Monthly Archives: maggio 2018

Cosa vedere a Livorno in un weekend

Livorno è una cittadina situata sulla costa della Toscana dal fascino nascosto.

Questa città è stata governata nella storia da famiglie importanti, come i Visconti e i Medici; questi ultimi la trasformarono in uno dei porti principali della regiome. Verso il 1600 Livorno fu proclamata porto franco dai granduchi di Toscana: tutti avevano accesso alla città senza discriminazioni politiche o religiose. Arrivarono molti ebrei che resero la città molto ricca. Con l’Unità di Italia, vennero aboliti tutti i privilegi doganali e Livorno iniziò il suo declino.

A livello territoriale non mostra alcuna particolarità, non ha un fiume principale o rilievi predominanti; purtroppo, dopo la seconda guerra mondiale buona parte dei edifici antichi, andò distrutta. Oggi non rimane molto ma quello che c’è, è molto interessante.

Spettacolare e di una eleganza raffinata, è la Terrazza Mascagni (in foto), una passeggiata sul lungo mare; caratteristiche di questa Terrazza sono le maioliche alternate bianche e nere che ricordano una scacchiera e le sue balaustre ricche.

Il Duomo, anche se fu ricostruito dopo la seconda guerra mondiale, ricalca il modello originale della fine del 600; il soffitto è ancora quello originale e affascina per i suoi magnifici intagli sul legno.

A Livorno non può mancare una visita alla Fortezza Vecchia con la caratteristica pianta pentagonale; i suoi tre bastioni hanno un fascino insospettabile, soprattutto quello de La Canaviglia su cui poggia un palazzo voluto dai de’ Medici.

Al centro della città, a piazza Micheli si può vedere la statua dei Quattro Mori: quattro statue in bronzo incatenate.

Piacevole è la passeggiata nella Nuova Venezia, un caratteristico quartiere che in qualche modo ricorda la città veneta; piena di canali e architetture veneziane del 600, è molto romantico.

Per uno shopping alternativo, ci si può dirigere verso il Mercatino Americano in piazza XX Settembre, dove chincaglierie e oggetti strani di origine americana e giapponese vi divertiranno e forse stupiranno.

Livorno è un porto e una località balneare e come tale è una città abituata all’andirivieni di turisti e persone in cerca di divertimento. Gli hotel a Livorno sono per tutte le tasche e non sarà difficile trovarne uno vicino a qualche luogo di interesse; delle offerte hotel si trovano facilmente anche in internet nei siti specializzati o in qualche blog per viaggiatori.

Non si può andare a Livorno senza provare la sua cucina tradizionale. Il “cacciucco” è forse il piatto più noto: una zuppa di pesce molto agliata e molto saporita con una base di pane abbrustolito… Ottima! Come secondo piatto, sono davvero buone le triglie alla livornese, ovvero adagiate su un letto di pomodoro, aglio e prezzemolo. Per chiudere il pasto degnamente, chiedete un “ponce”, un miscuglio di caffè, rum e scorzetta di limone: vi rimetterà al mondo.

Livorno è una città italiana particolare e davvero unica.

Cosa vedere in Michigan

Il Michigan è uno stato degli U.S.A non molto famoso. Insomma non è come dire California, Texas o Florida, e se indubbiamente il nome l’abbiamo sentito tante volte in TV in film e telefilm, non abbiamo nella testa qualcosa che caratterizzi il Michigan.

A quanto pare dovremo ricrederci, perchè questo Stato sembra pullulare di luoghi stregati, case infestate da fantasmi ed edifici pullulanti di attività paranormale. Se siete amanti degli Stati Uniti d’America e di certo tipo di emozioni e volete sentirvi degli autentici Ghostbusters (a non volgari “acchiappafantasmi”) una capatina in Michigan non vi farà male. Tantissimi sono i gruppi investigativi ed i tour operator specializzati in visite a luoghi fantasmagorici. E che sia ben chiaro non stiamo parlando solo di tipiche villette in stile vittoriano, ma anche di vecchie fortificazioni risalenti alla guerra di Secessione Americana, Fari sulle rive del grande e gelido lago Michigan, cimiteri cristiani, fabbriche abbandonate e corpi di nativi americani che chiedono vendetta. C’è da dire che anche il clima abbastanza freddo e piovoso della zona (siamo di fronte al Canada) contribuisce a creare atmosfere cupe e tetre.

