 1995 fu costruito un albergo lussuoso sulla spiaggia ma venne abbandonato subito dopo. I ristoranti e gli alberghi sono tutti sulla strada principale.

 

Cosa vedere a Pechino in 3 giorni

Visitare Pechino

Visitare Pechino

Prepararsi ad un viaggio nella Città Proibita non è certo cosa di poco conto. Proprio per questo qual è il modo giusto per visitare Pechino avendo a disposizione solo pochi giorni?

Pechino è la terza città al mondo per numero di abitanti distribuiti in un territorio che è grande poco più della metà del Belgio. È una città in cui il fascino dell’antico e del moderno si mescolano finendo col vivere in una simbiosi in grado di travolgere i suoi abitanti ma soprattutto i tanti turisti che ogni anno prendono d’assalto la capitale cinese rimanendo abbagliati dal vortice di labirinti urbani  ed umani.

Proprio per questo suo carattere molto complesso e per questa sua doppia anima che da sempre la caratterizza che partire alla volta di Pechino senza un piano preciso potrebbe rivelarsi un’operazione alquanto complicata. I luoghi da poter visitare sono veramente tanti come le possibilità offerte dalla città. Basti pensare che Pechino è talmente vasta che buona parte degli abitanti non l’ha mai vista tutta! Ecco perché vi proponiamo una breve guida dei luoghi must da visitare per un soggiorno di pochi giorni.

3 giorni a Pechino: cosa vedere assolutamente

La città proibita

Situata al centro di Pechino, era il palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing. Esempio cardine dell’architettura tradizionale cinese è la struttura palazzale più antica al mondo la cui costruzione iniziò nel 1406 e terminò nel 1420. Copre una superficie totale di circa 150.000 chilometri quadrati ed è composta da 90 palazzi, 980 edifici e 8704 stanze. L’accesso alla città proibita è da piazza Tien’anmen, la porta della Purezza Celeste e attraverso la Porta Meridiana, luogo in cui l’Imperatore annunciava il nuovo calendario lunare. La corte esterna è composta da tre edifici principali: il Palazzo della Suprema Armonia, il Palazzo dell’Armonia Centrale ed il Palazzo della Preservazione dell’Armonia. La corte interna, invece, è composta da tre strutture posizionate sul retro della città: il Palazzo della Purezza Celeste, il Palazzo della Grande Unione e il Palazzo della Tranquillità terrena. Corredano il tutto palazzi di struttura orientale ed occidentale. L’uscita principale è la Porta della Divina Potenza, accanto al Giardino Imperiale. Approfittate della visita alla Città Proibita per visitare piazza Tien’anmen.

La Grande Muraglia

Visitare PechinoDichiarata Patrimonio dell’UNESCO nel 1987 ed inserita tra le Sette meraviglie del mondo nel 2007, la muraglia misura 8850 chilometri di altezza variabile e venne costruita a partire dal 215 a. C. per volere dell’imperatore Qin Shi Huang. Si tratta di un capolavoro dell’architettura di tipo difensivo che nonché uno dei siti più visitati al mondo grazie anche ai paesaggi unici garantiti dalle sue diverse altezze.

Il Palazzo d’Estate

Situato a circa 20 chilometri da Pechino era la residenza estiva della dinastia imperiale. Si estende per circa 300 ettari ed è sovrastato dalla Collina d’oro, così denominata per lo sfarzo della via imperiale. Da non perdere il lago Kunming con il ponte dei 17 archi e la Nave del sollievo e della purezza.

Hutong

Gli hutong sono gli antichi vicoli situati nel centro storico e culturale della città. Questi vicoli sono i testimoni principali dei numerosi cambiamenti storici ed architettonici che hanno attraversato la città nel corso del tempo. Si tratta di un labirinto di viuzze dalle caratteristiche case dai mattoni grigi in cui è davvero molto facile perdersi!

Il Tempio del Cielo

Visitare PechinoIl più sacro dei templi imperiali della città, un vero capolavoro architettonico e paesaggistico. Era il luogo deputato all’adorazione del Cielo da parte dell’imperatore durante i solstizi d’inverno. La costruzione risale al 1420 e si estende per 2,7 chilometri quadrati, sede di tre gruppi di costruzioni principali: l’Altare circolare, il Tempio del Dio dell’universo e la Sala per la preghiera per i buoni raccolti.  Dal 1998 è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Sigiriya e Sri Lanka: cosa vedere sulla grande rocca

Gli Sri Lankesi sanno che hanno qualcosa al di là delle spiagge e delle piantagioni di tè per attirare il turismo, come Sigiriya. Non sono, però, mai riusciti a farlo emergere a causa di una guerra civile negli anni ‘80 e dello tsunami.
Adesso, però, possono contare su un flusso turistico importante e in aumento e su una serie di importanti compagnie aeree che servono la capitale Colombo.

