Barbados: cosa vedere e dove fare surf

I suoi paesaggi spaziano dalla frastagliata costa atlantica alle spiagge caraibiche del versante occidentale. L’isola di Barbados è una meta perfetta per gli amanti del mare, ma offre ai visitatori anche diversi monumenti di epoca coloniale

Da una parte c’è l’Oceano Atlantico, dall’altra parte c’è il Mar dei Caraibi. La diversità dei paesaggi dell’isola di Barbados è dovuta in gran parte alla sua posizione geografica, che la vede un po’ più ad est degli altri territori delle Antille. Sulla costa orientale, che è quella che si affaccia sull’Atlantico, troverete panorami selvaggi e scogliere che si gettano in mare. Sulla costa occidentale verrete accolti da quelli che sono gli elementi fondamentali dei Caraibi: spiagge deliziose, mare cristallino e fondali in cui praticare le immersioni. L’isola di Barbados è stata scoperta dai portoghesi ed è stata per secoli una colonia britannica. La lingua ufficiale è l’inglese, ma la popolazione locale parla anche un idioma creolo.

Costa caraibica

La visita di Barbados comincia solitamente nella piccola cittadina di Bridgetown, che riflette ad ogni angolo il suo carattere tipicamente inglese. A Bridgetown c’è perfino una Trafalgar Square in miniatura che ricorda quella di Londra e che, proprio come quella londinese, ospita una statua di Lord Nelson, ammiraglio ed eroe nazionale britannico. Meritano una visita anche il Fairchild Market e la cattedrale di St. Michael, che risale al 1789. Se volete immergervi nella cultura rasta, che a Barbados è sufficientemente diffusa, fate due passi a Temple Yard. Nonostante sia molto piccola, Bridgetown offre numerosi locali notturni, ma gli amanti della movida saranno felici di sapere che potranno fare festa anche di giorno, salendo su una delle imbarcazioni su cui si balla e si beve quando il sole è ancora alto.

Nei pressi di Bridgetown vi sono alcune splendide spiagge, soprattutto sul versante meridionale dell’isola. Ma attenzione: alcune zone sono molto ventose e sono più adatte al windsurf che al nuoto. In quest’area una delle spiagge più famose è Crane Beach, che offre sabbia bianca e che è lambita dalla vegetazione tropicale. Se siete in cerca di emozioni caraibiche dovrete recarvi verso la costa occidentale, che è significativamente soprannominata Platinum Coast. In quest’area vi sono diverse spiagge, tutte con la stessa caratteristica: il mare è calmo e il colore dell’acqua è turchese. Le spiagge più vicine a Bridgetown sono quelle di Brandons e di Batt Rock. Nella zona di St. James, invece, ci sono le spiagge di Fitts Village, Paynes Bay e Sandy Lane. Anche qui troverete bei fondali ed acqua limpidissima, e vale la pena di affittare bombole e maschera per immergersi sulla barriera corallina, che si trova tra i 500 metri e i 2 chilometri dalla costa. I fondali più belli sono quelli del Folkstone Marine Park, dove avrete la possibilità di osservare tartarughe marine e pesci tropicali nel loro habitat naturale.

Costa atlantica

Anche se molti turisti preferiscono rimanere sul versante occidentale dell’isola, vale la pena affittare un’automobile per seguire la strada che costeggia il versante orientale. I panorami che incontrerete sono assolutamente suggestivi e di certo vi lasceranno a bocca aperta. E’ questa la zona più selvaggia di Barbados. Il bagno, tuttavia, è consigliato esclusivamente ai nuotatori più esperti, poiché le onde atlantiche possono raggiungere diversi metri di altezza e poiché le correnti della zona sono davvero forti. Ma queste condizioni sono per i surfisti. Un buon posto per salire sulla tavola è Bathsheba, che negli ultimi anni ha attirato un numero crescente di surfisti statunitensi.

Bazaruto: come arrivare e quando andare

Splendide spiagge e splendidi fondali. Sono questi i punti di forza dell’arcipelago di Bazaruto, che è composto da cinque isole situate nell’Oceano Indiano. Alla scoperta di un paradiso che non è ancora stato invaso dal turismo di massa

Si trova nell’Oceano Indiano, poco più a nord del Tropico del Capricorno, e può dunque sembrare ovvio che sia un luogo dove le spiagge sono da cartolina e i fondali sono abitati dalle più svariate creature marine. E’ invece meno ovvio il fatto che queste spiagge siano quasi sempre deserte e che questi paradisi non siano ancora stati divorati dal turismo di massa. Stiamo parlando dell’arcipelago di Bazaruto, che è composto da cinque isole situate di fronte alle coste del Mozambico. Se i turisti sono ancora relativamente pochi è perché il paese africano è uscito soltanto da poco da una turbolenta stagione di guerre e di tensioni politiche. Ormai la situazione è sotto controllo e le isole di Bazaruto sono sufficientemente sicure. Ma sono anche care. Il governo centrale ha puntato sullo sviluppo del turismo di fascia alta, incentivando la costruzione di resort di lusso. Le isole di Bazaruto sono un’ottima destinazione per godere del mare dopo una vacanza in Africa Meridionale incentrata sui safari.

