Reunion: l’isola tutta da vedere e scoprire

L’anima creola dell’isola di Reunion si mescola alle sue atmosfere tipicamente francesi. Forse le sue spiagge non sono all’altezza di quelle di altre isole dell’Oceano Indiano, ma Reunion affascina ugualmente i viaggiatori. Merito del suo mix di razze diverse, degli edifici storici e delle bellezze naturali

La mattina che sbarcherete all’aeroporto di Roland-Garros, dopo il volo notturno dal continente europeo, non fatevi ingannare dalle apparenze. Seduti in un caffè, sorseggiando una cioccolata calda e addentando un croissant, vi sembrerà per un attimo di essere a Parigi. E a dire il vero lo spazio intorno a voi è a tutti gli effetti territorio francese: si paga in euro, non serve alcun visto, le leggi da rispettare sono quelle d’Oltralpe. Ma vi basterà lasciare l’aeroporto per comprendere che Reunion, isola di rara bellezza dell’Oceano Indiano, ha subito nei secoli influenze diverse ed ormai ha un’anima essenzialmente creola. Reunion è stata uno degli scali più importanti tra l’Europa e l’India, prima che l’apertura del canale di Suez ridisegnasse le mappe delle rotte transoceaniche. E insieme ai mercantili francesi ed inglesi, sono arrivati qui anche una serie di immigrati in cerca di fortuna, come ricordano i templi tamil disseminati sull’isola o le varie china town che si trovano nei centri abitati. Vi sono anche comunità malgasce, africane e malesi.

Se la sua popolazione è composta da un mix di razze diverse, la morfologia dell’isola è costituita da un mix di paesaggi differenti. In poche ore si passa da un panorama vulcanico alla foresta primaria, dai picchi verdeggianti alle spiagge di sabbia finissima. Reunion è un’isola tropicale che offre diverse attrattive e tra queste vi è anche il relax in spiaggia. Ma attenzione: se siete stati a Mauritius o alle Seychelles, che sono i lembi di terra più vicini, probabilmente le spiagge di Reunion non vi soddisferanno del tutto. Evitate il paragone e pensate al fatto, certamente straordinario, che da queste parti non vi sono ancora i mega-resort che hanno trasformato, e a volte distrutto, i paesaggi di altre isole più rinomate e più battute.

St-Denis

La capitale di Reunion, St-Denis, è probabilmente la città più francese di tutta l’isola. Nella zona di Le Barachois, situata all’estremità orientale del lungomare, troverete una serie di eleganti caffè in stile parigino. Attenzione ai prezzi: vi conviene non avvicinarvi se non avete a disposizione un budget di spesa molto alto. Le attrazioni più importanti della città sono le residenze creole, il palazzo del municipio e la cattedrale. E’ interessante anche l’edificio della prefettura, che in passato è stato il quartier generale della Compagnie des Indes, mentre merita una visita il Grand March. In questo mercato, che è il più grande di tutta l’isola, troverete oggetti d’artigianato e spezie di ogni tipo. Per una veduta della città dovete recarvi sulle colline che circondano St-Denis.

Spiagge

Le spiagge di Reunion non sono quelle delle Seychelles o di Mauritius, come già sottolineato, ma vi sono comunque una serie di punti in cui potrete prendere il sole e bagnarvi in acque limpide e cristalline. La spiaggia più battuta è quella sabbiosa, lunga una ventina di chilometri, che si trova nei pressi di St-Giles-les-Bains. Nelle vicinanze, a St-Paul, è possibile visitare la sontuosa residenza di madame Panon-Desbassyns, una mercante di caffè e di zucchero che aveva 300 schiavi alle sue dipendenze. In questa zona si trovano diverse cascate ed alcuni laghetti. Se per i vostri gusti la spiaggia di St-Giles-les-Bains è troppo affollata, prendete in considerazione l’ipotesi di recarvi in una spiaggia meno rinomata. Una discreta alternativa potrebbe essere la spiaggia di Etang-Sal, ricoperta di sabbia dal colore nerastro. Durante la bassa marea è possibile raggiungere a piedi la barriera corallina. Vicino al villaggio vi è un parco ornitologico di due ettari.

I “cirque” di Reunion

Quella di Reunion è un’isola vulcanica e basta addentrarsi verso l’interno per ritrovarsi in un paesaggio surreale di crateri e di lava. E’ in questa parte dell’isola che si trovano i celebri “cirque”, i tipici anfiteatri naturali di Reunion. Il più famoso è certamente il cirque de Cilaos, che potrebbe sembrare un cratere vulcanico e che invece è il prodotto di una millenaria azione erosiva. In questa zona potrete affiancare la visita naturalistica ad una giornata all’insegna dell’enogastronomia, poiché vi si producono pregevoli vini rossi e bianchi. Il più suggestivo anfiteatro naturale è invece quello di Mafate, che si trova in posizione isolata e che per questo è difficile da raggiungere.