Chi ama la storia buddista non può mancare questa tappa dove l’arcaico e il moderno vanno a braccetto: sculture, un’architettura straordinaria e rovine monastiche fanno vivere l’intensa esperienza del buddismo antico.

Sigiriya è, ad esempio, un sito archeologico posto vicino alla città di Dambulla ed è una massiccia roccia di 200 metri che domina sulle pianure sottostanti. Per salire in alto troverete sentieri e scalette che vi condurranno davanti a camere affrescate, al Lion Rock, ai giardini d’acqua e al palazzo reale.

Stiamo parlando di una cittadella del V secolo, costruita dal re Kashyapa, uno dei siti ottocenteschi dello Sri Lanka dichiarati PATRIMONIO UNESCO.

Partendo a nord da Kandy, la seconda città più grande del paese dove troverete il bel “tempio del dente”, si passa sopra le pianure asciutte tradizionalmente conosciute come Rajarata – la terra del re – contrassegnata da monumenti grandiosi, Buddasi meditativi colossali, templi della grotta e sculture in pietra, famiglie di scimmie e ciclisti allegri perché immersi nel mezzo di una natura straordinaria.

Il cuore spirituale è la grande città rovinata di Anuradhapura, capitale dell’isola del terzo secolo aC finché non fu abbandonata dopo un’invasione nel 993 dC. È collegata da un percorso del pellegrino di 13 chilometri fino al picco di Mihintale, conosciuto come il luogo dove il monaco missionario Mahinda, figlio dell’imperatore Ashoka dell’India, si incontrò con il re Devanampiyatissa radicando il buddismo. I monasteri, i palazzi e i dagoba (edifici a cupola) distribuiti un po’ ovunque rendono questo luogo importante quanto le piramidi egiziane.

Trascorrere abbastanza tempo tra i tesori del Triangolo Culturale vi permetterà di vivere lo Sri Lanka in modo completamente diverso: aiuta molto avere una vettura e un conducente anche se i servizi locali di autobus raggiungono aree locali e remote.

Se casualmente capitate in una festa notturna nel triangolo culturale, riuscirete a capire quanto la cultura buddista in questa parte del mondo sia animata e viva.

Invece se preferite la vacanza solita, tra le spiagge dell’Oceano Indiano, andate a Passekudah Bay e nel suo resort Maalu Maalu. Belli anche Bentota, Marble Beach e Arugam Bay, sulla costa orientale; Mirissa, Unawatuna, Uppivelli e Hikkaduwa sulla costa meridionale.

 

Cosa fare ad Ubud: consigli per visitare il cuore di Bali

ubud bali

Ubud non è il tipo di posto dove hai bisogno di un lungo elenco di cose da fare. Nessuna delle attrazioni o delle attività è veramente importante. Ad Ubud si mangia, si fa yoga e si fanno massaggi ma si possono fare anche tante altre cose. Ecco quali.

 

1) Rimanere fuori città

La prima impressione di Ubud non è delle migliori. Siamo stati al centro della città per i nostri primi giorni e ci siamo chiesti cosa stessimo facendo qui. Il centro è congestionato dal traffico, da gruppi turistici e negozi di souvenir. Ci sono gemme da trovare, ma per sfruttare al meglio il vostro soggiorno consigliamo di stare al di fuori del centro, idealmente da qualche parte con una vista sul campo di riso.
C’è una vasta gamma di alloggi a Ubud dalle case familiari a centinaia di resort di lusso. Utilizzate Booking.com per trovare gli hotel, scegliete “vista” come uno dei servizi in camera e troverete un sacco di suggerimenti fuori città, come Bambu Indah, una splendida boutique eco-resort.

Se volete essere a poca distanza dal centro (probabilmente meglio se non volete noleggiare una moto), ci sono alcune belle opzioni in luoghi tranquilli e panoramici tra cui Desak Putu Putera Cottages, un’oasi a prezzi accessibili (il nostro posto preferito per stare al centro), Three Dewi’s, una guest house con vista sul campo di riso e Nur Guesthouse, circondata da campi di riso.

2) Campuhan Ridge Walk

ridge walk

The Campuhan Ridge è stata la nostra passeggiata preferita a Ubud, è uno dei luoghi unici per sfuggire al traffico. Ci sono alcune colline, ma è una passeggiata facile con belle viste sui campi di riso e giù sulla valle. Non c’è molta ombra, quindi è meglio la mattina presto o verso il tramonto.