Isola di Bazaruto

La principale isola dell’arcipelago è quella di Bazaruto, che vanta una serie di ecosistemi molto differenti tra loro. La barriera corallina è abitata da una miriade di pesci tropicali, mentre nei laghi di acqua dolce non è difficile incontrare i coccodrilli. Se alzate gli occhi al cielo potrete ammirare almeno alcune delle 136 specie di uccelli che vivono sull’isola, e se sarete fortunati potrete assistere al passaggio di uno stormo di fenicotteri. E’ la presenza di questo insieme di animali che ha convinto le autorità del Mozambico a trasformare Bazaruto in una riserva naturale. Sull’isola vi sono una serie di spiagge deliziose, che si affacciano su un mare limpidissimo e che sono circondate dalla vegetazione tropicale. La maggior parte dei resort è dotata di spiagge private. A Bazaruto vi sono anche diversi dive center, in cui affittare l’attrezzatura per immergersi sugli stupendi fondali che si trovano intorno all’isola.

Isola di Benguerra

E’ possibile trovare spiagge idilliache e paesaggi molto vari anche sull’isola di Benguerra, che è la seconda per estensione dell’arcipelago. In pochi chilometri si passa dalla savana alla foresta, dai laghi abitati dai coccodrilli ai fondali marini caratterizzati dalla barriera corallina. Se volete immergervi rivolgetevi al Benguerra Lodge e chiedete di visitare il vivace Two Mile Reef. Le strutture ricettive dell’isola si contano sulle dita di una mano, ma va detto che Benguerra è anche un ottimo punto di partenza per andare a pesca. Le acque dell’arcipelago sono abitate dal marlin, un grosso pesce che arriva a misurare anche tre metri. Al Marlin Beach Lodge è possibile salire su un’imbarcazione per partecipare ad una battuta di pesca.

Quali spiagge visitare ad Antigua e Barbuda

Antigua e Barbuda offrono spiagge di sabbia bianca e magnifici fondali. Antigua è l’isola dove il turismo è più sviluppato e vi sono decine di resort che si affacciano sul mare. Barbuda è un paradiso naturale dove osservare uccelli e animali marini

Il primo navigatore europeo ad avvistarle è stato Cristoforo Colombo, nel 1493, e successivamente sono diventate una colonia britannica. Antigua e Barbuda sono due splendide isole posizionate tra l’Oceano Atlantico e il Mar dei Caraibi, poco più a sud del Tropico del Cancro, e formano l’omonimo stato insieme ad una serie di isole disabitate. Come tutte le destinazioni dei Caraibi, anche Antigua e Barbuda offrono splendide spiagge di sabbia bianca e fondali abitati da una miriade di creature marine. Ma attenzione a scegliere l’isola giusta. Il turismo è più sviluppato su Antigua, che è una meta popolarissima tra i viaggiatori nordamericani. Ad Antigua ci sono chilometri di costa e servizi di ogni tipo, oltre ai resort in cui il turista è costantemente coccolato. Anche a Barbuda troverete qualche resort di fascia alta, ma il numero di viaggiatori che vi si reca è ancora limitato. L’isola conserva un’atmosfera selvaggia e paesaggi suggestivi, sorvolati dalle decine di specie di uccello che abitano qui. Ma le infrastrutture di Barbuda non sono ancora pienamente sviluppate e dunque non troverete gli stessi servizi offerti da Antigua.

Antigua

Un terzo della popolazione del piccolo stato caraibico vive nella capitale St. John’s, una cittadina situata sull’isola di Antigua. A St. John’s si possono ammirare alcuni monumenti che ricordano il periodo della dominazione britannica, come la cattedrale anglicana e il Fort James, che si trova vicino ad una spiaggia molto frequentata dagli abitanti dell’isola. La località che vanta più monumenti è English Harbour, che è stato per secoli uno dei porti principali della marina britannica nel Mar dei Caraibi. Meritano una visita il Nelson’s Dockyard e il Fort Berkeley.

Ma se siete venuti fino ad Antigua è certamente per le sue spiagge. E allora lasciatevi alle spalle i centri abitati ed esplorate la costa nord-occidentale, che è quella in cui si trovano la maggior parte dei resort. Le due mete più famose sono Dickenson Bay e Runaway Bay, che offrono splendide spiagge e mare limpidissimo. Sono suggestive anche le quattro spiagge di Hawksbill, una delle quali è riservata ai nudisti. Da queste località potete salire su una imbarcazione per immergervi intorno alla barriera corallina. Se cercate una spiaggia meno affollata dovete dirigervi verso la parte meridionale dell’isola. E’ qui che si trovano Fryes Bay, Darkwood Beach e Half Moon Bay, che fa parte dell’omonima riserva naturale.