 

Cosa vedere a Capalbio: centro storico, monumenti e mare

Capalbio è il comune più a sud della Toscana ed è situato in provincia di Grosseto, in piena Maremma. La Maremma toscana è famosa nel mondo per il buon cibo, la vita tranquilla e la natura mozzafiato. In questo scenario fiabesco sorge Capalbio, il Comune più meridionale della Toscana (si trova al confine con il Lazio).

La Toscana offre al turista tantissime opportunità di svago e divertimento, nonché una vastissima gamma di possibilità di viaggio: si va dai paradisi naturali alle spiagge incantate, dalle città d’arte ai siti patrimonio dell’Unesco. É sicuramente tra le mete di viaggio più gettonate.

 

Una vacanza in Toscana è sinonimo di arte, natura, cultura, buona cucina e divertimenti a 360 gradi. Tra le mete meno conosciute ma meritevoli di una visita c’è senza dubbio la cittadina di Capalbio, dove storia e modernità si incontrano in un tutt’uno davvero inimitabile. Scopriamo insieme perché vale la pena visitare Capalbio e cosa vedere in questa bellissima cittadina toscana.

 

Capalbio, come molti altri centri antichi della Toscana, è un caratteristico borgo medievale. Nonostante la sua storia inizi molto prima del medioevo (Capalbio ha un’origine antichissima), è tra il 1200 e il 1500 che la cittadina vive la sua “età dell’oro”. Prima (nel 1200 circa) il borgo passa sotto il dominio Adobrandeschi, potentissima famiglia toscana, e subito dopo viene conquistata dai senesi, passando ad essere dominata dalla Repubblica di Siena. E’ in questo periodo storico che Capalbio inizia a strutturarsi, con la costruzione delle mura e della rocca. Il periodo florido e ricco della città termina con l’arrivo delle truppe spagnole, che prendono Capalbio nel 1555, e con la perdita dell’indipendenza in favore del Granducato di Toscana.

 

Nonostante la città subisca un lento declino da questo momento in poi, Capalbio resta uno dei borghi più affascinanti e meglio conservati della Toscana. Da vedere in città ci sono, oltre alle mura antiche che racchiudono tutto il centro storico, la Rocca Aldobrandesca, Palazzo Collachioni (dove è conservato un pianoforte appartenuto a Giacomo Puccini), la Chiesa di San Nicola (che contiene affreschi di epoca rinascimentale) e l’Oratorio della Provvidenza (al cui interno sono conservati affreschi della scuola del Pinturicchio).

 

Nei pressi di Capalbio le famiglie con bambini e gli appassionati di arte moderna possono anche visitare il famoso “Giardino dei Tarocchi”, un ampia area verde dove l’artista francese Niki de Sante Phalle ha installato enormi sculture ispirate ai 22 Arcani Maggiori delle carte dei tarocchi.

 

Se siete appassionati di natura e di mare, invece, non potete perdere, sempre nei pressi della città, il litorale di Capalbio e il Lago di Burano, una splendida oasi del WWF.

Senja: come arrivare e come vedere l’aurora boreale

Senja è il luogo dove la notte polare lascia posto al giorno perpetuo in una velocità tale da far sciogliere le nevi e sbocciare i fiori con ritmi impressionanti per noi, abituati al dolce e lento avvicinarsi del tepore primaverile che segue i mesi invernali.

Ci troviamo in Norvegia, più precisamente in quello che gli abitanti del paese chiamano Nord Norge, il nord della Norvegia. Ancora più precisamente, la meta prescelta questa volta è il Mid-Troms, provincia centrale della regione di Tromso, il centro amministrativo del Nord.

Questa terra, sconosciuta ai più, è indubbiamente uno dei luoghi più suggestivi del paese: la combinazione di fiordi e montagne, che caratterizza tutto il paese, qui risulta ancora più affascinante e la latitudine permette di sperimentare fenomeni travolgenti, dalle aurore boreali, al sole di mezzanotte, dal buio polare all’esplosione ed il rapido consumarsi della primavera.