3) Camminare nei campi di riso

Un’altra piacevole passeggiata è un percorso attraverso i campi di riso verso la fattoria e il ristorante Sari Organik. Ci sono un sacco di caffè lungo la strada dove si può godere di un drink o un pasto con una vista. Puoi anche iniziare all’estremità opposta di Jalan Kajeng e fare un giro a Sari Organik. Il lato negativo è che le motociclette guidano su questi stretti sentieri

 

4) Scopri le tranquillità di Ubud

Il centro di Ubud è impegnativo, ma si possono trovare belle e tranquille località. I nostri preferiti sono stati il laghetto di loto al tempio di Saraswati (dietro Starbucks) e Taksu Spa, dove la gola del fiume è un’oasi. Prenditi il ​​tempo per vagare e vi sorprenderete da quello che troverete.

5) Performance di danza Kecak

Ubud è famosa per le sue tradizionali performance di danza: non avevamo aspettative molto alte ma abbiamo apprezzato la danza Kecak, che abbiamo visto al tempio nel villaggio di Junjungan. La performance Kecak si svolge ogni lunedì sera alle 19 del tempio nel villaggio di Junjungan sul Jalan Tirta Tawar. I biglietti costano 75.000 IDR (€5.50). Potreste combinarlo con un pasto a Warung Bintangbali.

6) Noleggiare una moto

Noleggiare una moto è il modo migliore per esplorare la campagna che circonda Ubud. Potreste camminare o andare in bicicletta, ma è molto più fresco sul retro di una moto. Il noleggio è a buon mercato – solo 50.000 IDR (€ 4) al giorno e non è necessario lasciare un deposito o mostrare una licenza.

Il traffico a Ubud può essere pazzesco, quindi se siete principianti, viaggiate sulle strade più tranquille fuori città
Dirigetevi a nord su Jalan Tirta Tawar, Sri Wedari o Suweta, o ad est attraverso il tunnel ad albero al villaggio di Penestanan.

Se noleggiate una motocicletta assicuratevi che l’assicurazione di viaggio copra tutti gli eventi.

7) Pratica Yoga

Ubud è il paradiso dello yoga! Qui troverete una classe che vi soddisfa.

 

8) Cena con vista

Scegliete i ristoranti con vista sui campi di riso e sulle gole del fiume. Sari Organik ha una cucina biologica gustosa con viste sul campo di riso e la passeggiata fa parte dell’esperienza. L’Elephant serve ottimi piatti vegetariani con vista sul crinale di Campuhan. Warung Bintangbali ha piatti poco costosi indonesiani con viste sul campo di riso.

9) Pasto gourmet

Per questa piccola città, Ubud ha un numero sorprendente di ristoranti gourmet che offrono menu fantastici di degustazione. Certo, sono molto più costosi di un pasto normale, ma sono assolutamente da provare.

 

10) Tour con Bali Eco Cycling

Non andiamo spesso in bicicletta ma il tour di Bali Eco Cycling è stato facile! È un ottimo modo per vedere Bali e conoscere la cultura. L’unico inconveniente è stata la piantagione turistica del caffè.

11) La foresta delle scimmie

Eravamo preoccupati di sfidare le famose scimmie, ma, alla fine, si è rivelata una passeggiata piacevole attraverso la foresta con templi e alberi banyan che sembrava un set di Indiana Jones. Fate attenzione alle scimmie, però: rubano e possono essere aggressive. Non nutritele, finirete con le scimmie che si arrampicano su di voi. Questo può sembrare divertente, ma la rabbia è molto diffusa a Bali, e, con un morso o un graffio (un evento comune), avrete bisogno di una serie di iniezioni.

 

12) Tempio di Gunung Kawi

Questo tempio del XI secolo presenta santuari scolpiti nella roccia in fondo a una valle del fiume. Si trova a 30 minuti d’auto da Ubud e può essere combinato con Tirta Empul. Arrivate ​​presto per evitare le folle e venditori di souvenir.

13) Tempio dell’acqua di Tirta Empul

tempio tirta empul

Il tempio dell’acqua di Tirta Empul si trova vicino a Gunung Kawi. Gli indù balinesi vanno qui per fare il bagno nelle acque sante.

14) Cascata di Tegenungan

La cascata non è enorme, ma il paesaggio è incantevole e abbiamo apprezzato una nuotata in piscina. Ancora una volta, arrivate presto.

15) Visitate una galleria d’arte

Ubud è una città molto artistica. È possibile visitare molti piccoli studi per acquistare opere d’arte o grandi musei d’arte per conoscere la storia dell’arte a Ubud. Ho apprezzato molto l’arte balinese al Museo d’Arte di Neka, anche se l’architettura del Museo Antonio Blanco è certamente eccentrica.