Barbuda

L’isola di Barbuda è ancora poco visitata dai turisti, ma è ben conosciuta dagli amanti del bird-watching. Sull’isola nidificano diverse specie di uccelli e si dice che le fregate superino numericamente la popolazione umana. Ma a Barbuda ci sono anche spiagge di sabbia rosa e di sabbia bianca, tutte rigorosamente selvagge, come quelle che si trovano lungo la costa sud-orientale. Visto lo scarso numero di visitatori, non vi sarà difficile trovare un po’ di tranquillità e un lembo di sabbia isolato. I fondali di Barbuda sono molto belli e vale la pena affittare l’attrezzatura per immergersi.

 

Guinness Storehouse: informazioni, prezzi e durata visita

Una delle cose tipiche che si fa quando si va a Dublino da turisti è andare a visitare quella che comunemente viene chiamata la fabbrica della Guinness ovvero la Guinness Storehouse.

Si tratta di una attrazione puramente turistica, un posto a metà strada tra un museo e una attrazione di Disneyland. Il costo del biglietto era (forse lo è ancora) 13,00 Euro e nel prezzo è compresa una pinta di Guinness che si può prendere al Gravity Bar, un lounge bar posizionato all’ultimo piano dell’edificio, di forma circolare e con le pareti interamente di vetro da cui è possibile vedere tutta Dublino.

Ed è proprio questa l’unica attrazione della Storehouse, personalmente se non fosse per la vista della città dall’alto e per l’ottima Guinness, con tanto di disegno sulla schiuma, non ci sarebbe motivo di venire in questo posto.Tra l’altro la città non è neanche poi così bella, non è certo come vedere Parigi dalla Torre Eiffel. Dublino è una città priva di monumenti a parte qualche chiesa. Basta pensare che nel centro della città regnano sovrani gli uffici della heineken con una scritta gigante a farti compagnia tutto il giorno.

All’interno della storehouse ci sono diverse sale che si possono visitare come un persorso guidato e permettono di capire come viene prodotta questa birra, quali sono gli ingredienti usati, vedere un po di immagini storiche.

La Guinness da sempre ha un ottimo staff che si occupa di marketing ed è per questo che è una bevanda di grande successo. Hanno fatto in modo che chiunque beve Guinness in tutto il mondo si senta parte di un gruppo speciale, una specie di club riservato che ti fa sentire un gradino sopra agli altri. Guinness is good for you, Guinness for strength, There is nothing like a guinness sono solo alcuni degli spot che sono stati creati per pubblicizzare questa birra.

All’uscita dell’edificio, in puro stile parco divertimenti passate per un’area dov’è possibile acquistare qualsiasi cosa riguardi la Guinness, come sottobicchieri, cappelli, magliette, spille, bicchieri, tappetini, … … …

La guinness è anche la nostra bevanda preferita ma la visita della storehouse non è sicuramente una cosa da consigliare. Se siete a Dublino e non avete cose particolari in programma passateci pure ma non aspettatevi niente di particolare. Non aspettatevi niente neanche da Dublino, anche la città è in un limbo priva di identità. E’ una città irlandese che punta ad essere una Capitale Europea, non essendo per questo ne l’una ne l’altra. Ci sono Ipermercati in pieno centro e catene di ristoranti o fast food ovunque, l’unica parte un po più caratteristica rimane temple bar che non amo in particolar modo. E’ un po come visitare Milano per conoscere l’Italia, sicuramente una città interessante ma non è visitando Milano che si capisce cos’è l’italia, anzi …

Per tutti quelli che vogliono visitare l’irlanda il nostro consiglio è ovviamente di fare un salto a Dublino (è pur sempre la capitale dell’irlanda) ma poi andarsene, anche a caso, ovunque ma rimanendo alla larga dalle grandi città. Fermatevi in un paesino, entrate in un pub dall’aspetto sudicio, sedetevi al banco, ordinate una bella pinta di Guinness e qualcosa da mangiare, fate due chiacchiere con il barista o con le persone anziane che avete a fianco e godetevi la vostra vera Irlanda.

Crete senesi: cosa sono e cosa vedere

Oggi partiremo alla scoperta del senese ed in particolare delle famose Crete Senesi, un territorio che incanta in ogni stagione, soprattutto in autunno, quando il verde e il giallo dei campi coltivati sono sostituiti dalle innumerevoli tonalità di marrone, grigio ed ocra della terra lavorata e messa a riposo in attesa della semina primaverile.

Sarà essenziale poter disporre di un mezzo proprio: auto, moto o, per i più sportivi, bicicletta.