Per giungere a destinazione si può atterrare nell’aeroporto di Bardufoss, paese di 2244 abitanti situato nella parte interna della regione. I voli che arrivano e partono dall’aeroporto di Bardufoss sono prevalentemente voli nazionali Una buona alternativa è l’aeroporto di Tromso, che collega il nord della Norvegia con numerose destinazioni europee  e dal quale ci si può facilmente spostare verso il Midt-Troms prendendo il famoso “battello dei fiordi”: l’Hurtigruten. Questa è davvero un’esperienza da non perdere!

Prima fermata, se optate per la traversata a bordo dell’Hurtigruten, è Finnsnes. Cittadina del comune di Lenvik, con i suoi 5500 abitanti, Finnsnes è uno dei centri più importanti della zona, sede degli uffici comunali, sanitari e del Liceo.

Il centro non merita una lunga sosta; meglio attraversare il ponte che collega la città a quella che è la vera meta di questo viaggio: l’isola di Senja.

E’ consigliabile noleggiare un’auto al centro di Finnsnes, perché i mezzi di trasporto non permettono spostamenti veloci all’interno dell’isola. Se viaggiate in estate e siete sportivi il mezzo ideale per avventurarsi nell’isola è sicuramente la bicicletta. Se opterete per questo mezzo sappiate che non sarete i soli: i “sykkeltur” – viaggi in bicicletta – sono infatti la tipologia di vacanza preferita dagli scandinavi!

Questa magica isola, seconda in grandezza solo alle più conosciute isole Svalbard, contiene in se innumerevoli sorprese da offrire al visitatore amante della natura e delle misteriose storie di Trolls! La prima fra le tante riguarda proprio queste figure tipiche della cultura e della letteratura nordica: è il Senjatrollet, un parco di attrazione turistica, situato all’estremo ovest dell’isola, che ospita il Troll più grande del mondo! Con i suoi quasi 18 metri il troll è entrato nel 1997 a far parte del guiness dei primati e dieci anni dopo si è meritato la compagnia di una signora troll al suo fianco!

Un’altra località che merita di essere visitata è Husøy,  un’isoletta situata a nord-ovest di Senja, un incredibile micro mondo che a sorpresa compare di fronte agli occhi dell’ignaro turista, quasi per magia, da un piccolo spazio lasciato gentilmente libero alla visuale dalle imponenti montagne che circondano il tratto di mare nel quale Husoy sembra galleggiare, come una foglia caduta dal suo ramo direttamente sullo specchio dell’acqua.

Husoy, lontana da tutto, sembra non curarsi di questo isolamento: i suoi abitanti vivono la loro serena vita quotidiana,  godendo dell’imponente splendore della natura che li circonda e cogliendone, con ammirevole rispetto, i suoi frutti – prevalentemente pesce e prodotti del mare – per la propria sopravvivenza. Qui, come in tutti i villaggi dell’isola, potrete gustare il pesce appena pescato fermandovi ai mercatini del pesce, tipico luogo di ritrovo delle piccole comunità locali, o accomodandovi in uno dei tanti ristorantini a gestione familiare che troverete in loco.

Altre località meritano di essere visitate (qua le citeremo solo brevemente) : Torsken, Senje-Hopen (dove si possono trovare vecchi accampamenti e rifugi risalenti alle battaglie della seconda guerra mondiale), Gryllefjord, Dyroy fino a risalire verso Silsand, da cui è possibile tornare sulla terra ferma e continuare il viaggio verso sud.

Potete scegliere di imbarcarvi nuovamente a bordo del battello dei fiordi o prendere le piccole navi veloci con destinazione Harstad, se volete dirigervi verso la provincia del Sor-Troms. Se invece volete restare in zona è consigliabile continuare il percorso in auto e addentrarvi verso la zona di Bardu o continuare a costeggiare il fiordo fino a giungere a Sorreisa.

Qualunque percorso decidiate di intraprendere, troverete di fronte a voi paesaggi mozzafiato, scenari inimmaginabili e sarete immersi in un’atmosfera avvolgente, che solo queste terre sanno regalare.

Dove dormire a Senja

Gli scambi di casa con famiglie del luogo sono molto frequenti ed è un modo consigliabile di visitare il paese. L’esperienza di vivere in una “hytta”, tipico cottage in stile scandinavo, immerso nella natura,  è davvero eccezionale e quindi da non perdere! Vi consigliamo di visitare Visitnorway per capire come muovervi.

L’aurora boreale di Senja

 

Cosa vedere a Santorini: spiagge e luoghi da visitare

Santorini è da vedere almeno una volta nella vita. Nel cuore del Mediterraneo, tra l’arcipelago greco e la Turchia c’è un isola piccola e frastagliata che lascia incantato chiunque la veda. Si chiama Santorini, isola anticamente circolare adesso invece con l’aspetto di un anello rotto aggrappato a un pezzo di mare blu. La forma così particolare si deve all’eruzione vulcanica del 1627 avanti Cristo, una delle più impressionanti eruzioni vulcaniche della storia dell’umanità.