Ovviamente per riprendervi dagli spaventi c’è altro da fare: le bellezze naturali della zona sono indubbiamente meritevoli di più di una escursione e d’estate le rive del lago offrono gradevoli spiagge al turismo balneare. Stavamo però parlando di fantasmi:  lo Stato, essendo pieno di luoghi abbastanza teatro di avvenimenti storici ha statistiche di manifestazioni paranormali molto alte.

Molti sono i gruppi di ricerca o quelli turistici che organizzano visite guidate notturne (speciali sono quelle della notte di Halloween) in cui decine di persone, sia residenti nello Stato sia visitatori da fuori, visitano i luoghi più terrificanti del Michigan.

Qualche nome? Beh abbiamo il Faro di Seul Choix, chiamato “il faro stregato” poichè da decenni si sentono passi, si aprono e chiudono porte e finestre, all’improvviso si spande odore di fumo di sigaretta ovunque, gli oggetti si muovono, le luci si accendono…stesso copione dei film horror, eventi che nel Michigan si ripetono in altri luoghi famosi per gli amanti del brivido come Fort Wayne, un forte del 1800 in cui ancora oggi si vedono ogni tanto ombre in uniformi del secolo scorso e si sentono spari di fucile nella notte, o la Felt Mansion, una casa in cui i due proprietari Mr e Mrs Felt, seppur morti nel 1920, hanno deciso di rimanere in eterno terrorizzando chi ha il coraggio di entrare.

Molti di questi tour offrono inoltre istruttive parentesi storiche, architettoniche, naturalistiche sui luoghi che si visitano e molti altri insegnano le basi dell’investigazione di fenomeni paranormali, niente paura quindi si tratta di tour professionali, istruttivi anche se ad alto contenuto di adrenalina. Non sarete certo in balia del solito gruppo di ragazzi americani ubriachi dei film horror, con il palestrato che cade dalle scale, il ragazzo di colore che sparisce misteriosamente e la biondina stupida che rimane l’unica viva alla fine!

Un’ultima cosa: i fantasmi non sono assicurati al 100%.

 

Cefalonia: un’isola da visitare e scoprire

 

Il nome di Cefalonia evoca immediatamente gli spettri della II Guerra Mondiale, ma l’isola è ormai una delle mete più popolari della Grecia. Merito del suo mare e alla sua vita notturna. In viaggio da Lassi a Fiskardo

Nella storia militare italiana non vi è episodio più tragico, e allo stesso tempo più eroico, dell’eccidio di Cefalonia. Era il settembre del 1943 e i tedeschi, che presidiavano l’isola greca insieme ai soldati del Regno d’Italia, divennero nostri nemici in seguito all’armistizio firmato dagli italiani con gli anglo-americani. Il generale Gandin decise di chiedere ai suoi soldati il comportamento da tenere con i tedeschi, che reclamavano l’immediato disarmo degli italiani. I nostri soldati, al grido di “Guerra ai Tedeschi!”, decisero di non arrendersi. Dopo una settimana di combattimenti e un’altra di fucilazioni, dei quasi 10.000 soldati italiani ne sopravvivevano appena 163.

Il nome di Cefalonia evoca ancora oggi gli spettri della II Guerra Mondiale, anche se nel frattempo l’isola del Mar Ionio si è trasformata in una piacevole meta turistica. I tedeschi continuano ad essere massicciamente presenti, ma non vestono più le divise del Terzo Reich: indossano semmai un paio di bermuda, ed affollano, insieme ad inglesi ed austriaci, le spiagge che si trovano intorno a Lassi. Di italiani, invece, se ne vedono pochi. I numeri delle presenze di nostri connazionali a Cefalonia sono inconsistenti se confrontati a quelli di altre isole greche.

Isola di Cefalonia: Lassi e Leivatho

La zona più turistica dell’isola è quella di Lassi, situata ad un chilometro dal capoluogo Argostoli. Nonostante siano prese d’assalto dai bagnanti inglesi, le spiagge di questa parte della costa di Cefalonia conservano ancora il loro fascino e sono l’ideale per chi è in cerca di un po’ di svago. A Lassi vi sono diversi locali notturni e chi ne ha voglia può fare l’alba trascinandosi di bancone in bancone. Sono invece più tranquilli i centri che si trovano nei pressi di Leivatho, a sud di Argostoli. Questa parte dell’isola è più adatta alle famiglie e alle coppie in cerca di relax, che potranno godere di spiagge incantevoli e quasi mai affollate. Molto tranquilla è anche Paliki, la penisola occidentale di Cefalonia in cui si trovano le splendide spiagge di Xi e di Petani.