La tappa iniziale da cui cominceremo questo viaggio è proprio la città di Siena, celebre per il Duomo, per l’altissima Torre del Mangia, per la suggestiva Piazza del Campo, nonché per il Palio dell’Assunta.

Dopo aver dormito in uno dei tanti agriturismi che costellano le campagne circostanti, potremo passare nell’ambiente cittadino metà  mattinata girovagando tra i vicoli e sostando nella meravigliosa Piazza del Campo a sorseggiare un caffè o un thè. L’atmosfera è frenetica ma al tempo stesso gioiosa: la gente del posto ama vestirsi bene e moltissimi sono i negozi di abbigliamento, di specialità enogastronomiche e di artigianato.

Verso la tarda mattinata, potremo finalmente partire in direzione Asciano per scoprire il paesaggio delle Crete. Esse si trovano a sud est di Siena e sono una zona collinare unica al mondo, frutto dell’erosione praticata dalle acque superficiali su antichi sedimenti marini argillosi e sabbiosi formatisi un milione di anni fa.

Le Crete sono punteggiate da “calanchi” e “biancane” e in autunno-inverno si presentano come un paesaggio “lunare” ammantato da particolari sfumature di colore, in cui balzano all’occhio, arroccati in cima alle colline, pochi piccoli centri di origine medievale, casolari, pievi e monasteri.

Fanno parte di quest’area i comuni di Asciano, Buonconvento, Monteroni d’Arbia, Rapolano Terme e San Giovanni d’Asso. Qui, da secoli si praticano sia attività agro-silvo-pastorali tradizionali come la coltura della vite, la raccolta dei tartufi, la pastorizia, sia attività estrattive (dall’Ottocento è fiorito intorno alle cave di travertino l’artigianato locale).

Qui, serpeggia inoltre un tratto della Via Francigena: attraverso di essa durante il Medioevo migliaia di pellegrini hanno attraversato le Crete per recarsi a Roma.

La strada che unisce Siena ad Asciano va percorsa lentamente, gustata… è la chiave d’ingresso al mondo senza tempo delle Crete Senesi. Arrivati ad Asciano, proseguiremo in direzione Chiusure, per raggiungere la vicina Abbazia di Monte Uliveto Maggiore, ove faremo una breve sosta.

L’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore, sorta per iniziativa di San Bernardo Tolomei (1272-1348), si erge in cima a un colle, immersa in una selva di cipressi frammisti a pini, querce e olivi. Da tre parti l’edificio è circondato da borri e precipizi naturali e vi si accede attraversando un ponte levatoio che fa parte di una torre merlata.

Tra i cipressi secolari, i monaci benedettini passano le loro giornate pregando e lavorando. Producono vini profumati, rossi robusti come è loro tradizione. La costruzione in mattoni “faccia a vista” della storica cantina nei sotterranei del monastero risale alla seconda metà del 1300.

E’ composta da due parti: un tinaio per la vinificazione delle uve e un locale per lo stoccaggio del vino in botti di legno. Lo spazio occupato dal tinaio e dalla cantina, il numero e le dimensioni dei tini e delle botti testimoniano come l’Abbazia sia stata il punto di riferimento e di raccolta, non solo delle proprie uve ma anche di quelle prodotte dai  contadini della zona.

Da non perdere è la visita ai meravigliosi affeschi del chiostro grande che esaltano la vita e i miracoli di S. Benedetto.

Verso l’ora di pranzo, ci rimetteremo in marcia. Consiglio vivamente di fermarsi nel suggestivo e caratteristico borgo medievale di Buonconvento, dove spendendo poco si potranno gustare specialità toscane cucinate egregiamente: imperdibile è il Ristorante da Mario, gestito da un’intera famiglia di toscani D.O.C., nonna compresa!

Nel pomeriggio, ripartiremo alla volta dell’ultima tappa del nostro breve viaggio: il borgo di Montalcino. Il comune di Montalcino è la terra natale del Brunello, uno dei vini rossi più famosi al mondo. Si trova ad una altitudine di 567 metri s.l.m., ed ha una popolazione di circa 5.000 abitanti.

Al suo interno si possono ammirare il Palazzo Vescovile e le Chiese di Sant’Agostino e San Francesco, entrambe del XIII secolo. Prima di arrivare, saremo stupiti dai colli ammantati da centinaia di filari di viti. All’inizio di ogni filare c’è una pianta di rose: lo scopo non è decorativo, anche se in effetti lo spettacolo risulta ancora più bello e dolce, ma pratico.

La presenza di piante di rose davanti ai filari d’uva salvaguarda le viti da malattie parassitarie, in quanto il parassita attacca solitamente prima la rosa. In questo modo i coltivatori possono anticipare i trattamenti necessari impedendone la diffusione.

Arriva il tramonto: da Montalcino lo sguardo spazia sulle Crete Senesi che si perdono verso nord tingendosi di rosa e giallo. Arrivederci alla prossima avventura!