Il grande vulcano occupava tutta la parte centrale dell’isola oggi sommersa e l’eruzione causò una serie di contraccolpi che modificarono la storia del Mediterraneo. Ondate di decine di metri, lapilli e ceneri che coprirono il cielo, e boati udibili a migliaia di chilometri di distanza non solo distrussero la civiltà marittima dei Minoici ma originarono anche molti miti su Atlantide e le città sommerse.

La civiltà di Santorini o meglio THERA, come si chiamava anticamente doveva essere molto avanzata e di tipo cretese-minoico. Nel sito archeologico di Akrotiri sono stati rinvenuti resti comparabili alla nostra Pompei anch’essa seppellita dall’eruzione vulcanica, ma nell’isola cicladica sono più antichi di quasi 2000 anni di quelli romani di Pompei. E sembra che gli abitanti di Thera oltre raffinati ed eleganti (come si vede da dipinti e gioielli) fossero pure molto più organizzati di noi moderni dato che nello scavo di Akrotiri ci sono pochissimi scheletri risalenti al periodo dell’Eruzione Vulcanica, segno che l’isola era stata evacuata in buon anticipo!

Oltre ai resti archelogici, visitabili tra i ruderi di Akrotiri ed il Museo Archeologico di Santorini, a Thera ci sono tantissime altre cose da vedere. Il paesaggio naturale, marino ed umano è veramente vario ed interessante per una piccola isola.

Le spiagge di Santorini sono molte e diverse fra loro, data la natura vulcanica dell’isola abbiamo spiagge di sabbia nera, spiagge di rocce rossastre (la famosa Red Beach) e spiagge bianche.

D’estate queste famose spiagge sono prese d’assalto da turisti (sopratutto italiani) che rendono impraticabili questi litorali e causano un certo inquinamento nelle acque, per cui il consiglio è di visitare l’isola nei mesi della bassa stagione (Aprile, Maggio o Settembre) in modo da risparmiare trovando offerte low cost.

Se invece vi trovate li nei mesi di giugno, luglio e agosto, date un occhiata alle spiagge più famose, dato che comunque sono scenari che vale la pena vedere, scattate qualche foto e cercate spiagge più selvagge in cui fare il bagno godendo di acque pulitissime e del mare turchese.

Le città più grandi dell’Isola, come il capoluogo Fira, sono piene di hotel, ristoranti, discoteche e negozi di souvenir, ed i prezzi sono molto accessibili ma è nei paesini come Kamari che si può risparmiare di più godendosi un atmosfera pittoresca insieme a lauti pasti a base di pita, gyros, insalata greca, tantissimi tipi di yogurt e bevute di retsina ed altri vini tipici greci.

Il modo migliore per spostarsi nell’Isola sono motorini e quad, per affrontare le strette viuzze ed il paesaggio impervio senza spendere molti soldi ed evitando la calca che si crea nei pur ottimi autobus del servizio pubblico. Un must imperdibile è andare a vedere il sole tramontare nell’Egeo a Oia, la punta nord dell’isola, affollata di mulini a vento e di gente che asserragliata sui tetti e sulle terrazze di case e caffè, attende di vedere il tramonto in questo posto incredibile come fosse il primo sole che vedono nella loro vita.

 

Cosa vedere a Trapani

Trapani è situata nell’estremo lembo occidentale della Sicilia ed è circondata per tre lati dal mare. Ogni blog di viaggio che si rispetti si è soffermato su questa città poiché non è solo ricca di storia e tradizioni, ma anche molto vivace dal punto di vista culturale ed economico.

Negli ultimi anni il turismo ha conosciuto uno sviluppo esponenziale, cui ha contribuito la realizzazione della sede distaccata dell’Università di Palermo, tanto che prenotare un albergo a Trapani significa poter scegliere, tra le tante offerte, quella che più si avvicina alle nostre esigenze.