Fiskardo, l’altra parte di Cefalonia

Dall’altra parte dell’isola vi sono Sami, dove attraccano i traghetti provenienti da Bari e da Brindisi, e Erisos, la penisola separata da Itaca da uno stretto canale. Nei pressi di Erisos si trova Fiskardo, località adatta a chi viaggia con un budget di spesa medio-alto. E’ qui che, negli Anni 70, facevano scalo gli yacht dei magnati italiani ed europei, che trasformarono Fiskardo in una località alla moda. Oggi la cittadina continua ad essere molto affollata, e vale una visita per gli splendidi e pittoreschi edifici del centro storico.

Cascate dell’Acquafraggia: tutto quel che c’è da sapere

Un forte scroscio di acqua che cade impetuosa sulle rocce di montagna. Dietro la curva ecco delle imponenti cascate che cadono spezzandosi in continuazione.

Sono le cascate dell’Acquafraggia, vicino Borgonuovo, che con la loro impetuosità rinfrescano le calde giornate estive a Piuro, comune di fianco a Chiavenna, nota località di frontiera con la Svizzera. Hanno origine a 3050 mt. sul livello del mare.

In molti ci passano per andare in Engadina, a Saint Moritz, nota per il suo lago ghiacciato d’inverno e le sue passeggiate senza fine in estate. Fin dai tempi dei romani Chiavenna era un nodo di comunicazione per i paesi oltralpe.

Nota anche per i suoi crotti, cavità naturali createsi in seguito a frane, questo paese sorge nell’omonima valle in provincia di Sondrio. Attraversato dal fiume Mera, alimentato dalle cascate, questo paese di montagna offre tipiche case di montagna in roccia e legno.

Se siete solo di passaggio dovete fermarvi alla nota pasticceria Mastai, che oltre ad offrire dolci di ottima qualità, vende skipass ad un prezzo nettamente migliore rispetto ai 60 euro degli impianti di Saint Moritz. 

Le cascate poco lontane dal centro sono un tocco in più. Chiamate così per la loro conformazione “fracta“, nonché spezzata in latino, questo corso d’acqua, che sorge dal Pizzo Lago fino a formare il lago dell’Acquafraggia, si getta per 1800 m balzando in continuazione da una roccia all’altra.

Se volete mangiare qualcosa ci sono due posti deliziosi: uno lungo la strada è l’agriturismo a conduzione familiare Acqua Fracta, che, oltre ad avere qualche stanza, propone dei fantastici pizzoccheri e diversi tipi di pasta con un ottimo ragù; l’altro in fondo ad una stradina immersa nel verde è il Crotto Quartino che offre con il menu tradizione dei deliziosi Gnocchetti Chiavennaschi, un’altrettanto buona polenta taragna con costine e salsiccetta e altre prelibatezze.

Potete poi smaltire l’abbuffata o camminando lungo le diverse cascatelle che si formano dopo le Cascate dell’Acquafraggia o con una deliziosa passeggiata nel paese o nei vari sentieri che si trovano facilmente.

 

Caprera: la perla della Maddalena

L’isola di Caprera fa parte dell’arcipelago de La Maddalena ed è uno degli angoli più belli della Sardegna. Giuseppe Garibaldi vi trascorse gli ultimi anni di vita, affascinato dai colori del mare. Le sue coste nascondono splendide calette e un ambiente naturale ancora intatto.

La sua casa è stata trasformata in museo e in ogni angolo dell’isola sembra di percepire la sua presenza. Caprera deve la sua fama a Giuseppe Garibaldi, che vi trascorse gli ultimi anni della sua vita. Oltre un secolo dopo la sua morte è però il mare ad attirare i visitatori. Fu per quel mare turchese, ricco di fascino e di vita, che l’anziano generale decise di ritirarsi sull’isola. Nella sua casa un orologio appeso alla parete indica ancora il momento in cui Garibaldi, poche ore prima di morire, chiese di vedere il mare per l’ultima volta.