 

Cosa vedere a Bologna in due giorni

Possiamo visitare Bologna in due giorni munendosi di una mappa e sapendo di preciso le cose da fare.

Siamo partiti dal cuore pulsante e vitale della città, Piazza Maggiore (o Piazza Grande), famosa per la presenza della Fontana del Nettuno, con l’imponente statua bronzea del dio del mare, e per i principali edifici di epoca medievale: Palazzo del Potestà del 1200, Palazzo Comunaledel 1300, Palazzo di San Petronio del 1390, con la chiesa omonima, e Palazzo dei Bianchi del 1410. Di sera la piazza è uno spettacoli perché si illumina di luci calde e soffuse creando un’atmosfera magica e romantica.

 

Ma Bologna si contraddistingue soprattutto per le due Torri simbolo della città: Torre Garisenda e Torre degli Asinelli, costruite entrambe tra il XII e XIII secolo in posizioni strategiche per svolgere funzioni militari e gentilizie. Se vi fermate a Bologna vi consiglio assolutamente di non perdere la visita all’interno della Torre degli Asinelli con i suoi 97,20 metri di altezza e 498 scalini. Una volta arrivati in cima, siamo rimsati estasiati dal magnifico panorama offerto con il mare e le Prealpi all’orizzonte (il costo del biglietto è di 3 euro senza la Card). Torre Garisenda è alta 47 metri ma non è visitabile.

 

Vale la pena di visitare anche la Basilica di San Petronio, un esempio unico di arte gotica con pianta a croce latina a tre navate e ben ventidue cappelle. E’ la chiesta più importante di Bologna oltre ad essere la quinta più grande a livello mondiale. Davanti a tanta imponenza e bellezza, non abbiamo potuto fare a meno di ammirare la Cappella dei Re Magi che custodisce ancora la sua decorazione originaria con le pareti impreziosite da affreschi raffiguranti “L’Infermo”, “Il Paradiso” e la “Storia dei Re Magi”, così come i dipinti de “L’Annunziata” e i dodici “Apostoli”: un vero tesoro da scoprire per chi ama l’arte.

 

Uno dei palazzi più importanti e storici di Bologna è senza dubbio l’Archiginnasio che si trova nel centro storico della città. Costruito nel 1500 come sede universitaria, oggi sede della Biblioteca Comunale, questo antico palazzo mi ha lasciato senza fiato per la sua imponente struttura architettonica, che mi ricorda tanto quella dei palazzi nobiliari: un lungo portico e un ampio cortile centrale a doppio loggiato circondato da 30 arcate, con un piano superiore che conduce a 10 aule e 2 aule magne.

 

Dopo aver girato tanto e visitato le principali attrazioni di Bologna volevamo anche degustare le specialità tipiche bolognesi e così ci siamo fermati in una storica trattoria fuori dal centro, che ci ha consigliato un nostro amico prima di partire, e che consigliamo vivamente anche a voi: Antica Trattoria della Gigina. Un locale rustico e gradevole ambientato in un’atmosfera rilassante e accogliente dove poter assaggiare antipasti tipici con salumi e l’immancabile mortadella, primi piatti fedeli alla cucina tradizionale, come i tortellini in brodo e le tagliatelle al ragù, secondi di arrosti di carne, come la tagliata di manzo, e squisiti dessert da leccarsi i baffi.

Cosa vedere a Barcellona in 2, 3 e 4 giorni: info e vita notturna

Per capire cosa vedere a Barcellona in 3, 4 o 5 giorni, bisogna avere ben chiaro quali sono i luoghi di interesse da visitare e come trascorrere la vita notturna. Niente panico, ci pensiamo noi con una guida che farà al caso vostro.

Alcune informazioni su Barcellona

Barcellona è una città (1.615.908 abitanti, area urbana: 4.928.852 abitanti) della Spagna, capoluogo della Catalogna, una regione autonoma della parte nord-orientale dello stato, oltre che capoluogo dell’omonima provincia e della comarca del Barcelonès. È la seconda città della Spagna per numero di abitanti.Gennaio e Febbraio sono i mesi più freddi, con temperature medie nell’ordine dei 9°C, e Luglio ed Agosto i più caldi, con medie di 24º