La città è facilmente raggiungibile in aereo, mentre il Porto offre partenze per Pantelleria, Tunisi, le isole Egadi, Cagliari e Livorno. Passeggiare per Trapani significa ripercorrere la storia della città, una storia molto ricca perché conserva testimonianze architettoniche e artistiche di svariati periodi storici: dal romanico della Chiesa di S. Maria del Gesù, al Palazzo della Giudecca in pieno stile rinascimentale, la Cattedrale di S. Lorenzo e la Chiesa e collegio dei Gesuiti in perfetto stile barocco, fino allo stile liberty del Palazzo delle Poste e della Casina delle Palme. Per non parlare poi delle splendide testimonianze di architettura industriale che offrono le sue Saline, facenti parte della Riserva Naturale Orientata Saline di Trapani e Paceco gestita dal WWF, che organizza visite guidate per scolaresche o gruppi di turisti. Trapani custodisce inoltre opere d’arte di alcuni tra i più noti pittori e scultori a livello mondiale, come la Crocifissione attribuita al Van Dick, la terracotta smaltata raffigurante la “Madonna degli Angeli” di Andrea della Robbia, una Madonna con bambino attribuita a Nino Pisano. Da visitare il Museo di Preistoria e il Museo Regionale Agostino Pepoli, che conserva oltre un vasto repertorio di testimonianze della lavorazione del corallo nella città sin dal XV – XVI secolo, anche dipinti di Tiziano e Giacomo Balla. Tra le manifestazioni che attirano turisti e curiosi da ogni parte d’Italia la Processione dei Misteri, dove 20 gruppi scultorei realizzati nel XVII – XVIII secolo, e raffiguranti le passione di Cristo, vengono portati a spalla per le vie cittadine.

 

Le 7 spiagge più belle della Sardegna

Non lasciare mai che le aspettative possano influenzare il tuo giudizio. Spesso quando le attese sono smisurate si rischia di restare delusi. E’ una legge di natura. Una legge che non vale per la Sardegna e per le sue spiagge. Una settimana di vacanza può bastare per confermare quanto di bello abbiano potuto dirti o tu abbia potuto vedere in qualche documentario. Per rendere la vostra vacanza più bella, vi consigliamo le sette spiagge più belle della Sardegna secondo il nostro modestissimo parere.

Spiaggia di Valle dell’Erica

Non utilizzeremo aggettivi o superlativi dato che sarebbe impossibile definire una scala di valori in termini di bellezza. La spiaggia di valle dell’Erica si trova a una quindicina di chilometri da Santa Teresa di Gallura e offre una bellissima vista sull’Isola di Spargi e sull’arcipelago de La Maddalena sullo sfondo.

Fondale trasparente e piuttosto alto, qua e la spuntano delle rocce che rendono l’insenatura irreale. Il litorale è sabbioso e presenta minuscoli chicchi di granito. Un po’ difficile da raggiungere, questa spiaggia è l’ideale per chi ama la calma e cerca un contatto vero con la natura.

Spiaggia di Capo Testa

Una lingua di terra collega il promontorio di Capo Testa al resto della Sardegna. Sul lato che volge a Sud si sviluppa una spiaggia di sabbia finissima, bianca e dai fondali cristallini.

Il fondale basso permette a chiunque di godere di questo fantastico scorcio di Sardegna. La presenza di scogli sui lati e la varianza del fondale, che alterna scoglio a distese sabbiose ricche di alghe rende l’insenatura ideale per chi ama fare snorkeling.

Spiagga di Rena Majore

Procedendo sulla strada provinciale 90 in direzione Porto Torres, dopo Santa Teresa di Gallura vi ritroverete una serie di insenature incantevoli. La spiaggia di Rena Majore, raggiungibile a piedi attraversando la pineta, vi offrirà colori incantevoli e numerose sfumature dall’azzurro al blu intenso.

Sabbia finissima e bianca, la costa qui è rotta da scogli che affiorano dall’acqua e da lingue di sabbia suggestive che formano un paesaggio sottomarino ricco di pesci e ideale per escursioni in apnea.

Dopo 3 giorni a spasso per le spiagge della costa nord est, tra calette, stelle marine e prodotti tipici del posto ci trasferiamo a Oristano. Da Santa Teresa di Gallura gli spostamenti verso la zona meridionale della Sardegna non sono così difficili come ci si aspetterebbe. E’ infatti possibile raggiungere Oristano e Cagliari percorrendo la strada statale 131 da Sassari oppure, come ho fatto io, spaccare in due la regione e godere in questo modo di tutta l’autenticità del posto sulla Statale 131 DCN che passa da Nuoro. Il territorio di Oristano, molto più brullo e selvaggio rispetto alla costa gallurese, sa regalare rari momenti di contatto vero con la natura.

Tharros

Iniziamo la nostra escursione di questo angolo di Sardegna partendo da Tharros. Tharros era un’antica città fenicia che si trovava sul promontorio che porta dal Sinis a Capo San Marco e sovrasta l’intero golfo di Oristano.