L’isola di Caprera è la seconda per grandezza dell’arcipelago de La Maddalena, situato all’estremità nord-orientale della Sardegna. E’ collegata da un ponte all’isola principale e fa parte del parco nazionale dell’arcipelago, motivo per il quale vi è un vincolo totale di inedificabilità. Coloro che hanno un discreto budget possono pernottare in uno dei pochi ed esclusivi resort dell’isola, altrimenti la scelta migliore è di dormire nella vicina isola de La Maddalena. L’isola di Caprera è ricca di spiagge e di calette, alcune delle quali sono certamente tra le più belle di tutta la Sardegna. In ogni caso, e dovunque andiate, troverete un’acqua limpidissima che sovrasta fondali sabbiosi e di roccia, oltre a una fauna marina estremamente variegata.

Isola di Caprera: spiagge e calette

La Cala Brigantina è probabilmente la più celebre di tutta l’isola ed è formata da due spiaggette poste l’una accanto all’altra. Chi è in cerca di pace e di relax, tuttavia, durante i mesi estivi farà bene ad andare altrove. La Cala Brigantina è uno dei punti di approdo delle imbarcazioni che portano i bagnanti in giro per l’arcipelago de La Maddalena. Se siete in cerca di suggestioni dovete concedervi una giornata sulla spiaggia di Cala Coticcio, quasi completamente circondata da un piccolo promontorio roccioso che la protegge dal mare aperto. L’acqua è limpidissima e piacevolmente tiepida, ed è l’ideale per lunghi bagni nelle ore calde della giornata. A Cala Garibaldi si trova il Club Mediterraneè, mentre nella parte meridionale dell’isola c’è la splendida Punta Rossa, con la spiaggia di Cala Portese, la caletta di Porto Palma e il suggestivo panorama sull’isola del Porco. E’ da non perdere la cosiddetta spiaggia del relitto, chiamata in questo modo per i resti di una carboniera che giacciono sulla riva. E’ però nella parte nord-occidentale dell’isola che si trovano i lembi di mare più puro ed incontaminato. Dalla Cala Napoletana alla Cala Caprarese, è possibile immergersi in acque dove la fauna e la flora marina sono ancora abbondanti, o raggiungere in gommone le deliziose calette che si nascondono tra le pareti rocciose. Vi è un solo inconveniente: buona parte delle spiagge di questa parte dell’isola sono raggiungibili esclusivamente via mare.

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British Museum (Londra): informazioni e quel che c’è da sapere

Il British Museum di Londra è il museo più grande del mondo e possiede oltre otto milioni di reperti e oggetti storici.

Se state progettando di andare a trascorrere qualche giorno a Londra, vi consigliamo vivamente di includere una visita al British Museum nella lista delle cosa da vedere.

Per prima cosa, si tratta di uno dei più antichi ed interessanti musei del mondo.

Pensate che le origini del British Museum risalgono al Settecento, quando il collezionista Sir Hans Sloane (medico e scienziato che collezionava nella sua biblioteca personale un patrimonio artistico e letterario) suggerì al governo di comprare gli 80.000 pezzi da lui raccolti. Così il governo britannico per ventimila sterline acquistò la sua collezione e aprì il museo al pubblico nel gennaio 1759.

Ci furono diversi ampliamenti durante l’Ottocento; l’ultimo ebbe luogo nel 2000, quando il cortile del museo fu ristrutturato su progetto di Norman Foster e riportato all’antica bellezza: il vecchio cortile, nascosto al pubblico per quasi 150 anni, è stato coperto dal tetto in vetro e acciaio ed ha aperto al pubblico con il nome di Great Court.

Il cortile è oggi il più grande spazio pubblico coperto di tutta Europa. Al centro si trova la famosissima Reading Room, la sala di lettura in cui studiarono il Mahatma Gandhi, Oscar Wilde, Karl Marx e Lenin, giusto per citarne alcuni.

In poco tempo il museo è cresciuto a dismisura grazie alle numerose donazioni ed acquisizioni, ma anche al “saccheggio” perpetrato nelle terre dell’impero britannico. Su una superficie di circa 54.000 mq si ammirano oltre sei milioni di oggetti che testimoniano la storia e la cultura materiale dell’umanità dalle origini ad oggi, ma molti di questi sono ammassati negli scantinati per mancanza di spazio.

Con i suoi antichi e rari tesori il British Museum di Londra attira quasi 5 milioni di appassionati, curiosi, ricercatori, turisti, esploratori o semplici viaggiatori ogni anno. Qui si possono osservare antichità della Grecia e di Roma, oggetti dell’Antico Medio Oriente e dell’Antico Egitto e Sudan, collezioni di provenienza dall’Asia e quelle delle culture indigene dell’Oceania e delle Americhe, sicuramente una delle più belle e maggiori collezioni di questi continenti.