Cosa vedere a Barcellona

  • La Sagrada Familia, uno dei capolavori di Antoni Gaudì che non riuscì a terminare e che oggi la stanno finendo di costruire usando lo stesso criterio che venivano costruite le cattedrali medioevali. La Sagrada Familia verrà finita intorno al 2020, ma si puo’ visitare.
  • Il Parco Güell, di Antoni Gaudì, anche questo come la Sagrada Familia è un’opera incompiuta ma molto affascinante. Questa “Città giardino” creata nel 1900/1914 dove si possono trovare scalinate, una piazza, due casette che ricordano quella della favola di Hansel e Gretel. Tanti colori e una fantasia incredibile.
  • La Rambla è un grande marciapiede centrale situato tra Plaça Catalunya, nel centro della città, e il porto antico. Un posto allegrissimo dove si puo’ trovare di tutto: da i fioristi ai giocolieri dai venditori di uccelli ai pittori che di giorno e di notte rallegrano La Rambla. Dalla Rambla si possono vedere i palazzi più belli di Barcellona tra cui il palazzo della Virreina, il mercato Boqueria e il famoso teatro, El Liceu.
  • Plaça Reial è una piazza contornata da palme dove si svolge un mercatino di francobolli e monete, si trovano inoltre dei bei locali e ristoranti.
  • Casa Milà, conosciuta con il nome “La Pedrera” costruita tra il 1905 e il 1907 da Antoni Gaudì, in stile modernismo, si trova al 92 di Passeig de Gràcia. Una casa fatta con cemento armato e materiali come frammenti di azulejos, pietra viva, ferro battuto per le porte e balconi e vetro armato per i pavimenti.
  • Palau de la Música Catalana, Lluís Domènech i Montaner, simbolo della nuova architettura modernista catalana. Nel 1971 è diventato monumento nazionale e nel 1997 è stato dichiarato dell’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità. Si trova nel quartiere San Pere sulla via Laietana, parallela alla Rambla.
  • Parc de la Ciutadella è un parco dove non si sentono i rumori della grande città di Barcellona. All’ingresso di Passeig de les Pujades si trova la monumentale “Cascada” creata da J. Fontsère con la partecipazione di un giovane, Antoni Gaudì. Si tratta di una cascata fatta con rocce irregolari e vegetazione. Nel parco si trova anche il Parlament de Catalunya e lo Zoo de Barcelona.
  • Montjuic e Tibidabo, per apprezzare di piu’ la bellezza di Barcellona dovete andare assolutamente sul monte Montjuic e Tibidabo che si trova vicino al porto. su Montjuic si trova il Castello del Montjuïc, il Museo Nazionale dell’Arte catalana, gli impianti olimpici come lo Stadio Olimpico Lluís Companys. A Montjuic si trova anche il giardino botanico. Sulla montagnia di Tibidabo oltre ad una bella vista di Barcellona si trova il luna park e l’antenna delle comuncazioni disegnata da Norman Foster.

Barcellona: vita notturna

Di seguito i locali migliori per una nightlife da urlo:

  • Club Danzatoria (Carrer Ramon Trias Fargas, tel. 93-2240480), un locale su più livelli che ingaggia regolarmente dj molto quotati. Metro/Bus : 10, 14, 41, N-0 Avda. Tibidabo-FCG
  • Paloma : Musica tradizionale, spesso c’è un orchestra, fino a mezza-notte in un sala da ballo stupenda. Musica classica, popolare, e c’è anche della musica funk, hip hop per gli studenti e i giovani. La Paloma e un posto bellissimo, molto alla moda e molto divertente.Telefono : 93 301 68 97
    Metro/Bus : Universitat (L1, L2) 24, 41, 55, 64, 141, N6, Indirizzo : C/Tigre, 27
  • Otto Zutz (Calle Lincoln 12, tel. 93-2380722), un locale su 3 piani ben frequentato. Ore di apertura : 1h00
    Telefono : +34 93 238 07 22
    Metro/Bus : METRO: FGC Gràcia (L6, L7, S1, S2, S5 i S55) BUS: 16, 17, 27, 31, 32 i N4
  • Discothèque (Poble Espanyol, tel. 93-4231285), che organizza magnifiche feste a tema;
  • Bikini (Avinguda Diagonal 547, tel. 93-3220800), 3 diversi ambienti, dove si passa dall’house ai ritmi latini alla musica dal vivo; La domenica c’e lo show di musica brasiliana.
  • Nitsa Club (Nou de la Rambla 113, tel. 93-4414001), nella cui Sala Apolo spesso si esibiscono i musicisti più quotati della scena techno;
  • Plaça Reial è una piazza contornata da palme dove si svolge un mercatino di francobolli e monete, si trovano inoltre dei bei locali e ristoranti.
  • Dot (Nou de Sant Francesc 7, tel. 93-3027026), piccolo club in stile newyorchese sempre pieno di personaggi stravaganti: sulla parete di una delle sue sale vengono proiettati in continuazione film di culto.
  • Disco D-Mer (Carrer de Rosselló 208, tel. 93-2156591), club frequentato prevalentemente da gay e lesbiche, ma aperto anche agli etero.
  • Razzmatazz: All’entrata di Razzmatazz pagate per poter andare in ognuna delle cinque ”salas” diverse, le quali sono diverse, con musica diversa: Razz Club, Lolita, Pop, The Loft, musica al vivo, DJ di tutti I stili. Molto variato: Air, Kraftwerk, Groove Armada, The Libertines e sopratutto molti DJ locali con molto talento. Chiedete per Natacha al bar. Metro/Bus : Marina (L1) y Bogatell (L4) 60, 40, 42, 141 y N11

 

Bioko: la perla della Guinea Equatoriale

Bioko è ricoperta da una rigogliosa foresta pluviale e vanta alcune spiagge dall’aspetto selvaggio. Ma a Bioko, situata di fronte alle coste occidentali dell’Africa, vi sono anche splendidi edifici di epoca coloniale, che ricordano i tempi in cui l’isola era un territorio spagnolo.