Come Corinto città bimare in quanto i Fenici prediligevano edificare le città su penisolette in modo che le navi fossero riparate qualunque fosse stata la direzione del vento. Prima di proseguire verso sud una sosta a Tharros è d’obbligo, sia per visitare i resti della città e l’area archeologica sia per tuffarsi nelle splendide acque che caratterizzano questa lingua di terra.

Spiaggia di Maladroxia

Dopo la cena a base di porceddu sardo, casu marzu (volgarmente conosciuto come formaggio con i vermi) e mirto il viaggio prosegue in direzione Sant’Antioco. L’isola, che da il nome alla cittadina omonima, è la quarta isola d’Italia per estensione con i suoi 109 km² dopo Sicilia, Sardegna e Isola d’Elba. Collegata alla terra ferma da un istmo artificiale, l’isola conta circa 12.000 abitanti suddivisi tra i comuni di Sant’Antioco e Calasetta e alcuni piccoli borghi turistici come Maladroxia e Cussorgia. Nel complesso l’isola è un vero e proprio angolo di paradiso in cui si avvicendano zone di costa rocciosa a calette e insenature sabbiose mozzafiato. Per gli amanti della natura consiglio vivamente di noleggiare una mountain bike in modo da visitare sia l’entroterra che la costa.

Estate vuol dire soprattutto spiagge e mare. Sant’Antioco saprà regalarvi alcuni scorci indimenticabili. Procedendo da Sant’Antioco in direzione sud sulla parte orientale dell’isola potete trovare probabilmente una delle spiagge più servite dell’isola, Maladroxia. Inserita all’interno di un borgo turistico si trova a circa 8km da Sant’Antioco e qui potrete trovare tutti i servizi tipici di una spiaggia attrezzata: ristoranti, bar e servizio navetta.

Spiaggia di Coa Quaddus

A pochi chilometri da Maladroxia, procedendo in direzione sud sulla litoranea, una delle spiagge più selvagge dell’isola. Acque cristalline, vento costante e la fitta vegetazione sulle rocce che avvolgono la spiaggia sabbiosa fanno ricordare i paesaggi caraibici.

Spiaggia di Cala Sapone

L’ultima spiaggia che vi segnalo racchiude tutti gli elementi di questa vacanza in Sardegna: libertà, purezza, nessuna regola, relax, avventura.  Un tempo adibita a tonnara Cala Sapone è una spiaggetta di sassolini ai cui lati si formano delle distese di roccia liscia e bianca levigata. Un’atmosfera unica e surreale, accompagnata da un silenzio accogliente dove l’uomo ha pensato bene di imbrattanre il promontorio che sovrasta l’insenatura con un villaggio e alcune villette a schiera.  Ma, si sa, il rispetto non appartiene al genere umano. Alla prossima.

 

Cocos Islands: gli atolli da non perdere e come arrivare

Le Cocos Islands hanno spiagge deserte, mare limpidissimo e tanta tranquillità. Fanno parte dell’Australia e sono situate nell’Oceano Indiano. L’arcipelago è composto da due atolli e 27 isole coralline.

Se siete in cerca di spiagge deserte e di isole dove non è ancora arrivato il turismo di massa, prendete in considerazione una vacanza alle Cocos Islands. Situate nell’Oceano Indiano, a metà strada tra l’Australia e lo Sri Lanka, le Cocos Islands sono composte da due atolli e da 27 isole coralline, delle quali solamente due sono abitate. In totale risiedono su queste isole circa 600 persone, distribuite su una superficie di appena 14 chilometri quadrati. Alle Cocos Islands non vi sono ancora i grandi resort o le strutture turistiche che hanno trasformato i panorami di altre isole dell’Oceano Indiano. Alle Cocos Islands troverete soltanto una decina di alberghi, due ristoranti e alcuni diving center che affittano l’attrezzatura per immergersi. Ma troverete anche una serie di spiagge di sabbia bianca e un mare limpidissimo, in cui vivono mante, tartarughe marine e una miriade di pesci tropicali. Le Cocos Islands furono scoperte nel 1609 dal capitano inglese William Keeling ed è per questo che sono chiamate anche Keeling Islands. Due secoli più tardi sono quindi state annesse all’Impero Britannico, mentre nel 1955 sono diventate un territorio dell’Australia. Raggiungere le Cocos Islands non è affatto facile, poiché vi sono voli aerei esclusivamente dalla città australiana di Perth e da Christmas Island. Se siete intenzionati a visitarle, dovete mettere in preventivo un lungo viaggio e un sostanzioso budget di spesa.