Inoltre, al British Museum, si trova anche un reparto di stampe e disegni che conta quasi tre milioni di opere su carta, dal XV secolo ai giorni nostri, tra cui le straordinarie opere di Raffaello, Leonardo da Vinci, Durer, Rembrandt e Michelangelo.

Ovviamente è meglio non pensare di vedere milioni di opere in una giornata, sarebbe impossibile! Fate una selezione dei reparti che vi interessano di più e tenete il resto per un’altra volta, anche perché i grandi tesori del British Museum si visitano gratis (potete lasciare un’offerta comunque meritatissima!) e sono quindi accessibili ad un enorme numero di persone.

Per mettervi appetito ecco un elenco (non completo!) di alcune delle opere più interessanti che potete trovare all’interno del museo: la Stele di Rosetta del 196 a.C. (una pietra in granito scuro che riporta un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, egiziano demotico e greco), che ha permesso di decifrare le antiche scritture geroglifiche, essendo il greco allora già conosciuto. I fregi del Partenone e i resti del Mausoleo di Alicarnasso, il vaso di Portland, del I secolo a.C. (definito il vaso più famoso al mondo che è arrivato sino ai giorni nostri con l’uso della tecnica del cammeo).

Per finire qualche informazione pratica: il museo è aperto è dalle 10 alle 17.30 dal sabato al mercoledì, mentre la chiusura è posticipata fino alle 20.30 il giovedì e il venerdì. La Great Court è invece aperta tutti i giorni dalle 9, con la chiusura prevista alle 18 dalla domenica, mentre è dal giovedì al sabato che si può accedere fino alle 23. Il museo è facilmente raggiungibile a piedi dalle fermate della metropolitana di Holborn, Tottenham Court Road, Russell Square e Goodge St.

Cosa vedere a Berlino: 5 cose da fare in un giorno

bergmanstrasse kreuzberg

Berlino è una città dalle mille attrattive, con i suoi 3,5 milioni di abitanti, in grado di attrarre un turismo giovane, in cerca di divertimenti, così come un turismo colto alla ricerca di un’importante pagina di storia e di monumenti e opere artistiche magnificamente conservate ed esposte. E nello stesso tempo grandiosa ed affascinante con il suo passato e il suo presente.

Vecchia capitale della Prussia, roccaforte culturale degli anni andati, Berlino fu decisamente in primo piano nel turbolento XX secolo. Oggi la città, che ha ripreso il ruolo di capitale, è al centro del grande processo di riunificazione tedesco e il barometro degli umori in Germania.

La tenacia di questa città si esprime nei grandi edifici pubblici, nei musei gloriosi e nei teatri, ma anche nei ristoranti pieni di cortesia, nei pub animati e nei cupi nightclub.

Oggi Berlino è una metropoli dinamica e cosmopolita nel cuore dell’Europa dove la diversità rende la scelta a volte difficile: una folla di festival, tre opere, molte orchestre di notorietà mondiale fra cui l’orchestra filarmonica, cabaret e riviste, più di 50 musei ed un importante giardino zoologico in pieno centro.

Si tratta di una città immensa se si pensa che la sua superficie è otto volte superiore a quella di Parigi, ed è l’equivalente di New York. Un terzo di questa superficie è coperto di foreste, parchi e specchi d’acqua, cosa che rende la qualità della vita berlinese molto attraente soprattutto d’estate quando la vita si svolge all’aperto.

L’antica e attuale capitale della Germania si trova in costante cambiamento, trasformandosi senza tornare mai a ripetersi. Questo fenomeno si è accelerato a partire dalla caduta del muro nel 1989: da allora si sono moltiplicatigli sforzi per cercare di trasformarla in una metropoli internazionale.

Durante le ultime decadi Berlino è stata sottoposta a numerose ristrutturazioni e in molti luoghi si sono moltiplicate le nuove costruzioni, che si possono ammirare quando ci si trova dalle parti di Postsdamer Platz, nella parte orientale della città.

I 23 quartieri che costituiscono la città hanno ciascuno la propria personalità ed è davvero un’esperienza interessante il passare dall’uno all’altro.