L’isola di Bioko è un luogo in cui l’industria turistica è quasi inesistente. Situata di fronte alle coste occidentali dell’Africa, Bioko ospita la capitale della Guinea Equatoriale, la città coloniale di Malabo, e vive soprattutto grazie all’industria estrattiva. Ma questa circostanza non vi deve spaventare. Sull’isola vi sono alcune splendide spiagge, edifici risalenti all’epoca della dominazione spagnola e una fittissima foresta pluviale, dove vivono scimmie rarissime e antilopi delle foreste. Bioko è abitata principalmente dall’etnia Bubi, ma nel corso dei secoli ha visto il passaggio di numerosi popoli stranieri. A scoprirla fu il navigatore portoghese Fernando Pò ed è con il nome di Fernando Pò che l’isola era conosciuta nei secoli passati. Dopo i portoghesi, arrivarono da queste parti anche gli olandesi e gli spagnoli, che hanno lasciato una serie di suggestivi edifici in stile coloniale. Per un breve periodo, a cavallo della metà del XIX secolo, l’isola è stata invece occupata dall’esercito britannico, per poi tornare nuovamente in mano agli spagnoli. E’ stata la posizione geografica a stimolare l’interesse degli europei per l’isola, ma dopo l’indipendenza della Guinea Equatoriale, arrivata nel 1968, Bioko ha smesso di ricoprire il ruolo che aveva avuto per secoli. L’isola è abbastanza sicura e può essere facilmente raggiunta con i voli internazionali che collegano Malabo ad alcuni aeroporti europei. Non aspettatevi, tuttavia, di trovare prezzi da terzo mondo, perché Bioko è una destinazione abbastanza cara, almeno per chi vuole avere una sistemazione decente e un pasto degno di questo nome.

 

Malabo e parchi nazionali

Adagiata sulla costa settentrionale di Bioko, la città di Malabo è la capitale della Guinea Equatoriale ed è un luogo piacevole in cui trascorrere un paio di giorni. Negli ultimi anni gli abitanti di Malabo sono più che raddoppiati ed hanno raggiunto le 100.000 unità, soprattutto a causa dello sviluppo dell’industria petrolifera. La città ha dunque perso una buona parte del suo fascino, ma vi sono ancora angoli suggestivi che ricordano l’epoca coloniale. Se volete passeggiare tra una serie di edifici dalle linee spagnoleggianti, recatevi presso la Universidad Nacional de Guinea Ecuatorial, che fu fondata durante l’epoca della dominazione spagnola. Se invece avete voglia di mare, recatevi verso la cittadina meridionale di Luba. E’ nei pressi di Luba, infatti, che si trova l’unica spiaggia di sabbia bianca dell’isola, quella che prende il nome, non a caso, di Arena Blanca. Intorno ad Ureca, invece, vi sono una serie di spiagge di sabbia nera in cui le tartarughe marine depongono le uova. E’ però nell’entroterra che si trovano i panorami più suggestivi di Bioko. Gli amanti del trekking hanno essenzialmente due possibilità. La prima è di recarsi al Pico Basile, un vulcano non attivo che raggiunge i 3.011 metri d’altezza. Il vulcano è ricoperto dalla foresta pluviale ed è l’habitat di primati, rettili e volatili. L’altra possibilità è quella di visitare l’area che si trova intorno a Moka, dove vi è la sede del Bioko Biodiversity Protection Program. Il centro scientifico, che si occupa della salvaguardia di flora e fauna, si trova tra le montagne dell’entroterra. Da qui è possibile raggiungere il suggestivo Lago Biao. In termini di biodiversità, è però la Gran Caldera il vero gioiello di Bioko. Questo vulcano, tuttavia, può essere visitato soltanto dalle spedizioni scientifiche.

Josefov, il Quartiere Ebraico di Praga: cosa vedere con un itinerario ad hoc

Il quartiere ebraico di Praga, conosciuto come Josefov, è uno dei luoghi più antichi della città e si chiama così in omaggio all’imperatore Giuseppe II che abolì, nel 1781, le misure discriminatorie contro gli ebrei migliorando le loro condizioni sociali. Quando siete a caccia di un’offerta o una promozione per viaggi a Praga assicuratevi, quindi, che vi sia una visita guidata allo Josefov, il quartiere ebraico della capitale della Repubblica Ceca. Lo Josefov è infatti uno dei luoghi da non perdere, poiché rappresenta al tempo stesso la storia di un popolo e di un secolo, il Novecento. Il ghetto ebraico ha un passato lungo e tormentato: è stato infatti il luogo delle deportazioni nazista e della sofferenza – che campeggia sui muri delle sinagoghe sotto forma di migliaia di nomi di ebrei  uccisi.