 

West Island e Home Island

Nell’arcipelago vi sono due isole abitate: West Island e Home Island, entrambe situate nell’atollo più meridionale delle Cocos. A West Island vivono appena 120 persone ed è qui che è concentrata la maggior parte delle strutture turistiche dell’arcipelago. Sembra impossibile, ma in questa minuscola isola vi è anche un campo da golf. A West Island vi sono anche una serie di spiagge bellissime e quasi sempre deserte. Le spiagge sono circondate dalla vegetazione tropicale e si affacciano su un tratto di mare limpidissimo. Quando sarete stanchi di oziare sotto il sole, concedetevi una passeggiata nei sentieri che attraversano la giungla dell’entroterra, tra alberi dall’aspetto primitivo e colonie di sterne bianche. Nel mare, invece, vi sono circa 500 specie di pesci e 100 specie di coralli. E’ molto bella anche Home Island, che è abitata soprattutto da persone di origine malese, arrivate qui durante l’epoca della dominazione britannica delle Cocos. Le strutture ricettive di Home Island sono minime, ma le spiagge sono davvero belle. In quest’isola, inoltre, potrete provare gli squisiti piatti della cucina malese.

Costa del Sol: guida alle spiagge e mete più belle

La Costa del Sol in Spagna è una delle zone turistiche più importanti del Paese iberico e corrisponde al litorale della provincia di Malaga, in Andalusia. Il principale fattore di successo turistico della regione è il clima: mite e piacevole tutto l’anno, ha determinato l’arrivo negli anni ‘50 e ‘60 di un gran numero di turisti nordeuropei.

Questo fenomeno ha stimolato la nascita di un comparto turistico di grande importanza basato su accoglienti strutture ricettive, spiagge organizzate, località di divertimento, eventi e manifestazioni concentrare nei mesi più caldi ed attrazioni sportive come i numerosi campi da golf che sorgono a brevissima distanza dal mare. Ciliegina sulla torta è l’affascinante paesaggio anche se c’è da dire che negli ultimi anni l’eccessiva urbanizzazione e cementificazione ha fatto perdere quelle caratteristiche selvagge che la Costa del Sol sapeva regalare ai propri turisti.

Tra le mete più belle ci sono Malaga, Torremolinos, Benalmadena, Marbella, San Pedro de Alcantara e Puerto Banus. Quest’ultima sorge intorno ad un pittoresco porto di pescatori e presenta lussuosi ed eleganti locali: è l’ideale per una vacanza da vip! Malaga presenta delle similitudini: è infatti una destinazione turistica mondana, caratterizzata da splendide spiagge, alberghi 5 stelle, una vivace ed elettrizzante vita notturna.

Se San Pedro de Alcantara rappresenta il volto più tranquillo e rilassato della Costa del Sol, Torremolinos è la meta preferita dai ragazzi: i suoi prezzi alla portata, le lunghe e profonde spiagge sabbiose, il suo parco acquatico, le discoteche ed i bar aperti fino all’alba sono perfetti per i giovani di tutta Europa! Merita una visita anche Nerja: la cittadina infatti oltre a bellissimi spiagge – da vedere dall’alto del suo splendido belvedere immerso nel verde – presenta anche un acquedotto romano e delle cave di dimensioni spettacolari: al loro interno di trova la stalattite conosciuta più lunga d’Europa e interessanti pitture rupestri risalenti al paleolitico.

Cosa vedere a Mostar: la città col ponte bombardato

Mostar è una città a sud della Bosnia ed Erzegovina ed è situata in una regione a sud-ovest di Sarajevodista soltanto un’ora di automobile dalla costa adriatica.

Il suo paesaggio è quello tipico mediterraneo con estati talmente torride che i frutti del melograno e i fichi s’incurvano verso la terra riarsa. Una delle attrattive più note della Bosnia-Erzegovina è il “Ponte Vecchio di Mostar”, oggi protetto dall’UNESCO.

Il ponte unisce le due sponde del fiume Neretva: quella occidentale dove vivono i croati e quella orientale dove abitano i musulmani.

Ma ascoltiamo le parole di Rebecca West nel suo “Viaggio in Iugoslavia. La Bosnia e l’Erzegovina” a proposito del ponte: “…e infine arriviamo a Mostar, Stari Most, ossia vecchio ponte.  E’ uno dei più bei ponti che esistano al mondo: lo sostiene un arco leggero, sotteso fra due torri circolari e la balaustra è ricurva al centro a formare un angolo leggermente convesso.”