Fermiamoci nel quartiere di Mitte, quello centrale (come indica il nome in tedesco), che conserva accanto ad alcune delle più antiche costruzioni della città (come la Nikolaikirche e la Marienkirche) edifici nuovissimi, templi del consumismo occidentale (come il post moderno Volkswagen Showroom), che sono stati costruiti al posto degli edifici del socialismo reale e simbolizza questa Berlino moderna che costeggia quella più antica.

Nel quartiere si trovano anche alcuni degli edifici più impressionanti, che svettano lungo il magnifico Unter den Linden, lo storico boulevard che si estende dalla Museum Island (Museuminsel con l’Alte Nationalgalerie e il Pergamon Museum) fino all’emblema dell’antica e contemporanea capitale, la Porta di Brandenburgo.

Vicino a questi edifici eleganti sorge l’Alexander Platz (nel cuore della Berlino orientale) con la Fernsehturm, la famosa torre della Tv, edificio costruito nelle anni Sessanta dalle autorità comuniste nel pieno della guerra fredda. Sebbene sia considerata da molti un pugno in un occhio, i panorami dall’alto sono difficili da battere.

Infine, a pochi passi a nord del fiume Spree, cambia di nuovo l’aspetto di Mitte per lasciare posto alla Mitte dei bar, dei ristoranti, dei caffè e dei club (il cuore della vita notturna di Berlino). È anche il quartiere delle gallerie d’arte alternative e della sperimentazione artistica. Negli anni che sono seguiti alla caduta del muro si è assistito a una travolgente dinamica artistica. Collettivi d’arte e squatter hanno occupato edifici vuoti e in rovina, dando una nuova identità al quartiere.

Non vi perdete il leggendario quartiere di Kreuzberg. A fianco del Muro nell’antica Berlino ovest, Kreuzberg divenne famoso per essere il centro della scena anarchica della Germania occidentale negli anni Sessanta e Settanta – la patria di squatters, hippies, punks e intellettuali di sinistra. Siccome il quartiere ospita una grande comunità di immigrati, tra cui circa 200,000 Turchi, si trovano numerosi ristoranti o cafè che servono cucina orientale come kebab e falafel che sono assolutamente buonissimi!

Insomma, c’è poco da fare… Tra edifici del passato imperiale, musei o ex non-luoghi sul confine tra le due città ripensati, ricostruiti e reinventati dai più importanti architetti contemporanei e le tendenze internazionali della sua vita notturna, Berlino è oggi la vera nuova pulsante metropoli europea.  Non potrà non far parte delle vostre prossime destinazioni.

Capo Verde: cosa vedere e quando andare

Capo Verde e il suo arcipelago erano utilizzati come scalo nella rotta per le Americhe ed è per questo che ancora oggi vi si respira un’atmosfera multiculturale. Le isole di Capo Verde, situate al argo della costa occidentale dell’Africa, sono ricche di contrasti. E sono una meta ideale per chi vuole praticare surf e windsurf.

Spiagge bianchissime, onde da surfare e un’anima a metà tra Africa e Portogallo: sono questi gli elementi che hanno trasformato le isole di Capo Verde in un’ambita meta turistica. L’arcipelago, che si trova nell’Oceano Atlantico settentrionale, a 500 chilometri dalle coste del Senegal, è formato da dieci isole di origine vulcanica, all’interno delle quali si trovano valli verdissime e zone desertiche. Capo Verde è terra di contrasti e la sua natura, ancora in larga parte incontaminata, affascina i visitatori stranieri nello stesso modo in cui per secoli ha affascinato i navigatori diretti verso le Americhe. Navigatori di nazionalità portoghese, per la maggior parte, ma anche di altre potenze dell’epoca. La storia coloniale di Capo Verde parte dalla Liguria, poiché furono due fratelli al soldo del re portoghese, i navigatori Antonio e Bartolomeo da Noli, ad arrivarvi per primi nel 1456.

Sal: la meta turistica più importante di Capo Verde

La principale meta turistica è l’isola di Sal, porta di accesso all’arcipelago grazie al suo aeroporto internazionale. Un tempo la maggiore risorsa dell’isola era costituita dalle numerosissime saline, ma le spiagge bianche, che si affacciano su un mare cristallino e sempre tiepido, hanno portato ad una rapida trasformazione dell’economia locale. La spiaggia più famosa è quella di Santa Maria, che si trova nella parte meridionale dell’isola, otto chilometri di sabbia su cui si affacciano una serie di resort a quattro e a cinque stelle. Santa Maria è un paradiso per gli amanti degli sport acquatici: il clima secco e ventilato invita ad affittare una tavola per praticare il windsurf, o a trascorrere intere giornate tra immersioni e pesca d’altura.