16) Fate un massaggio

Rivolgetevi a Sang Spa 2 e Cantika (in particolare il ramo Cantika Zest a Penestanan). Altrimenti, è possibile ottenere massaggi senza fronzoli in tutta la città per circa 100.000 IDR (€ 8).

 

Viaggi indimenticabili: 5 mete da fare assolutamente nella vita

Viaggi indimenticabili

Viaggi indimenticabili

Viaggi che cambiano la vita, quelli da fare almeno una volta, quelli che lasciano un segno, una traccia che renderà tutto diverso. Sono i viaggi indimenticabili, sogni ad occhi aperti che fanno venir voglia di lasciarsi tutto alle spalle mossi da un unico grande desiderio: la scoperta di nuovi mondi.

Chi non si è mai ritrovato a fantasticare sulle mete irraggiungibili così lontane da pensare che resteranno solo tali, dei sogni fantastici. Ma è proprio nel sogno ad occhi aperti che si concretizza il desiderio più intimo di fuga dalla realtà. Vi siete mai chiesti perché si è portati a fantasticare la maggior parte delle volte su terre lontane dalla nostra? Forse perché la meta indimenticabile è intimamente collegata al timore verso ciò che non si conosce o forse perché indimenticabile vuol dire rottura totale degli schemi.

Qualunque sia la connessione che siamo portati a fare c’è un solo dato certo: indimenticabile è solo ciò che rendiamo tale, vicino o lontano.

Per questo. libero sfogo alla fantasia e provate ad immaginarvi in una delle nostre 5 proposte per un viaggio da sogno.

TOP 5

Koh Phi Phi – Thailandia

Viaggi indimenticabiliLa Thailandia è soprannominata la terra del sorriso ed è uno di quei paesi che per il carico di storia e l’estrema gentilezza dei suoi abitanti resta impresso nella mente. Inoltre non si può non restare abbagliati dal mix di odori, sapori e suoni che invadono l’aria. Il paese offre una pluralità di attrattive tra isole, parchi e montagne situate nel nord. Koh Phi Phi è situata nella costa dell’ovest ed è da molti considerata l’ultimo paradiso: non a caso è proprio qui che è stato girato il film The Beach con Leonardo Di Caprio. Tramonti mozzafiato e splendide acqua, adatte per lo snorkeling, valgono la menzione nella top 5.

Namibia – Africa Meridionale

Viaggi indimenticabiliIl deserto del Namib, da cui prende il nome, è il più antico del pianeta e il tratto dominante dell’intero paese.  Abitata prevalentemente da boscimani la Namibia è una terra di  forte contrasti, come buona parte del continente africano: l’aridità del terreno e le immense savane fanno da spalla ad incredibili riserve naturali, paesaggi di inestimabile bellezza ed estrema cortesia dei suoi abitanti. Se avete mai pensato ad un safari, questo è il posto giusto per poterlo fare.

 

Cusco – Perù

Viaggi indimenticabiliÈ considerata la capitale storica del paese perché fu capitale dell’impero Inca: il suo nome in quechua vuol dire ombelico del mondo. È difficile non restare impressionati dalla bellezza del centro storico: gli occhi sono rapiti dalla storia millenaria che si respira in ogni dove. È infatti così ricca di meraviglie che è il posto ideale per chi ha voglia di godersi una vacanza senza fretta lasciandosi trasportare dal ritmo della storia su una delle vette più alte del mondo. Consigliamo il cammino per raggiungere il Machu Picchu, il cammino Inca di due giorni ad un’altitudine di oltre 2000 metri.

Daintree Rainforest – Australia

Viaggi indimenticabiliL’Australia è il sogno di molti, in particolare per i surfisti. Sarà per le lunghe coste  o per i venti favorevoli, questo paese attira orde di turisti in misura sempre maggiore da ogni parte del mondo. Se la mancanza di mezzi di trasporto frequenti non vi spaventa e volete ardentemente uno scenario unico al mondo la Daintree Rainforest è il posto adatto per voi: una sola corsa di autobus al giorno per condurvi in questa foresta pluviale tra felci, liane e mangrovie ma anche pipistrelli giganti, farfalle e pappagalli.

Vientiane – Laos

Viaggi indimenticabiliVientiane è la capitale della Repubblica Popolare Democratica del Laos. Viaggiare nel Laos è sempre un’avventura grazie ad una territorio estremamente variegato con montagne isolate e rurali e città che vivono un forte influsso turistico e le 4000 isole  che compongono la nazione. Nella capitale tappe obbligatorie sono i templi Wat Si Sakhet ed il Phra That Luang e la piana delle Giare. Se ai i viaggi indimenticabili volete aggiungere un tocco di mistero questa piana è quello che fa per voi: è ricoperta da migliaia di gigantesche giare  ma perché siano lì e come siano state costruite è ancora un enigma.