Venne commissionato nel 1566 dal sultano Solimano il Magnifico, che incaricò l’architetto turco Hayrudin di costruirlo: fu fatto con la pietra locale di Tenelija, di tonalità chiarissima che sembra cambiare colore a seconda della posizione del sole nel cielo.

Il ponte non resistette però ai bombardamenti durante la guerra, che facevano parte di una precisa strategia militare ma anche simbolica in quanto il ponte rappresentava bellezza, unità e storia.

In effetti, Mostar accoglieva le comunità cristiana, musulmana ed ebraica ma quando il ponte fu distrutto, Mostar divenne una città divisa. La sua riscostruzione è stata operata in un modo assolutamente identico al vecchio ponte, con la stessa pietra e con i metodi originari di costruzione.

Se vi capita di visitare Mostar a luglio, potrete assistere alla gare di tuffi che si svolge ogni anno. Giovani provenienti da ogni parte del paese si radunano per tuffarsi dal ponte, spiccando un volo din 21 m nel fiume.

Si tratta di una radicata tradizione, anche se rischiosa a causa dell’altezza e della temperatura bassissima dell’acqua del fiume. Prima della guerra, tuffarsi veniva considerato come un segno di virilità e un uomo non poteva veramente considerarsi tale se non si era tuffato dal ponte almeno una volta nella vita.

Oggi, i tuffi sono diventati un vero e proprio spettacolo, messo in scena dai membri del “club dei tuffatori”, che ha sede in una delle due torri che affiancano il ponte e viene chiesto ai numerosi turisti di dare un’offerta perché il tuffatore accetti di lanciarsi.

 

Obidos: cosa vedere nella cittadella medievale del Portogallo

Obidos è un borgo antico del Portogallo completamente circondato da mura medievali.

Se vi trovate a viaggiare per il Portogallo e magari avete visitato città famose come la magnifica e Lisbona o la romantica Coimbra, una tappa che trovate a metà strada proprio tra le due importanti città e che può diventare una deviazione piacevole e forse uno di quei luoghi in cui si torna più volentieri.

L’antico abitato di Obidos sorge tra dolci colline, ancora circondato dalle antiche mura e dominato dall’imponente castello di cui metà è stato trasformato in un Hotel (Pousada) di lusso. La cittadina ha poco più di 10 mila abitanti ma spesso è affollata di turisti, sopratutto nord-europei che si ritrovano spesso in questo angolo pittoresco.

Ciò che colpisce di più di Obidos è la struttura antica rimasta intatta da secoli: oltre alle mura, al castello e alle strade lastricate di pietra, le case basse, con i tetti di tegole rosse sono intonacate di bianco e decorate con strisce gialle o blu ai lati. Oltre alle tonalità cromatiche dell’architettura porte, finestre e balconi sono impreziositi da fiori, piante ed edere rampicanti che donano al luogo un fascino unico e che vale la pena vedere anche se c’è brutto tempo o troppi visitatori.

Obidos è uno di quei luoghi apparentemente sconosciuti ma che sono invece mete imperdibili per chi viaggia in Portogallo. Passeggiare tra i vicoli e le case colorate, o lungo le antiche mura e godersi il paesaggio dalla sommità di queste o dal castello sono emozioni semplici eppure indimenticabili.Una visita meritano anche le tante piccole chiese, tra cui la principale, la Chiesa di Santa Maria che fu costruita nel Medio Evo dopo che la Regione si liberò della dominazione degli Arabi.

La cittadina è poi piena di botteghe di artigiani che vendono ceramiche tipiche, tessuti colorati e alcune delle delizie del Portogallo: i dolci, il caffè ed i vini. Le caffetterie saranno particolarmente amate dagli Italiani dato che il gusto dei portoghesi per il caffè è l’unico in tutta Europa simile a quello degli italiani.

Caffè forti, densi,corti e serviti in tazzine di ceramica proprio come piace a noi, quasi come se fossimo a Napoli, sprigioneranno il loro aroma accompagnati da un Pastel de Nata, piccole tortine alla crema tipiche del Paese o da qualche altro delizioso dolce.

Anche la pasticceria portoghese è particolarmente succulenta anche per chi è abituato agli standard italiani.

Il paesino di Obidos è un luogo dalle forti caratteristiche fiabesche, un luogo che farà sognare i più romantici e creativi. Una fama che possiede sin dall’età medievale, sin dal dodicesimo secolo infatti, i territori dell’attuale municipio costituivano un feudo che venivano spesso assegnati come dote a principesse e regine del Portogallo. Un luogo principesco per sentirsi come in altri tempi.