All’imbrunire, dopo ore di relax trascorse in spiaggia, si può fare una passeggiata nel vivace ed ospitale villaggio che si trova alle spalle della spiaggia, per fare acquisti nei negozi di artigianato locale o per scegliere il ristorante dove gustare una cena a base di aragosta e di vino portoghese. Chi non è ancora stanco farà bene a cercare un locale in cui assistere ad uno spettacolo di batuko, la sensuale “danza proibita” di Capo Verde. Dall’altra parte dell’isola, vicino alla cittadina di Espargos, è d’obbligo una visita a Buracona, una piscina naturale formata dall’azione erosiva delle acque e dalla quale si può assistere alle onde che si infrangono sulla scogliera.

Boavista e San Vincente: due perle dell’arcipelago capoverdiano

Sono Boavista e S. Vincente le altre due isole dell’arcipelago di Capo Verde che hanno assistito recentemente allo sviluppo dell’industria turistica. Boavista è la più orientale delle isole di Capo Verde e dispone di 55 chilometri di spiagge con sabbia bianca e acqua verde smeraldo. Le principali attrazioni sono la spiaggia di Curralinho, che per molti è la più bella dell’intero arcipelago, e la chiesa di San Roque, costruita dai portoghesi nel 1801.

San Vincente, invece, è il cuore culturale dell’arcipelago. Nella cittadina di Mindelo, una perla di epoca coloniale, ad agosto si svolge il Festival di Baia Das Gatas, che coinvolge gruppi musicali locali e stranieri. Coloro che decideranno di concedersi una vacanza invernale a Capo Verde, approfittando del clima mite dell’arcipelago, dovranno assolutamente partecipare al carnevale di Mindelo, che deriva dal Martedì Grasso portoghese e che con il tempo ha assorbito elementi del carnevale brasiliano. Ma San Vincente è una meta ideale anche per gli amanti del windsurf: la spiaggia di San Pedro è ritenuta una delle migliori dell’arcipelago per praticare questo sport e attira ogni anno appassionati e professionisti.

Cosa vedere a Santa Maria Maggiore, Roma

Vicino la stazione ferroviaria principale di Roma Termini – ci sono una serie di tesori archeologici ed architettonici di straordinaria importanza. Tra questi spicca la Basilica di Santa Maria Maggiore.

 

Situata sulla sommità della collina dell’Esquilino, l’edificio religioso è una delle quattro basiliche papali di Roma. Santa Maria Maggiore è conosciuta anche come Santa Maria della Neve.

 

Il motivo è legato alla leggenda della costruzione della chiesa: Papa Liberio avrebbe tracciato nella neve, caduta insolitamente il 5 agosto, il perimetro dove sarebbe stato eretto l’edificio. Il 5 agosto di ogni anno, c’è la rievocazione della nevicata con uno spettacolare lancio di petali bianchi sulla piazza antistante la basilica.

La caratteristica principale dell’edificio è la conservazione della struttura originale del V secolo.

 

Nonostante le aggiunte che si sono susseguite nei secoli, Santa Maria Maggiore presenta l’aspetto di ben 16 secoli fa. L’interno è caratterizzato da numerose perle artistiche: i mosaici della navata centrale e dell’Arco furono realizzati il pontificato di Sisto III (432-440) mentre quelli dell’Abside risalgono al XIII secolo. Dello stesso periodo è il pavimento “cosmatesco”. Assolutamente da non perdere sono alcune cappelle tra cui spiccano quella Sistina – voluta da Sisto V – il quale incaricò della realizzazione il suo architetto Domenico Fontana nel 1585, e quella Paolina, a croce greca grande quanto una chiesetta.

 

Tra i numerosi artisti che nel corso dei secoli hanno contribuito alla bellezza del sacro edificio ci sono Valadier, che arricchì l’altare maggiore opera di Ferdinando Fuga, e Guido Reni che realizzò la maggior parte delle figure presenti all’interno della Cappella Paolina. Nella chiesa è sepolto uno dei maggiori protagonisti dell’arte nella Roma Papale, Gian Lorenzo Bernini. Ma probabilmente ciò che resta impresso nel visitatore e nel fedele sono i mosaici che caratterizzano la facciata: maestosi e preziosi, come molti ricordano “avvicinano l’uomo alla grandezza di Dio”.