 

Ma è anche un posto magico; qui, in meno di 100mila mq, hanno vissuto per secoli, e continuano a vivere, un numero elevatissimo di ebrei: questi hanno modificato la struttura urbanistica del quartiere che ora si presenta come un labirinto di viuzze su cui si affacciano caseggiati sovraffollati, piccole e graziose piazzette, tantissimi negozi, luoghi di culto e un unico spazio verde destinato a cimitero.

 

Quest’ultimo merita una visita: qui infatti sono sepolti oltre 12.000 ebrei; le sue lapidi tardogotiche, rinascimentali, barocche, messe di traverso e sovrapposte raccontano un posto sacro, l’unico per circa 300 anni in cui gli ebrei potevano essere seppelliti. Un itinerario attraverso lo Josefov prosegue con la sinagoga Pinkas, che si trova a due passi dal cimitero. Eretta nel XV secolo, oggi è un monumento agli ebrei sterminati e deportati dalla dittatura nazista.

 

Simbolo del quartiere é la Sinagoga vecchia-nuova (Staronová synagoga). Situata alla confluenza tra la Parizska e la Via Maslova, è una delle prime costruzioni gotiche di Praga. Al suo interno si trova il seggio del rabbino Low, il capo religioso della comunità alla fine del XVI secolo. Il rabbino è probabilmente la figura religiosa più importante per gli ebrei cechi: la sua influenza sull’Imperatore Rodolfo II – dettata dalla sua conoscenza della cabala e dall’alchimia – fece sì che diminuissero le discriminazioni verso il popolo ebreo.

 

Inoltre durante la vostra visita allo Josefov non potrete perdere: il Museo ebraico – che custodisce la più importante collezione di oggetti della cultura materiale israelitica esistente in Europa – e la splendida sinagoga spagnola chiamata in questo modo per la sua somiglianza estetica con l’Alhambra di Granada.

 

Cosa mangiare a Madrid: idee e piatti tipici

Come in tutte le capitali europee, anche a Madrid è impossibile restare digiuni. In città abbondano pub, ristoranti di cucina locale ed etnica, tapas bar, cervecerie (le nostre birrerie dove si può anche fare uno spuntino), musei del jamon. Dal centro – dove sono concentrati la maggior parte di locali per turisti – fino alla periferie, Madrid trabocca di luoghi dove poter mangiare.

Per quanto riguarda gli orari, i madrileni pranzano intorno alle 14 e cenano verso le 22 ma a qualsiasi ora ci si potrà infilare in un tapas bar e stuzzicare qualcosa.

Sono proprio i bar di tapas i locali più caratteristici non solo di Madrid ma dell’intera Spagna. Funzionano in questo modo: ordinate una cana (una birra piccola) o una cerveza (una birra media) o una clara (misto di birra chiara e gassosa) e vi verranno serviti degli stuzzichini o dei piatti di prosciutto, pezzetti di carne in particolare chirozo (salsicce), tortillas (frittate di ogni tipo), croquetas (gustose crocchette di patate) e queso (formaggio). E’ una sorta di aperitivo anche se sono in tanti coloro che in questo modo pranzano. Ir de tapas è l’ideale per i turisti che in questo modo possono scoprire una radicata abitudine culinaria degli spagnoli.

Per pasti veloci ci sono anche i famosi bocadillos (panini) farciti in tutti i modi possibili: da non perdere quelli con jamon serrano (l’ottimo prosciutto crudo spagnolo) o con calamari fritti.

Per cena, durante una vacanza a Madrid, il consiglio è quello di sedersi in un ristorante tipico e gustare i piatti tradizionali della cucina madrilena. Per combattere i freddi inverni della capitale spagnola non c’è nulla di meglio della sopa de ajo (la zuppa di aglio); per chi non teme pietanze pesanti ecco il cocido madrileno: uno stufato decisamente completo visto che è fatto con numerosi ingredienti come ceci, pancetta, cavolo, carote, porri, pomodori, patate, chorizo, pollo, manzo, maiale e uova. Per chi preferisce il pesce c’è il besugo cioè il pagello che si può mangiare marinato o al forno.

Se da bere è d’obbligo la cerveza, tra i dolci c’è solo l’imbarazzo della scelta. Da provare la cioccolata con churros – lunghi bastoncini di pastella fritta – il bartolillos (dolce alla crema), le Rosquillas de anis (ciambelle all’anice) e le huesos de santo (ossa del Santo) dolci con patate, mandorle e crema che si preparano nel giorno di Ognissanti.