Cosa vedere alle Antille Olandesi e quando andare senza sbagliare

Sono isole ricche di contrasti e tra le più affascinanti del Mar dei Caraibi. In viaggio nelle Antille Olandesi, dalle spiagge di sabbia bianca di Curacao agli stupendi fondali della piccola Saba. Passando dal continente sudamericano all’area caraibica

Nel Mar dei Caraibi non vi è un territorio più ricco di contrasti delle Antille Olandesi. Il primo di questi contrasti è di carattere geografico. Due delle cinque isole che fanno parte del possedimento olandese sono considerate come parte del Sud America, poiché si trovano di fronte alle coste del Venezuela, mentre le altre tre isole sono situate ad est di Porto Rico e vengono considerate come una parte dell’America Centrale. C’è poi un fattore culturale ad acuire i contrasti: la lingua e le tradizioni olandesi si fondono a quelle caraibiche ed africane, poiché una buona parte della popolazione discende dagli schiavi portati qui tra il XVII e il XIX secolo. Ma anche i paesaggi delle Antille Olandesi differiscono notevolmente l’uno dall’altro. A Curacao, ad esempio, vi sono una serie di stupende spiagge di sabbia bianca, in perfetto stile caraibico, mentre nella piccola Saba le coste sono quasi ovunque frastagliate. Le Antille Olandesi sono generalmente abbastanza care. E’ tuttavia possibile trovare alcuni alloggi di fascia media.

Curacao e Bonaire

Le isole di Curacao e di Bonaire sono quelle che si trovano di fronte alla coste del Venezuela. Entrambe sono posizionate ad est di Aruba, l’isola che un tempo faceva parte delle Antille Olandesi e che ora è un territorio autonomo dei Paesi Bassi. Curacao è una perla architettonica. Gli edifici che vi si trovano sono per conformazione molto simili a quelli che potremmo vedere ad Amsterdam, ma hanno una particolarità: sono dipinti di colori pastello, che danno a queste case un tocco marcatamente caraibico. A Curacao vi sono anche altri edifici di interesse storico, come il Fort Nassau e il Fort Amsterdam.

i turisti vi si recano sull’isola soprattutto per le sue spiagge. Troverete quasi ovunque spiagge di sabbia bianca e acque limpidissime, mentre i fondali pullulano di vita. Tra le spiagge più frequentate ci sono Kontiki Beach, Hook’s Hut e Playa Kalki. Merita una visita anche la più selvaggia Playa Lagun, che è un ottimo posto per lo snorkeling e le immersioni. Sull’isola di Bonaire le strutture turistiche sono meno sviluppate, ma i fondali sono assolutamente eccezionali. In entrambe le isole è l’olandese la lingua ufficiale ma è molto diffuso anche l’inglese. Le popolazioni del luogo parlano tra di loro in “papiamento”, un idioma creolo in cui si sono fusi elementi del portoghese, dell’olandese, dello spagnolo e di varie lingue di origine africana.

Sint Maarten

Le altre tre isole delle Antille Olandesi si trovano ad est di  Cuba e di Porto Rico. Il turismo è sviluppato soprattutto a Sint Maarten, che è comunemente conosciuta con il nome francese di Saint-Martin. Questo doppio nome è facilmente spiegabile: è olandese soltanto la parte meridionale dell’isola, mentre la parte settentrionale è sotto la sovranità francese. Nella parte olandese vi sono una quindicina di splendide spiagge di sabbia bianca e diversi resort di catene internazionali.

Saba e Sint Eustatius

La piccola Saba è un gioiello naturalistico. Da queste parti non troverete le spiagge che ci si aspetterebbe di vedere ai Caraibi, poiché la costa è frastagliata, ma i fondali sono semplicemente superlativi, sia per la loro fauna che per la loro flora. In diversi punti vi sono una serie di pinnacoli sottomarini e non è un caso se Saba sia ritenuta come uno dei migliori posti al mondo per le immersioni. L’ultima isola, quella di Sint Eustatius, è poco frequentata dai turisti. Questo piccolo lembo di terra era un tempo uno dei porti più trafficati di tutti i Caraibi. Oggi merita una visita soprattutto per i suoi fondali.